Tusciaweb-150x200-luglio-20-b

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - A processo due imprenditori e due loro dipendenti - Presunte vittime, autisti costretti a turni massacranti e sottopagati con la minaccia del licenziamento

Evasione milionaria e sfruttamento di manodopera, quattro rinvii a giudizio

Condividi la notizia:

Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – (sil.co.) – Soldi sottratti alle casse dello stato per oltre venti milioni di euro. Ma non c’è solo una presunta evasione fiscale da record dietro il rinvio a giudizio di due imprenditori viterbesi e di due loro dipendenti finiti al centro di una maxinchiesta della procura, coordinata dal pm Massimiliano Siddi, che si è chiusa con la richiesta di processo per tutti gli indagati.

Oltre che di evasione fiscale, in quattro sono accusati, a vario titolo, anche di intermediazione illecita e sfruttamento dei lavoratori. Tre le parti offese pronte a costituirsi parte civile con l’avvocato Ilaria Di Punzio e la collega Mara Mencherini al processo che si aprirà il 14 maggio davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei. Presunte vittime sono quattro operai viterbesi di 74, 60, 40 e 39 anni, impiegati per lo più come autisti per il trasporto di prodotti farmaceutici su tutto il territorio nazionale, con turni di lavoro massacranti e sottopagati dietro la minaccia di licenziamento.

Si è chiusa ieri col rinvio a giudizio da parte del gup Savina Poli l’udienza preliminare a carico degli imprenditori viterbesi Giuseppe e Stefania Boni, di 54 e 52 anni, e dei due loro dipendenti Roberto Aquilanti e Andrea De Angelis, di 64 e 38 anni, originari invece di Roma. Nel mirino degli investigatori anche un consorzio cooperativo a responsabilità limitata in liquidazione, l’Interservice Group di Viterbo, con sede al Poggino, formalmente amministrato da una cinquantenne romana.

Sotto la lente degli investigatori una serie di società e cooperative, tutte riconducibili alla coppia di imprenditori viterbesi.

Roberto Aquilanti sarebbe stato il braccio destro di Giuseppe Boni, suo stretto collaboratore nella gestione delle attività del “gruppo” e nel controllo del personale. Andrea De Angelis, invece, sarebbe stato il dipendente con funzioni di referente per la gestione operativa di tutto il personale assunto in due cooperative.

Gli imprenditori viterbesi,  il braccio destro e il dipendente sono accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro in concorso. 

Secondo il pm Siddi: “Svolgevano attività di intermediazione illecita e sfruttamento continuato del lavoro dei dipendenti delle società cooperative  che partecipavano al consorzio, organizzandone l’attività lavorativa in favore di vari grossisti di prodotti farmaceutici in gran parte del territorio nazionale”.

“In particolare – secondo l’accusa – mediante lo sfruttamento e l’approfittamento dello stato di bisogno di detti lavoratori, che impiegavano per lo più come autisti, sottoponendoli a turni e orari di lavoro estrmamente gravosi e pericolosi e comunque esorbitanti rispetto ai limiti previsti dai contratti collettivi nazionali, nonché retribuendoli in modo parimenti difforme da tali contratti e intimando loro il licenziamento se non si fossero adeguati a queste condizioni, garantivano ai predetti grossisti, con i quali stipulavano appositi contratti di servizio, il trasporto e la consegna dei prodotti medicinali a condizioni contrattuali più favorevoli rispetto agli altri operatori  del settore”.

Giuseppe e Stefania Boni sono inoltre accusati in concorso di evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto tramite l’emissione di una serie di fatture per operazioni inesistenti, indicando nella dichiarazione relativa all’Iva per gli anni 2011- 2012-2013-2014 elementi passivi per un importo complessivo di 19 milioni, 985mila e 195 euro. Tra il 2011 e il 2013, inoltre, Giuseppe Boni per evadere le imposte, avrebbe indicato elementi passivi tramite l’utilizzo di fatture per prestazioni lavorative emesse dalle cooperative per un importo di 10 milioni, 976mila e 405 euro. Sempre per reati tributari, è inoltre finito nel mirino della procura in quanto effettivo gestore del consorzio formalmente amministrato dalla cinquantenne romana.

– Evasione milionaria e sfruttamento, in quattro rischiano il processo


Condividi la notizia:
28 febbraio, 2019

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR