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Viterbo - L'istituto superiore Francesco Orioli intitolerà al ragazzo affogato nel lago di Bolsena lo scorso due luglio anche un'aula e una borsa di studio - Ieri la messa commemorativa alla chiesa del Pilastro - Presenti anche i familiari del giovane scomparso - FOTO e VIDEO

“Dedicheremo il prossimo anno scolastico a Joshua Anyanwu…”

di Daniele Camilli

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Viterbo – La storia si ha, solo quando le persone decidono di volare alto. E ieri sera, alla chiesa del Sacro cuore al Pilastro di Viterbo di don Flavio Valeri, l’istituto superiore Francesco Orioli di della preside Simonetta Pachella ha volta veramente alto. Altissimo.

“In 37 anni che sono in Italia – ha detto Anthony Abhulimen a nome di tutta la famiglia di Joshua Anyanwu – non ho mai visto un gesto di solidarietà così. Se queste cose succedono, se vedo tanti ragazzi qui per Joshua, allora significa che viviamo in un mondo migliore”. E lo ha detto una volta finita la messa, quando dall’altare sono intervenuti anche i familiari Joshua . E forse, è la prima volta che a Viterbo accade.

Il prossimo anno scolastico, così come una borsa di studio in collaborazione con il comune e l’aula del teatro del liceo artistico, che sta sempre al Pilastro, in via Ricci, verranno dedicati a Joshua Chibueze Anyanwu, il ragazzo morto affogato la settimana scorsa a Bolsena. Lo ribadito detto a chiare lettere la dirigente scolastica Simonetta Pachella e il professor Aldo Bellocchio. Insieme hanno voluto la commemorazione del ragazzo scomparso a 17 anni. Allo scoglione di Capodimonte. Nonostante i tentativi disperati di salvarlo dell’amico Ale-Eddin Larafa e di tutti gli altri che un pomeriggio di martedì di una settimana fa hanno deciso di andare a festeggiare al lago la maturità scolastica di un loro compagno.


Viterbo - La famiglia di Joshua Chibueze Anyanwu

Viterbo – La famiglia di Joshua Chibueze Anyanwu


“Quella che sto per fare è la più grande cazzata della mia vita”, avrebbe detto Joshua prima di buttarsi in acqua. Avendoci ben chiaro che non sapeva nuotare. L’incoscienza, ma al tempo stesso anche il coraggio di un giovane guerriero Ibo. E quella di un ragazzo tunisino, Ale-Eddin, che ha riportato Joshua in superficie da dieci metri di profondità.


Joshua Chibueze Anyanwu

Joshua Chibueze Anyanwu


Joshua, assieme ad altri cinque amici era andato al lago di Bolsena martedì 2 luglio per festeggiare il superamento degli esami di Ale-Eddine. Ha deciso di gettarsi in acqua. Appena si è tuffato, subito le prime serie difficoltà. E l’intervento di Ale-Eddine e degli altri ragazzi che stavano sul pedalò con cui avevano da poco raggiunto lo scoglione a Capodimonte. Tutti hanno fatto di tutto per tenerlo in vita. Ma nonostante tutto, Joshua non ce l’ha fatta.


Viterbo - La messa per Joshua Chibueze Anyanwu

Viterbo – La messa per Joshua Chibueze Anyanwu


Una famiglia di guerrieri antichi, così sembravano ieri sera i familiari di Joshua sulle scale del sagrato del Sacro cuore al Pilastro. Una volta finita la messa, con i palloncini bianchi mandati in cielo dai ragazzi e le ragazze dell’Orioli.

La madre Lovelyn Chinagorom Anyanwu, il fratello Anthony Ikenna Anyanwu, la sorella Richeal Anyanwu, gli zii Magnus e Malachy Anyanwu. Infine l’amico di famiglia Anthony Abhulimen. 


Viterbo - Malachy Anyanwu e Anthony Abhulimen

Viterbo – Malachy Anyanwu e Anthony Abhulimen


Joshua era un ragazzo di origini nigeriane. Fiero delle sue radici. A scuola era tra i più bravi e partecipava attivamente alla vita di una comunità scolastica, come quella dell’Orioli, dove si impara innanzitutto a diventare persone per bene e che ieri sera ha scritto, senza ombra di dubbio, una pagina di storia.

Una lezione di vita che resterà lì, scritta per sempre, qualunque cosa accada, qualsiasi cosa succeda. Joshua studiava e ne conosceva bene il valore. Lavorava anche. Durante l’anno, montando parabole per la televisione per poi mantenersi agli studi e aiutare la famiglia. Aveva trovato anche un lavoro stagionale. Proprio a Capodimonte. Con tanto di stanza. E l’affaccio di fronte allo scoglione che invece se l’è inghiottito. Come lui, lavorano tanti altri studenti degli istituti tecnici, d’estate. Lo ha fatto notare anche il professor Bellocchio nel suo intervento. E in questo la scuola li aiuta. Perché si rende conto. Conto della situazione economica in cui si trovano le famiglie. Senza stare a badare, vigliaccamente, al colore.

Anzi, ieri sera, “il colore del mondo è cambiato”. La citazione fatta da una ragazza, amica di Joshua, che ha letto in chiesa “Non si muore d’estate” di Cesare Pavese.


Viterbo - La dirigente scolastica Simonetta Pachella

Viterbo – La dirigente scolastica Simonetta Pachella


“Stiamo raccogliendo fondi per aiutare la famiglia di Joshua – ha detto Pachella -. La situazione economica non è delle migliori”. 

Il giorno del funerale di Joshua non è stato ancora deciso. Quel che si sa è che la famiglia lo vorrebbe seppellire a Viterbo. 

Simonetta Pachella si tiene ben salda sulle gambe. Fino a fine messa. Al termine di un’intervista. Poi, alla fine non, ce la fa più, e scoppia in lacrime. “La scuola deve alimentare sentimenti di fratellanza e solidarietà tra le persone – dice la dirigente scolastica. Piange -. Capito? Ma questo può succedere solo se la scuola tratta le persone come se fossero i propri figli. Se li tratta da alunni non riesce a fare niente. Li devi trattare e sentire come figli. Io penso sempre. ‘Ma se questa brutta risposta l’avessero data a mio figlio. Se questa brutta parola l’avessero detta a mio figlio… ma io, c’avrei sofferto?’. Sì che c’avrei sofferto! E allora, perché devo far soffrire gli altri? La mano che io tendo ai miei ragazzi è perché l’ho sempre chiesta per i miei figli. Per me la scuola ha un ruolo importantissimo. L’Orioli è una famiglia, una comunità. Dove si litiga pure. E a volte me fanno pija ‘n colpo! Però è una famiglia fatta di figli e figlie a cui non si può non voler bene”. 


Viterbo - Il professor Aldo Bellocchio

Viterbo – Il professor Aldo Bellocchio


In chiesa ci sono i compagni di scuola di Joshua. “E per me, quando andavo a scuola, e pure adesso – ha voluto precisare Pachella -, un compagno di scuola era, ed è sacro”. Don Flavio, con lui anche don Emanuele, parla agli studenti. Lo fa con franchezza. Tenerezza. Il Sacro cuore è pieno di giovani. Sono tantissimi. Molti di loro sono tornati dalla vacanze. Partecipano alle letture. Cantano. Piangono. Tutti. Raccolgono donazioni per la famiglia di Joshua alla quale regalano una composizione, un poster, che ritrae il figlio che hanno appena perso. Alla fine fanno volare per aria diciassette palloncini bianchi. Tanti quanti gli anni del loro compagno di banco. Con loro Joshua faceva teatro, ballo e la vita di altri ragazzi della sua età.

“Quando perdiamo un ragazzo così – ha sottolineato Bellocchio – perdiamo uno di noi. A Joshua piaceva il bello, piaceva l’arte. Ed era felice, con la sua dignità e la sua educazione”. Un ritratto meraviglioso. E a farlo è stato un docente della scuola pubblica italiana.


Viterbo - Don Flavio Valeri

Viterbo – Don Flavio Valeri


Don Flavio parla prima del Vangelo. Di Giacobbe e d’Israele, che combatte con Dio. Poi compie un gesto. E rimarca infine il fatto con le parole. Un sacerdote che al Pilastro ha attivato catene di solidarietà a sostegno di chi non ha i mezzi per tirare avanti. Privandosi lui stesso di quel poco che un prete guadagna.

Il gesto. Al momento della comunione. “Ci piacerebbe molto – dice don Flavio rivolto ai familiari di Joshua – che tutti quanti, se volete, partecipassero alla comunione”. I familiari del ragazzo sono cristiani, probabilmente, però, protestanti. Non cattolici. O non tutti cattolici. Ma non importa. “Siamo tutti fratelli”, aggiunge don Flavio. Passando quindi alle parole. “Fratelli e sorelle che vengono da lontano, ma che fanno parte di noi. E come fratelli e sorelle noi li abbracciamo”.


Viterbo - Lovelyn Chinagorom Anyanwu, Francesca D'Auria, Richeal Anyanwu e Rosalba Costa

Viterbo – Lovelyn Chinagorom Anyanwu, Francesca D’Auria, Richeal Anyanwu e Rosalba Costa


“Non ho mai visto un gesto di solidarietà tale”, Anthony Abhulimen lo dice a nome di tutta quanta la famiglia. E nelle parole che ha detto, nello stupore sul suo volto, si legge tutto quello che hanno vissuto. E tutto quello che stanno passando. Si avverte il clima razzista e pesante di questi ultimi anni. E il fatto che sono soprattutto loro a subirlo. Una comunità nigeriana, tra le tante che si sono rifugiate in Italia, passata nella città di Viterbo dallo 0,7% della popolazione straniera nel 2016 a più del 3-4% appena un paio d’anni dopo. Ed è la comunità che vive nelle condizioni sociali ed economiche peggiori.

La madre e la sorella di Joshua stanno sedute ai banchi laterali. Con loro le assistenti sociali Rosalba Costa e Francesca D’Auria. Stanno lì non in veste di pubblico ufficiale, ma personale. Da amiche. Donne che danno conforto ad altre donne. Un universo d’umanità davanti agli occhi di giovani ragazzi che hanno avuto anche questo come esempio.


Viterbo - Richeal Anyanwu

Viterbo – Richeal Anyanwu


Tutti i familiari di Joshua hanno preso il microfono, la parola per ringraziare. “Non vi dovete sentire in colpa in nessun modo – ha detto immediatamente lo zio Malachy Anyanwu ai ragazzi che erano con Joshua sul pedalò -. Avete fatto tutto il possibile. E ve ne siamo grati”. Dopo va verso di loro e li abbraccia. Con i ragazzi lì a singhiozzare come bambini tra le sue braccia.


Viterbo - Lovelyn Chinagorom Anyanwu

Viterbo – Lovelyn Chinagorom Anyanwu madre di Joshua


Lovelyn Chinagorom Anyanwu è la madre di Joshua. E’ di una bellezza incredibile, e ha con se un ventaglio. Ha pianto a dirotto. Senza tuttavia perdere un briciolo di lucidità. Consapevole di tutto ciò che gli girava attorno.

La madre di Joshua sembrava dovesse crollare da un momento all’altro. E invece, finita la messa, sulle scale della chiesa ha mostrato a tutti uno sguardo talmente tanto forte, potente e fiero, da far tremare le foglie dei grandi platani attorno. “La storia che non si ferma davanti a un portone. La storia, che nessuno può fermare”.

Daniele Camilli


Multimedia – Fotogallery: La commemorazione per Joshua Chibueze Anyanwu – Video: La messa per JoshuaIl ricordo dei familiari di Joshua

Articoli: Joshua Chibueze Anyanwu, il figlio che avrei voluto… di Carlo Galeotti – “Joshua era un ragazzo buono, disponibile e amato” – Una messa per Joshua – Le ultime parole di Joshua: “Questa sarà la più grande cazzata della mia vita…” – Aldo Bellocchio: “Se ne va un angelo, fiero delle sue origini nigeriane…” – “Ti ricorderemo con quel sorriso inconfondibile, riposa in pace campione…” – Giovane annegato nel lago, due comunità sconvolte dalla tragedia – 17enne si tuffa e muore annegato nel lago


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10 luglio, 2019

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