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Violenza e aggressioni in via Lorenzo da Viterbo - Il racconto della fidanzata del giovane arrestato: "Non era la prima volta, in passato mi ha fatto svenire e mi ha mandato al pronto soccorso" - La ricostruzione della notte di follia nell'ordinanza del gip

“Mi è saltato addosso e mi ha stretto con forza le mani al collo per soffocarmi…”

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Viterbo - L'intervento della polizia in via Lorenzo da Viterbo

Viterbo – L’intervento della polizia in via Lorenzo da Viterbo

Viterbo – Inizia dopo le 4 la discussione tra Antonio Yunior Hiraldo Pantaleon, il dominicano che all’alba di domenica ha seminato il panico in un appartamento di via Lorenzo da Viterbo, e la fidanzata 22enne. “Finito di lavorare – ha raccontato la ragazza agli investigatori -, Antonio mi ha portato a casa della sorella dove, nonostante avesse già bevuto, ha consumato un superalcolico. Gli ho detto di smetterla, ma mi ha afferrato spingendomi con forza in camera e facendomi sbattere contro il ferro del letto”. Stando all’ordinanza d’arresto, a quel punto Hiraldo Pantaleon chiude la porta a chiave.

“Mi è saltato addosso e mi ha stretto le mani al collo con molta forza – continua la fidanzata -, tentando di soffocarmi”. Dopo aver sentito dei rantoli provenire dalla stanza, intervengono il cognato e la sorella incinta del dominicano. Sfondano la porta e provano a fermare Hiraldo Pantaleon, 23 anni. Mentre il primo viene morso alla mano destra, la sorella viene spintonata. “Nonostante il loro intervento – prosegue la fidanzata -, Antonio ha iniziato a prendermi a pugni in testa e sulla schiena. Finché con sua sorella non sono riuscita a rifugiarmi in un’altra camera. Ma Antonio è venuto anche lì, brandendo un coltello. Così sono scappata dalla finestra”.

In quella stanza c’è un’altra coppia, composta da un’altra sorella del 23enne e dal suo compagno. Gli inquirenti ricostruiscono che Hiraldo Pantaleon, sfondata la porta chiusa a chiave, brandendo un coltello di 38 centimetri, minaccia di morte le sorelle e la fidanzata. In due riescono a lanciarsi dalla finestra, mentre una delle sorelle (quella non incinta) viene ferita con la lama alla mano sinistra. Era a cavalcioni sul davanzale, e così cade in strada priva di sensi. In via Lorenzo da Viterbo c’è già la ragazza del dominicano. “Io scappavo verso porta Romana e Antonio mi inseguiva – riepiloga la fidanzata -, finché non ho trovato riparo nell’auto di un passante”.

Sei minuti dopo le 6 intervengono tre volanti della polizia. “Hiraldo – scrive il gip nell’ordinanza d’arresto -, rintracciato in strada scalzo e a torso nudo, ha tentato di scagliarsi contro gli agenti, condotta che è stata neutralizzata con l’uso di spray urticante”. Ben tre bombolette. Dalle indagini è emerso che nei “circa due anni e mezzo di convivenza, l’indagato ha più volte assunto comportamenti violenti nei confronti della fidanzata. Almeno tre o quattro volte – ricostruisce il gip – l’aveva afferrata per i capelli cingendole le mani intorno al collo colpendola con dei pugni”. Un paio di volte l’avrebbe addirittura fatta svenire, e in un’occasione l’avrebbe anche mandata al pronto soccorso. Ma lei non lo aveva mai denunciato prima. “Ho omesso di presentare denuncia – ha detto la ragazza agli investigatori – a fronte dell’apparente resipiscenza palesata dal mio compagno, che era solito chiedermi scusa prospettandomi che non si sarebbero più verificati simili episodi”.

Per il gip Rita Cialoni, davanti al quale Hiraldo Pantaleon si è avvalso della facoltà di non rispondere, il 23enne è “pericoloso” e “incapace di contenere gli impulsi delittuosi”. “Già gravato – sottolinea il giudice – da un precedente per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, non ha mostrato alcuna capacità autocontenitiva dei propri impulsi criminali”. Il gip ha così confermato la custodia cautelare in carcere, evidenziando il “concreto e attuale pericolo di reiterazione di condotte analoghe a quelle per cui si procede” e “l’abituale condotta di maltrattamenti, espressione certa di una reiterata, grave e abituale aggressione all’integrità della persona offesa”. Ovvero, della fidanzata.

Il dominicano è detenuto nel reparto di medicina protetta dell’ospedale di Belcolle, dove è ricoverato e dal quale ha chiesto scusa alle sorelle e alla compagna. Ha inoltre sostenuto di non essere un violento e di non aver voluto fare male a nessuno, attribuendo all’alcol gli episodi di domenica. Secondo i suoi legali, gli avvocati Samuele De Santis e Rachele Fabbri, Hiraldo Pantaleon sarebbe affetto da una grave patologia al miocardio e i suoi atteggiamenti sarebbero provocati da un mix di farmaci e alcol. Il 23enne è detenuto per maltrattamenti in famiglia, ma è indagato anche per lesioni personali aggravate e resistenza a pubblico ufficiale. È caduta invece l’accusa di sequestro di persona, ipotizzata dal pm Stefano d’Arma ai danni della fidanzata chiusa a chiave in camera. Per il gip, “la privazione della libertà personale si è verificata per un lasso temporale assai limitato senza portarsi oltremodo”.

Secondo gli avvocati De Santis e Fabbri, “il giudice ha ridimensionato la vicenda. Abbiamo evitato – commentano – tutte le altre imputazioni, tra cui la più preoccupante di sequestro di persona”. Anche le sorelle e la compagna del dominicano hanno poi minimizzato quanto raccontato agli investigatori, sostenendo di aver detto cose più gravi di quelle accadute nella realtà, essendo state anche loro alticce e soprattuto arrabbiate per quanto appena avvenuto.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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7 agosto, 2019

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