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Processo di Gradoli - Rosati: "Fiducia nella magistratura"

Nessuna fuga di notizie

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L'avvocato Mario Rosati

L'avvocato Mario Rosati

Paolo Esposito

Paolo Esposito

I genitori di Paolo Esposito

– Nessuna inchiesta sulla fuga di notizie.

L’unico strascico del processo Gradoli, per ora, è il fascicolo aperto su Paolo Esposito, i suoi genitori e il suo avvocato Mario Rosati.

Per i primi tre l’ipotesi di reato è violenza e minacce sull’assistente sociale Angela Poscia, che si era occupata della bimba di Esposito. Su Rosati pende, invece, anche l’accusa di favoreggiamento personale, perché secondo la procura avrebbe detto al fioraio Gianfranco Righi di cambiare versione per salvare Esposito.

Bastava dire di aver incontrato Paolo in giro per Gradoli nel tardo pomeriggio del 30 maggio, giorno del presunto omicidio di Elena e Tatiana. Un alibi perfetto che avrebbe potuto far saltare il castello accusatorio. Perché se Paolo non era sulla scena del delitto – la villetta di via Cannicelle – come avrebbe potuto uccidere madre e figlia?

Ancora molti i tasselli dell’inchiesta da ricostruire. I fatti sono vecchi. Risalgono all’estate 2009, mentre l’iscrizione nel registro degli indagati è datata 16 dicembre 2010. Secondo alcune fonti, Rosati e gli Esposito erano al corrente da tempo del fascicolo aperto su di loro. Ma l’avvocato smentisce.

“L’ho saputo dieci giorni fa, mentre ero in Sardegna per lavoro – dichiara Rosati -. E’ stata mia madre ad avvertirmi per telefono e ancora adesso non conosco i dettagli. Aspetto l’incontro di lunedì mattina (domani, ndr) in procura con il magistrato per saperne di più e chiarire la mia posizione. Non ho fatto nulla di ciò che mi viene addebitato e non ho paura di niente. Stimo il dottor Pacifici e ripongo in lui tutta la mia fiducia”.

L’atto arrivato a Rosati e agli Esposito, comunque, non è coperto da segreto istruttorio, che decade nel momento stesso in cui i diretti interessati lo ricevono. Motivo per cui, non solo non c’è nessun fascicolo sulla fuga di notizie, ma non c’è neppure la fuga di notizie.

Quanto alla presunta comunicazione sulla nuova indagine al consiglio dell’ordine degli avvocati, il presidente Luigi Sini smentisce. “Non abbiamo appreso dell’indagine né dal gip né dalla procura – afferma -. Ciò avviene solo quando viene esercitata l’azione penale nei confronti di un nostro iscritto all’ordine. Veniamo allertati, per esempio, quando per un avvocato coinvolto in un procedimento viene chiesto il rinvio a giudizio all’udienza preliminare. Non è questo il caso. E infatti abbiamo letto la notizia sui giornali”.

Esposito, intanto, minaccia di uccidersi in carcere. I genitori hanno appeso una bandiera dell’Italia alle finestre della loro casa. Un segnale tutto da interpretare.


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10 luglio, 2011

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