– Si è chiusa l’inchiesta della Procura di Viterbo sull’avvocato Mario Rosati, il suo assistito Paolo Esposito e i suoi genitori Enrico e Maria.
I quattro, resi celebri dal giallo di Gradoli, si ritrovano, dall’estate del 2011 al centro di un’altra indagine per minacce, resistenza a pubblico ufficiale e favoreggiamento personale.
Agli Esposito si contestano solo le prime due accuse. Rosati, invece, deve rispondere di tutte e tre.
Il pm Franco Pacifici ha fatto notificare giorni fa gli avvisi di conclusione delle indagini. Atti che mettono un punto all’inchiesta e che potrebbero preludere a una richiesta di rinvio a giudizio.
L’avvocato Rosati, insieme al collega Enrico Valentini, ha difeso per due anni l’elettricista Paolo Esposito dall’accusa di aver ucciso e fatto sparire i corpi della convivente Tatiana Ceoban e della figlia Elena, moldave di 36 e 13 anni, scomparse da Gradoli nel 2009. A maggio dell’anno scorso, la Corte d’Assise di Viterbo ha condannato Esposito all’ergastolo per duplice omicidio e occultamento di cadavere, insieme alla 27enne Ala Ceoban, sua amante e sorella di Tatiana.
Il nuovo fascicolo del pm Pacifici si intreccia indissolubilmente al vecchio giallo di Gradoli. Perché a fare da sfondo alle accuse ipotizzate dalla magistratura c’è proprio il processo a Esposito e alla Ceoban. E’ proprio nel corso di quel processo, infatti, che Rosati avrebbe cercato, secondo la procura, di convincere il testimone Righi a volgere la sua deposizione in favore di Esposito (da qui l’ipotesi di favoreggiamento). E sempre nell’ambito dello stesso procedimento, l’imputato e i genitori avrebbero minacciato le assistenti sociali che avevano seguito la vicenda della figlia di Esposito, affidata a una casa famiglia dopo l’arresto del padre. Gli Esposito, stando alle indagini, avrebbero fatto pressioni per riavere la bimba a casa con loro.
Rosati e gli Esposito hanno venti giorni di tempo per decidere se farsi interrogare dal magistrato o depositare memorie difensive.
Dei quattro, solo l’avvocato era comparso, a luglio, davanti pm Pacifici e già in quell’occasione si era definito totalmente estraneo ai fatti contestati.
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