Roma - Arturo Diaconale, direttore editoriale del quotidiano L'Opinione, commenta l'inchiesta per tentata estorsione che vede indagati due giornalisti dell'edizione viterbese e prende le distanze
 Arturo Diaconale |
 Paolo Gianlorenzo |
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– “Se l’inchiesta accerterà il reato di tentata estorsione, Gianlorenzo dovrà cercarsi un altro editore”.
Arturo Diaconale prende tempo e distanze. Il direttore editoriale dell’Opinione della libertà nazionale è lontano anni luce dalle ultime vicende riguardanti l’edizione viterbese del suo giornale.
Dell’inchiesta aperta dalla magistratura sui giornalisti Paolo Gianlorenzo e Viviana Tartaglini, Diaconale sa poco o nulla. E ammette di sapere poco o nulla anche di Gianlorenzo, nonostante diriga l’Opinione di Viterbo. E spiega quale sia il rapporto tra le testate che in ogni caso usano lo stesso brand.
“E’ stata un’operazione commerciale – dichiara Diaconale facendo tutti i distinguo del caso -. L’intenzione era quella di abbinare un giornale locale all’edizione nazionale dell’Opinione, in modo che il primo trainasse le vendite del secondo. Ma non ho legato e non volevo legare l’immagine della testata ad alcunché”.
Gianlorenzo, in poche parole, non è stato scelto. Solo “proposto”. Presentato a Diaconale da un imprenditore, dopo la chiusura di “Nuovo Viterbo Oggi”. E così è partita l'”operazione commerciale” per lanciare L’Opinione nel Viterbese. Una collaborazione nata anche al di là delle differenze di posizioni politiche, di toni e aggressività. Una questione di obiettivi economici, precisa a più riprese Diaconale. Che ha poco a che vedere tanto con i rapporti personali, quanto con le gerarchie professionali.
“Lo scopo era quello di incrementare la diffusione dell’edizione nazionale, con una strategia già praticata su altre “piazze” e in altre province. Non sono, però, io in prima persona ad avere rapporti col territorio. Quello che succede a Viterbo non lo posso sapere e diciamo pure che non lo voglio sapere. Le singole persone non le conosco nemmeno. Le avrò viste al massimo due volte”. Gianlorenzo non faceva eccezione. E Diaconale su questo è categorico: l’accordo è di natura esclusivamente economica. Su come gestire l’informazione, il direttore della testata locale ha carta bianca.
“Dal punto di vista giornalistico l’autonomia è totale. Non sono il direttore di Gianlorenzo e lui non è un dipendente della cooperativa Amici dell’Opinione. Lui si impegna a fare il giornale e a vendere un determinato numero di copie. Al di sopra di quella soglia, l’incasso è del quotidiano locale. Se si scende al di sotto, invece, gli introiti vanno solo a noi che, così, ripaghiamo stampa, carta e distribuzione“.
Un accordo semplice che, dopo l’inchiesta aperta dalla magistratura, potrebbe incrinarsi. E il patron dell’Opinione non lo nasconde. “Naturalmente seguiremo gli sviluppi delle indagini – osserva Diaconale -. Da liberale garantista quale sono, credo nella presunzione di innocenza. I sospetti non bastano per troncare una collaborazione. In caso contrario, dovrò prendere atto dei riscontri investigativi.
Se l’inchiesta si concluderà con un’incriminazione o con una condanna, il rapporto economico dovrà necessariamente saltare. Decadrà automaticamente, se si accerterà che è stata fatta una tentata estorsione. Non sarei in grado, in quel caso, di espellere Gianlorenzo come direttore, ma di sicuro non stamperemmo più L’Opinione di Viterbo“.
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