Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Chi scrive è la madre di Andrea Agostini, il ragazzo di vent’anni rimasto vittima un sabato sera del maggio scorso, mentre tornava a casa in macchina con due suoi amici.
Ucciso da un’auto sopraggiunta contromano e guidata da un altrettanto giovane ragazzo positivo sia all’alcol test che al drug test. Sono state così polverizzate, annientate in un istante la mia vita e quella dei miei familiari.
Da quel giorno alcuni organi di informazione hanno iniziato un’assidua esposizione mediatica dell’evento, alla luce del riscontro di pubblico che tali notizie possono avere. Mettendo da parte buon senso e rispetto verso coloro sui quali il destino è crollato addosso, sono stati scritti fiumi di parole, talora non esponendo con adeguata completezza, e non hanno fatto altro che gettare sale sulla vivissima e profondissima ferita. Parole che non sono cessate nemmeno dopo mesi di distanza.
Il 22 dicembre è uscito su Tusciaweb l’ennesimo articolo sulla vicenda, in cui si scrive che l’imputato ha trovato un accordo con la procura per patteggiare tre anni di reclusione, evidente segno di un’ammissione di colpevolezza, sei mesi dei quali li ha già scontati ai domiciliari.
Poi viene dipinta una pietosa immagine di colui che è l’artefice di questa immane tragedia, quasi un volerlo scagionare, con il finale in cui si rappresenta una lezione di perdono da parte del fratello di Paolo Aquilani, l’altro ragazzo rimasto ucciso.
Vorrei pertanto esprimere il mio più profondo sconforto nei confronti di sistema sanzionatorio che permette a una persona colpevole di un omicidio plurimo di poter tornare a fare una vita pressoché normale dopo nemmeno sette mesi circa di arresti domiciliari, mentre mio figlio ora non c’è più.
L’imputato è stato trovato positivo all’alcol test, ha invaso la corsia dove transitava la macchina in cui c’era mio figlio, la cui unica colpa è stata quella di trovarsi proprio in quel maledetto punto, in quel maledetto istante.
Inoltre vorrei chiedere maggiore rispetto agli organi di informazione che si sono occupati della vicenda e che continuano a farlo; spero vivamente che non si continui a eccedere nell’esposizione mediatica su quello che per me e per la mia famiglia è stato un dolore immenso, indicibile.
Mi chiedo, infine, quanto sangue dovrà ancora essere riversato sulle strade prima che il ministero di Grazia e giustizia si decida a istituire un reato ad hoc per gli omicidi stradali, con condanne ben più severe di quelle vigenti ora.
Roberta Serafini
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