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Cronaca - La Cassazione annulla con rinvio: sarà nuovo processo in appello - La difesa: "Per lui, un dramma nel dramma"

Omicidio di Capodimonte, tutto da rifare

di Stefania Moretti
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Settimio Melaragni

Settimio Melaragni

Daniela Nicoleta Hatmanu

Daniela Nicoleta Hatmanu

Omicidio di Capodimonte, il pm Laura Centofanti sulla scena del delitto

Omicidio di Capodimonte, il pm Laura Centofanti sulla scena del delitto

Omicidio di Capodimonte, Melaragni portato via dai carabinieri

Omicidio di Capodimonte, Melaragni portato via dai carabinieri

Omicidio di Capodimonte, l'abitazione di Melaragni presidiata dai carabinieri

Omicidio di Capodimonte, l’abitazione di Melaragni presidiata dai carabinieri

Capodimonte – Processo azzerato. Tutto da rifare.

Sarà una nuova sezione della Corte d’Assise d’appello di Roma a giudicare Settimio Melaragni, immobiliarista 61enne di Capodimonte, accusato di aver ucciso la compagna Daniela Nicoleta Hatmanu.

Era il 2008. Melaragni ha sempre detto di aver sparato per errore: reduce da una rapina con stupro, nell’ottobre 2007, era rimasto terrorizzato. Per questo si era dotato di una pistola, una Beretta calibro 9 che teneva in camera accanto al letto. La notte del 31 gennaio 2008, avrebbe scambiato la sua compagna per un ladro nel buio e fatto fuoco contro di lei. Tre colpi hanno raggiunto Daniela alla gamba destra e poi al torace, vicino al cuore. La donna, 37enne di nazionalità romena, abitava a Palermo; era atterrata nel pomeriggio a Fiumicino e aveva passato la serata e poi la notte con Melaragni.

Dopo gli spari, l’immobiliarista aveva chiamato ambulanza e carabinieri. Un equivoco che non gli ha evitato l’arresto per omicidio volontario e un’infinita trafila giudiziaria, cui si sono aggiunti i guai con un’altra ex compagna, M.S.. Tutta un’altra storia? Solo in parte. Perché quell’ex compagna ha già smontato, in passato, tutta la sua difesa. Ascoltata al processo di primo grado per omicidio, M.S. disse che non c’era stata nessuna rapina con stupro, nell’ottore 2007: lei e Melaragni avevano passato la notte insieme tranquillamente. Se così fosse, il castello difensivo, basato sulla paura cieca di una nuova aggressione, crollerebbe miseramente.

Melaragni era arrivato a denunciare M.S., ritenendola l’organizzatrice del raid notturno in casa sua; lei ha risposto con la querela per calunnia e tentata estorsione (processo in corso). Accuse per le quali Melaragni finì nuovamente in arresto.

In primo grado, l’immobiliarista è stato condannato a dieci anni e sette mesi dal tribunale di Viterbo. Pena ridotta a otto anni in appello.

Ora la Cassazione entra a gamba tesa su quell’ultima sentenza, annullando con rinvio per il nuovo processo in Corte d’Assise d’appello. Una soddisfazione per la difesa. “E’ un passo importante – afferma l’avvocato di Melaragni, Maria Lufrano -. Per lui, questa vicenda è stata un dramma nel dramma: non ha mai accettato e non accetta ancora il fatto di aver ucciso una persona. Io gli credo e spero che anche i giudici lo faranno. Per ora, aspettiamo le motivazioni della sentenza e l’inizio del nuovo processo”.

Stefania Moretti

 

 

 


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21 aprile, 2015

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