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Delitto di Capodimonte - Pena definitiva, l'immobiliarista portato dai carabinieri a Mammagialla - Ma la difesa non si arrende

Melaragni in carcere: “Voglio la revisione del processo”

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Omicidio di Capodimonte, Settimio Melaragni; nel riquadro: la vittima Daniela Nicoleta Hatmanu

Omicidio di Capodimonte, Settimio Melaragni; nel riquadro: la vittima Daniela Nicoleta Hatmanu

Capodimonte – “Chiederemo la revisione del processo”. Promette battaglia la difesa di Settimio Melaragni. L’immobiliarista di Capodimonte è stato prelevato dalla sua abitazione dai carabinieri che sabato lo hanno condotto a Mammagialla, per scontare la pena definitiva a 8 anni di carcere per l’omicidio della compagna. E’ il cosiddetto delitto del lago, che scosse la Tuscia a fine gennaio 2008, pochi giorni dopo la rapina sfociata nell’omicidio di un imprenditore al Pilastro, nel capoluogo.

“Vero è che ha commesso un omicidio, ma è stata una disgrazia. Melaragni sta pagando a vita, con il rimorso per avere ucciso una persona – sottolinea l’avvocato Maria Lufrano – Andremo avanti per ottenere una revisione del processo. Ci sono cose anomale. Per i medici c’era compatibilità tra quello che gli è successo prima e quello che è accaduto quella notte. Ma sopratutto manca il movente. Era la prima notte che la vittima dormiva a casa sua”.

La condanna definitiva a 8 anni è l’esito ultimo del processo d’appello bis per Settimio Melaragni, celebrato nel dicembre 2015, dopo il rinvio ai giudici di secondo grado da parte della cassazione su ricorso del difensore Lufrano.

Una vicenda analoga a quella di Pistorius. Melaragni fu condannato a 10 anni e 7 mesi in primo grado e a 8 anni in secondo per l’omicidio della compagna romena trentenne. La donna fu uccisa a colpi di pistola nella sua villa di Capodimonte la notte del 31 gennaio 2008.

La Cassazione, a inizio 2015, ha annullato, la sentenza d’appello, per rivalutare “tutti i fatti”. La vittima, Daniela Nicoleta Hatmanu, fu uccisa da due dei tre colpi di pistola sparati dall’immobiliarista, che la raggiunsero a una coscia e alla clavicola, mentre andava in bagno. A dare l’allarme fu lo stesso Melaragni. I soccorritori trovarono il corpo senza vita, nudo, davanti alla porta della camera da letto. L’imprenditore – come successivamente Pistorius – ha sempre sostenuto di essere stato svegliato dall’allarme e di avere sparato d’istinto nel buio, temendo che fossero dei ladri. Anzi, gli stessi ladri che tre mesi prima lo avevano rapinato e sodomizzato in casa, secondo lui con la complicità dell’ex, un’altra giovane romena.

Per la Suprema Corte: “Non può porsi in dubbio che l’imputato subì una rapina e una violenza sessuale ad opera di ignoti i quali agirono in combutta con la sua ex convivente”. La corte d’appello, inoltre, avrebbe dovuto tenere conto, come chiesto dal difensore, “della rilevanza logica del mancato accertamento del movente dell’azione delittuosa”.

A Viterbo, nel frattempo, Melaragni è tuttora sotto processo per calunnia ed estorsione contro la ex, da lui indicata come complice dei banditi. La donna, richiamata apposta in Italia dalla Romania nel pieno del processo, su richiesta del pm Renzo Petroselli, smentì tutto. “Nessuna arancia meccanica, fu una vendetta, perché volevo lasciarlo”, disse, facendo scattare per Melaragni di nuovo le manette.


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7 marzo, 2017

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