Viterbo – Doveva essere l’ultima udienza: mancava solo un testimone che, però, non c’era. Invece di una regolare notifica per avvisarlo dell’udienza di ieri, gliene sarebbe arrivata una che gli diceva di andare al tribunale di Roma, piazzale Clodio. Ma il processo, ovviamente, era a Viterbo.
Può succedere anche questo in un’ordinaria giornata al palazzo di giustizia viterbese. La vicenda “Love’s House”, sulle case chiuse disseminate in tutto il centro storico, salta a luglio.
Sfruttamento della prostituzione l’accusa che pende sui cinque imputati. Quasi tutti proprietari degli alloggi affittati a prostitute, mentre per il filone degli annunci a luci rosse è alla sbarra Silvano D’Ascanio, titolare dell’agenzia pubblicitaria Studio Uno che raccoglieva le inserzioni erotiche da pubblicare sul “Corriere di Viterbo”.
Ieri avrebbe dovuto essere sentito Daniele Califano. Immobiliarista. Arrestato anche lui nella retata “Love’s House” che, nel 2007, portò al sequestro di una trentina di appartamenti in tutta la città. “Alcuni erano diventati più famosi del Corso”, hanno detto i testimoni al processo alle scorse udienze, lasciandosi sfuggire sorrisi maliziosi. Era lì che si prostituivano ragazze sudamericane e dell’Est cui, secondo l’accusa, gli appartamenti sarebbero stati affittati a prezzi più alti.
Califano ne uscì con un patteggiamento. E’ l’ultimo testimone. Dopo di lui, il pm Stefano D’Arma, l’avvocato di D’Ascanio Marco Ricci e gli altri difensori saranno chiamati a tirare le somme di un processo che si trascina dal maggio 2010. Cinque anni per il dibattimento. Otto dai fatti. E, nel mezzo, una valanga di rinvii.
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