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Amministrative 2017 - Il segretario Pd Andrea Egidi dopo la sconfitta a Tarquinia e Ronciglione - No alle dimissioni e dà appuntamento in direzione

“Non lascio nulla, semmai rilancio”

di Giuseppe Ferlicca
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Andrea Egidi

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Viterbo – Sente la responsabilità della sconfitta, ma non molla. Dopo l’esito delle comunali nella Tuscia, il segretario provinciale Pd Andrea Egidi tira le somme. Bruciano in particolare le sconfitte a Tarquinia e Ronciglione, che rischiano di compromettere la presidente della provincia, al rinnovo a fine luglio. Egidi, però non lascia. Semmai rilancia.

Si aspettava questo risultato?
Non in questi termini enormi. Da mesi ho provato a far aprire gli occhi a tutti evidenziando i rischi che stavamo correndo, spiegando, specie a livello locale, che stavamo in uno schema troppo debole rispetto a cinque anni fa”.

A Ronciglione per 21 voti non si conferma il sindaco uscente. Dove ha sbagliato il partito o se non ha sbagliato il Pd, allora chi?
“Ronciglione è un dolore ancora più forte perché ci vivo ormai da anni e perché conosco il valore di Sandro, come uomo ancor prima che come sindaco. Anche lì avevamo un’alleanza ridotta all’osso e abbiamo scontato una difficoltà rispetto ad anni in cui governare è stata un’impresa. E comunque Sandro è un combattente”.

Mazzola dice che è colpa di Fioroni, Fioroni dice che è colpa del Pd che non può andare da solo. Che c’è dietro la sconfitta a Tarquinia?
“Ci sono tante cose, a partire dal fatto che i Mo.ri. rompono ad Agraria e dicono no già un anno fa alle primarie per il nuovo candidato sindaco. Tuttavia, i miei esponenti di partito sbagliano a continuare a dare l’idea delle comari di De André in Bocca di Rosa. Vedono nell’invettiva l’unica contromisura possibile. Abbiamo perso, ce l’hanno chiaro?”.

Non è che la colpa più che della politica è dell’amministrazione? Magari si è chiuso un ciclo. Mazzola non è che abbia preso una gran mole di preferenze per essere il sindaco uscente…
“Il risultato personale di Mazzola è figlio della sconfitta. Quando perdi così rovinosamente non ce n’è per nessuno”.

Qualcuno addossa la colpa alle primarie. Ranucci brava persona e valido assessore ma forse per il ruolo di sindaco, specie dopo un politico così presente come Mazzola, serviva altro?
“Mi sento di ringraziare Memmo per tutto ciò che ha fatto. Credo che la sconfitta a Tarquinia risalga al giorno in cui è caduta Agraria. Su questo ho detto a suo tempo tempo e non ci torno. Ci sono responsabilità politiche definite e chiare fuori e dentro al Pd, ma c’è anche dell’altro. Non condivido la valutazione che fa Fioroni, perché l’alleanza non c’era già più. Penso comunque che ci sia stato un problema in termini di adeguatezza della risposta politica che abbiamo dato alla rottura del rapporto con i Mo.Ri. La nostra proposta politica era all’altezza? Non significa dare un giudizio sugli uomini, a cui voglio bene, ma se ti presenti con una proposta complessiva che muove i primi passi vent’anni fa, significa che c’è un problema. Ho visto un gruppo dirigente lacerato e stanco, che ha fatto le primarie non uscendo da campo del Pd e che era convinto che solo il buongoverno di questi dieci anni potesse servire a vincere. Gli elettori ci hanno detto basta”.

Al ballottaggio a Tarquinia ci vanno due candidati di centrodestra. Che vuol dire?
“Vuol dire che la destra non la sconfiggi con esperimenti da laboratorio e neanche con partiti che non hanno un respiro nazionale, ma con rapporti sociali forti, proposte nuove e alleanze larghe attorno a quelle proposte”.

Il candidato di Mo.Ri. quasi supera quello del Pd. Non le fa un po’ rabbia rivedere foto, magari dell’inaugurazione della sede di quel movimento, con esponenti Democratici in prima fila?
“Gli elettori hanno detto basta a noi e a Bacciardi, cioè a un’esperienza complessiva. Quindi eviterei facili scorciatoie nel nostro dibattito. Si vince se fai il Pd, se innovi e se, sulla base di una proposta politica in linea con il sentimento della tua comunità, fai alleanze, sociali ancor prima che politiche. Quando dicevo che dovevamo essere noi a mettere in campo “l’Appendino di Tarquinia” nei migliori dei casi mi si diceva che non volevo bene al Pd. Invece ponevo una questione seria in termini di proposta politica, non di giudizio sugli uomini, che restano i migliori amministratori degli ultimi vent’anni a Tarquinia. Sul resto ho già detto tanto, credo solo che senza infingimenti, una volta per tutte il Pd, tutto, deve capire come andare avanti, ma questo sarà oggetto della nostra discussione in direzione. Nessuno è abilitato ad avere rapporti privilegiati con altri sulla pelle del Pd”.

Come segretario provinciale non sente la responsabilità di un simile risultato? Pensa di lasciare?
“Certo che sento il peso della responsabilità. Ma dovrei lasciare io? Avremmo risolto il problema? Se seguo quest’indicazione a ritroso, per quanto ho vinto in passato dovevo essere premier al posto di Gentiloni. Che significa? Non lascio nulla, piuttosto rilancio e in direzione si vedrà, può starne certo. Se si pensa che da qui al 2018, perché stanno tutti a fare i conti con le candidature, Egidi stia sulla graticola, si pensa male. So ciò che devo fare e come sempre lo farò con chiarezza e rispetto di tutti”

Nei prossimi mesi ci sono impegni importanti. Le Politiche, forse non più a settembre, ma all’orizzonte ci sono le regionali e il rinnovo del comune capoluogo. Non la preoccupa che meccanismi visti all’opera in questa tornata possano ripetersi, a tutto vantaggio degli avversari?
“Per questo dico che rilancio. Se la smettessimo tutti di stare in un dibattito assurdo nel quale ogni tre giorni si definiscono scenari, candidature, collocazioni, scambi, faremo del bene a queste terre e al Pd. Se la smettessimo di guardare al Pd come a un contenitore che qualcuno pensa di utilizzare alla bisogna, faremo il nostro dovere. Io proverò a dare il mio contributo, come sempre sincero, a volte anche ruvido, ma la politica di questi tempi richiede anche questo”.

L’esito delle comunali mette a rischio la presidenza Pd in Provincia? 
“Il margine è più stretto, ma con intelligenza politica possiamo e dobbiamo vincere le elezioni provinciali”.

Giuseppe Ferlicca


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14 giugno, 2017

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