Viterbo – “Quando si capovolge la realtà, spesso la si supera”, con una specie di paradosso Picone si presenta al Tuscia film fest. Poi, contro ogni aspettativa, la coppia di comici Ficarra e Picone sale sul palco, ritira il Premio “Pipolo” direttamente dalle mani dello scrittore Federico Moccia, assieme a Marco Müller, e, anziché iniziare a raccontarsi, capovolge davvero la realtà delle cose.
Decide di sedersi tra il pubblico a vedere il proprio film L’ora legale. Il film più visto e con i maggiori incassi in Italia nel 2017.
Fotocronaca: Ficarra e Picone al Tuscia film fest
Commentando il loro ultimo lavoro, L’ora legale, Ficarra commenta: “Non si tratta di legalità ma di ragionevolezza”. E poi, rivolgendosi al pubblico: “Facciamo una cosa anni ’80. Non facciamo foto, guardiamo il film”.
Ficarra e Picone, attesissimi, ieri sera, giovedi 13 luglio, hanno fatto il loro ingresso in una piazza San Lorenzo che per contenere tutti ha dovuto aumentare il numero delle sedute. Per oltre mille posti a sedere.
Tra le tante sfumature del Tuscia Film Fest, le note dai colori più vivaci le hanno portate proprio Ficarra e Picone. Una inossidabile coppia di comici che lavorano l’uno al fianco dell’altro da 24 anni. Ficarra commenta ironico “Praticamente ho passato più tempo con Picone che da solo. 24 anni non li fa nemmeno chi commette un omicidio”.
Una complicità straordinaria quella tra i due. Una ironia che ha scatenato applausi e risate tra il pubblico di Viterbo. Si sono conosciuti 25 anni fa in un villaggio vacanze. Ficarra faceva l’animatore e Picone era un cliente. Per gioco è iniziata la loro avventura. Destinata a divenire un crescendo di creatività e successi.
Dai locali siciliani di provincia ai cabaret locali, fino al magico incontro con Zuzzurro, il comico scomparso, che a Milano li ricevette tra gli ospiti di una serata e dedicò loro tempo e fiducia. Fino a scrivergli quei pezzi che li portarono poi fin sul palco di Zelig. “La Tv era ospite all’inizio, era il teatro dentro alla Tv quando abbiamo iniziato”, spiegano.
Così dal teatro alla Tv è stato un attimo. Ma per Ficarra e Picone l’impronta rimane sempre la stessa. Quella del teatro. Del rapporto vivo e vero con il pubblico.
Tanto è che spiegano: “Forse saremo vecchi ma vedere tutti questi telefonini accesi durante uno spettacolo dal vivo, gente che fa selfie o riprese e foto invece di seguire le battute, ci fa un po’ tristezza e un po’ disturba. Ci distrae. I cellulari sono uno stillicidio. La verità è che è cambiato qualcosa. Non voglio fare gli antichi ma la modernità ha bisogno di un galateo perché toglie magìa – sottolinea Picone –.
Forse i nostri figli saranno meglio di noi, sapranno gestire meglio questa sorta di modernità, magari con un nuovo galateo che regoli l’utilizzo dei mezzi di comunicazione”.
E Ficarra ribadisce: “Andare a teatro per noi è un regalo grande che ti fa la gente. Mentre potrebbe restarsene comodamente a casa a vederci in Tv, senza saltare la cena, senza dover uscire, parcheggiare, fare tardi, fare le file, pensare per tempo di procurarsi un biglietto”.
Marco Muller, ex direttore della Festa di Cinema di Roma e del Festival del Cinema di Venezia, intanto era lì con loro sul palco. Compiaciuto ha evidenziato quanto la coppia di giovani comici sia anticonvenzionale rispetto alla Tv.
Ha sottolineato come sia stato straordinario che la loro “confusione” sia riuscita poi a sposarsi con quel mondo affatto destrutturato che è il mondo televisivo.
Enrico Magrelli, direttore artistico del Tuscia Film Fest e conduttore della serata, ha chiesto poi agli artisti quante volte avvengano litigi tra di loro. La risposta: “La lite è all’ordine del giorno ma è sempre fertile per noi”.
Per i due comici e attori il cinema, avventura iniziata con il primo film Nati stanchi, è diventato un lavoro da fare con amore. Un lavoro di gruppo, insieme a tutte le persone incontrate strada facendo o sui vari set. Con questo ultimo lavoro cinematografico, L’ora legale, mandano un messaggio forte, importante, sulle abitudini di noi italiani.
Ficarra ha ammiccato amaramente sorridendo: “Questo film colpisce l’immaginario collettivo. In fondo è un guardarsi allo specchio. Spesso l’immagine riflessa non è delle migliori. Anche grazie a Striscia vediamo l’incompiuto, il malcostume. E nessuno mai in galera. La gente grida al cambiamento ma poi sorride e non rinuncia alla propria dose di illegalità quotidiana”.
Valeria Conticiani
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