Viterbo – “Una media di 600 paganti a sera”. Mauro Morucci fa un bilancio del Tuscia film fest. Sul palco hanno sfilato Kim Rossi Stuart, Michele Placido, Edoardo Leo, Ficarra e Picone e Marco Bellocchio e non solo. Il direttore artistico parla di un salto di qualità per la 14esima edizione che spinge gli organizzatori a continuare su questa scia.
Come è andato il festival?
“Molto bene – dice Morucci -, insomma, come ci aspettavamo che andasse, anche se prima ci sono sempre delle incognite. Siamo arrivati a sfiorare una media di oltre 600 paganti a sera con punte di mille presenze come con Ficarra e Picone. Di numeri importanti, ne abbiamo avuti anche gli scorsi anni, ma per questa edizione, c’è stato un discreto incremento. Ne siamo contenti, anche perché è filato pure tutto liscio”.
Da cosa è dipesa questa crescita?
“Credo perché siamo riusciti a coinvolgere diversi personaggi importanti che sono anche molto conosciuti: Ficarra e Picone, Kim Rossi Stuart che non gira molto e che ci ha fatto molto piacere di avere con noi. Ancora Pif e Michele Placido o Edoardo Leo e Bellocchio.
Nomi che hanno attirato il pubblico che al di là della proiezione aveva l’interesse a parlare e confrontarsi con questi personaggi. All’inizio, c’era un po’ di ‘paura’ per il programma, che era molto denso, e non sapevamo quindi se gli appassionati di cinema sarebbero venuti tutti i giorni. Invece, la risposta è stata positiva, anche perché l’offerta era molto variegata, dai film d’autore alle commedie”.
Qual è stata la vostra formula?
“Il nostro obiettivo è stato sempre quello di fare una panoramica sul cinema italiano della stagione che si è appena conclusa, selezionando, su questa base, dei film, con la peculiarità di invitare un ospite per accompagnare le proiezioni.
Siamo riusciti a portare nomi di un certo livello e forse ha inciso anche il lavoro che facciamo a Berlino. Questa stretta correlazione tra i due festival, con molti dei personaggi che partecipano all’uno e all’altro, aiuta molto la Tuscia. Si crea una buona sinergia che è importante, oltre che proficua.
Poi la collaborazione e il supporto di Enrico Magrelli che si occupa della parte artistica e di Marco Muller è stato fondamentale. Ci stanno molte idee e andiamo avanti”.
La risposta del pubblico viterbese?
“Diversi ospiti si sono meravigliati e sono rimasti colpiti dai numeri, convinti che non si pagasse. La soddisfazione maggiore è proprio il pubblico che, da quando abbiamo iniziato 14 anni fa, c’è sempre stato e che ci spinge ad andare avanti”.
Che edizione è stata?
“Abbiamo fatto un salto di qualità e, se mettiamo insieme i programmi del Tuscia film fest e quello di Berlino, che prevede il concerto di Carmen Consoli e il reading di Toni Servillo su Pirandello a 150 anni dalla nascita, non possiamo che essere molto soddisfatti. Non lo reputerei un picco, ma un miglioramento in avanti che deve essere mantenuto”.
Cosa c’è in futuro?
“Oltre al festival berlinese, c’è il progetto i “Borghi del cinema della Tuscia” che partirà in autunno e che mira alla promozione del territorio attraverso appunto il cinema. Coinvolgerà 4 comuni: Nepi, Vitorchiano, Caste sant’Elia e Faleria, ma l’obiettivo del 2018 è quello di allargare a tutta la provincia”.
A Berlino come viene percepita la Tuscia?
“In Germania proponiamo l’Italian film festival, considerando il cinema italiano in generale, però il fatto che lo organizziamo noi fa sì che ci sia un’ampia visibilità del territorio. Negli anni passati, per esempio, abbiamo fatto una mostra fotografica sulle location cinematografiche della Tuscia e quest’anno ne faremo una sui borghi del cinema del Lazio, dove comunque la nostra provincia avrà un ruolo preminente.
Siamo molto contenti e vogliamo confermarci in futuro. E’ come se fossimo passati dalla serie B alla serie A e vogliamo restarci. Credo sia possibile. L’impegno resta e, se Viterbo fosse stata una realtà normale con strutture in cui lavorare tutto l’anno, sicuramente avremmo potuto fare di più. Noi – conclude Morucci – continuiamo, siamo ottimisti e andiamo avanti”.
Paola Pierdomenico
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