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Tuscia film fest - Tra uno sberleffo e l'altro, Ficarra e Picone presentano "L'ora legale"

Quell’Italia da bar che non cambia…

di Alessandro Gatti - Tusciaweb Academy
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Ficarra e Picone al Tuscia film fest

Ficarra e Picone al Tuscia film fest

Ficarra e Picone al Tuscia film fest

Ficarra e Picone al Tuscia film fest

Tuscia film fest - Valentino Picone

Tuscia film fest – Valentino Picone

Tuscia film fest - Salvatore Ficarra

Tuscia film fest – Salvatore Ficarra

Ficarra e Picone al Tuscia film fest tra il pubblico

Ficarra e Picone al Tuscia film fest tra il pubblico

Viterbo – A suon di “stronzate”, tra una battuta e l’altra, Salvatore Ficarra e Valentino Picone raccontano di un’Italia che ama i discorsi da bar all’interno dei bar, ma non ha l’energia del cambiamento. Quel cambiamento che tutti vogliono, che tutti sanno essere necessario ma che a nessuno fa comodo.

Così L’ora legale, ultima pellicola di Ficarra e Picone, parla dell’Italia dei privilegi, tanto cara ai privilegiati, nessuno escluso. Il paese delle raccomandazioni e dei condoni alle case abusive in riva al mare. Il paese delle mafie e delle bustarelle. Il paese dei cartellini non timbrati a lavoro e dei falsi invalidi.

In quest’immagine di un Italia, che è un po’ la macchietta di se stessa, Ficarra e Picone ironizzano sull’italiano medio e lo deridono davanti al numeroso pubblico di piazza San Lorenzo a Viterbo in occasione del Tuscia Film Fest.

Quando ho pensato a questo film ero in macchina con un mio amico che, senza cintura di sicurezza, si lamentava che in Italia nessuno rispetta le regole mandando il Paese a Rotoli – dice Valentino Picone al divertito pubblico viterbese -. Quando gli ho fatto notare che era pericoloso girare in auto senza cinta, perché in caso di incidente l’airbag avrebbe potuto creargli seri traumi alla cervicale, lui mi ha risposto: Hai ragione devo far togliere l’airbag!”.

Una cavolata per far spettacolo e tenere la serata? Può darsi, ma non è difficile da credere perché alla gente piace lamentarsi ma poco importa di fare sacrifici per migliorare le cose. A tutti gli italiani fa in fondo comodo mantenere le cose così come sono.

“Signor sindaco non potete chiudere queste fabbriche, anche se inquinano danno lavoro a quasi tutto il paese”. Ecco una delle battute del film che racchiude il senso di quello che è l’Italia e la profondità del problema per un paese abituato, culturalmente, a raggirare le norme.

Lo hanno raccontato Ficarra e Picone nel film L’ora legale, con divertente e pungente drammaticità. Il buonismo all’italiana che critica il prossimo e aspira a un miglioramento che dovrebbe partire dall’interno di ogni singola persona.

Un film vero, divertente nello svolgimento delle vicende, ma drammatico nel finale. “Abbiamo voluto un finale vero – dice Salvatore Ficarra-. Tutti ci dicevano ma siete sicuri? Noi abbiamo pensato che un lieto fine non fosse realmente lo specchio di questo paese e di quello che sono i suoi abitanti”.

L’ora legale racconta di fatto un’Italia in cui tutti aspirano a un cambiamento che quando arriva crea scompiglio. Crea scompiglio imponendo rinunce inaccettabili. Rinunce di privilegi e compromessi, alle quali nessuno è disposto. “Perché non è nella cultura degli italiani – sostengono Ficarra e Picone – pagare un prezzo così alto per essere onesti”.

L’ora legale racconta un’Italia nella quale anche gli orologi non funzionano mai, ma che almeno due volte al giorno segnano l’ora esatta. Triste ma forse è vero.

Alessandro Gatti
Tusciaweb Academy


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14 luglio, 2017

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