Viterbo – “La parola protagonista dello spettacolo”. Edoardo Leo prepara il leggio per intrattenere il pubblico del Tuscia film fest. L’attore e regista romano domenica 16 luglio, alle 21, porterà in scena al Forte dei Borgia di Nepi il suo spettacolo “Ti racconto una storia”. In scena con lui Jonis Basir che lo accompagna con la musica. Improvvisata, naturalmente, un po’ come tutto lo spettacolo.
Una veste atipica per chi è abituato a vederlo sul grande schermo. Leo racconta la parola attraverso brani di letteratura, aneddoti e pensieri di grandi autori che rilegge in chiave popolare, un genere che l’attore definisce alto e al quale va ridata dignità.
Come nasce l’idea di questo spettacolo?
“Nel corso degli ultimi venti anni – dice Leo -, ho raccolto, romanzi brevi, articoli di giornale e aneddoti che riguardano l’arte del racconto. Pensieri che si inseriscono in un percorso che mi piaceva e che mischia un genere alto a uno più popolare. In pratica, chiacchierando col pubblico, spiego cosa penso della comicità, letta attraverso autori importanti come Calvino, Marquez, Benni, Baricco e Umberto Eco. E’ uno strano spettacolo che ogni sera cambia, perché entro in scena con un librone e, a parte il primo racconto, poi decido di volta in volta cosa fare”.
Ci sono grandi scrittori, ma anche pensieri che ha scritto lei.
“Ci sono anche mie riflessioni, non solo sul mio lavoro, ma sull’arte del racconto e su cosa sia la comicità e la parola popolare che, per me, è un concetto altissimo che, invece, negli ultimi anni, è stato molto svilito”.
In base a cosa seleziona i testi?
“Dipende molto dalla serata e dalla piega che prende. A volte può essere comica, altre più impegnata. Vediamo cosa succederà anche stavolta. Il filo conduttore è comunque la mia fascinazione totale per quelli che ti fermano e ti dicono che vogliono raccontarti una storia e ti tengono, inevitabilmente, inchiodati ad ascoltarli”.
Parla molto con il pubblico quindi.
“Ci parlo davvero, in una forma completamente informale. Ci chiacchiero e mi piace questo dialogo con chi mi viene a vedere”.
Qual è il senso di questa commistione di generi?
“E’ tutto trasversale, nel senso che le cose popolari sono molto alte. Popolare è appunto un concetto altissimo e bisogna restituirgli dignità con la grandiosità degli autori che si sono resi accessibili a chi ha più livelli di lettura e quindi più mezzi e anche a chi ne vuole cogliere il senso più immediato”.
In queste letture, si inserisce anche la musica.
“C’è con me Jonis Bascir che suona in diretta e che improvvisa una colonna sonora dal vivo delle cose che faccio. Tutto viene scelto al momento, senza una scaletta. Ci piace l’idea di rischiare andando in scena e accordandoci l’uno con l’altro, io con le parole e lui con la chitarra”.
Come si muove su questa scena che è molto essenziale, fatta di un leggio e un microfono?
“La protagonista dello spettacolo è la parola. Cerco comunque di fare lo spettacolo in posti particolari, raramente in un teatro, e penso la rocca dei Borgia sia un posto pazzesco e giusto per fare questo tipo di happening in cui la parola scritta e la parola raccontata sono i personaggi principali e quindi non c’è bisogno di altro”.
E il pubblico che ne pensa?
“Sono tanti anni che lo faccio è uno spettacolo insolito, diverso. E’ un reading in cui leggo, però, c’è stato finora grande entusiasmo nel venire e nel vedermi fare cose che magari non faccio al cinema. Ci sono ragazzi molto giovani, persone più grandi. Sono felice di farlo e di farlo in questi spazi all’aperto”.
Si rinnova la collaborazione col Tuscia film fest.
“Ho già ritirato il premio Pipolo qualche anno fa e torno volentieri. Sono molto legato alla Tuscia, essendo sutrino, e faccio uno spettacolo vicino a un posto che mi è molto caro. L’altra volta poi l’accoglienza è stata meravigliosa e sono felice di essere di nuovo qui”.
Ha un pensiero da rivolgere agli spettatori che parteciperanno il 16?
“E’ lo stesso che vale per me – conclude Leo – e cioè divertiamoci ad ascoltare in maniera divertente i grandi autori”.
Paola Pierdomenico
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