Viterbo – “Il botulismo è una rara ma gravissima malattia”. Lo sottolinea la professoressa Antonella Mencacci, responsabile della struttura complessa di microbiologia dell’azienda ospedaliera di Perugia dove Rocco De Pace, il 26enne di Viterbo morto proprio per un avvelenamento da botulino, è stato ricoverato per due mesi in rianimazione.
“La malattia – spiega la professoressa Mencacci – è causata da un veleno prodotto da un batterio: il Clostridium botulinum (dal latino botulus, salsiccia). Le spore di questo batterio sono ovunque, nel suolo o nell’acqua, e sono estremamente resistenti a varie condizioni, come i raggi ultravioletti o la bollitura a 100 gradi centigradi. Le spore sono distrutte solo dalla sterilizzazione con strumenti specifici, come le autoclavi di laboratorio.
In un alimento – continua la professoressa Mencacci -, in assenza di ossigeno (insaccati o nelle conserve sottolio), di un sufficiente grado di acidità e di una adeguata refrigerazione, le spore eventualmente presenti si trasformano in cellule batteriche capaci di replicarsi e produrre il potente veleno: la tossina botulinica. Questa tossina, che può essere inattivata solo dalla cottura dell’alimento, è inodore, insapore e incolore e, dopo l’ingestione, viene assorbita a livello intestinale e raggiunge il suo bersaglio a livello delle terminazioni nervose (giunzione neuromuscolare), impedendo ai nervi di trasmettere l’impulso nervoso ai muscoli, generando così una paralisi flaccida, con assenza completa di contrazione muscolare.
Il botulismo – prosegue la professoressa Mencacci – consiste infatti in una grave paralisi discendente (dai piccoli muscoli della faccia a quelli degli arti inferiori), simmetrica (destra e sinistra insieme) e progressiva. Ciò è dovuto al fatto che la tossina si lega in modo irreversibile al bersaglio e agisce per un lungo periodo di tempo, fino a che non si rigenerano nuove terminazioni nervose, cosa che può richiedere mesi o anni. La gravità della malattia, proporzionale alla quantità di tossina ingerita, è legata alla paralisi dei muscoli respiratori per cui i pazienti possono sopravvivere, in assenza di complicazioni, solo grazie alla respirazione assistita.
La diagnosi di questa malattia – conclude la professoressa Mencacci – è prima di tutto clinica e poi confermata da test di laboratorio, eseguiti in strutture di riferimento, che dimostrano inequivocabilmente la presenza della tossina botulinica nell’alimento sospetto e nei campioni biologici dei pazienti”.
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