Vetralla – Rogo in una segheria di Vetralla, assolto per non avere commesso il fatto un operaio finito sotto processo per tentato incendio. L’imputato difeso dall’avvocato Samuele De Santis, è stato assolto lunedì 12 novembre dal giudice Giacomo Autizi. Indagato dal 2013, era stato rinviato a giudizio nel novembre del 2016.
Protagonista della vicenda un 67enne di Vejano, accusato di aver tentato di incendiare una segheria a Vetralla verso le 22,20 del 21 febbraio 2013.
Al centro del processo un video, girato dalle telecamere della videosorveglianza, che hanno inquadrato un uomo che si avvicinava al portone d’ingresso e a un bancale della segheria, per poi cospargerli di liquido infiammabile.
Avrebbe scongiurato il peggio solo il tempestivo intervento dei vigili del fuoco, allertati da un operaio dell’azienda accanto alla segheria.
Tentato incendio, secondo gli investigatori. I vigili del fuoco avrebbero trovato tre focolai in tre punti diversi e rinvenuto delle macchie da liquido infiammabile oleoso, quale gasolio o simili.
Il pensionato è finito tra i sospetti in seguito alla burrascosa fine del rapporto di lavoro con l’azienda, sfociato in una denuncia ai proprietari per il presunto mancato pagamento di 160mila euro di contributi.
Una spalla più alta dell’altra, la forma del cranio e l’andatura zoppicante dell’individuo nel filmato lo avrebbero tradito, ma nella sua abitazione, passata al setaccio dagli investigatori, non è stato rinvenuto niente di riconducibile all’incendio.
Per il difensore De Santis quel filmato, mostrato anche in aula, non era attendibile.
“Piena soddisfazione per l’assoluzione – sottolinea il legale del 67enne – perché il fatto non è stato commesso dall’imputato per la difesa che, fin dal primo minuto, non aveva dubbi sull’innocenza dello stesso. Rinviare a giudizio una persona sul presupposto di un video dal quale nulla era individuabile di certo viola ogni tutela dell’individuo. Il processo, in questi casi, è esso stesso una pena”.
Il giudice Autizi ha chiuso messo la parola fine sulla vicenda giudiziaria, assolvendo in primo grado l’imputato con la formula “per non avere commesso il fatto”.
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