Viterbo – “Viva Sant’Antonio!”. Evviva il comitato del sacro fuoco, che ogni anno si autofinanzia e si fa il mazzo per garantire questa splendida festa. Il focarone di Bagnaia. Una piramide in piazza XX settembre. Oltre 500 quintali di legna sistemati su una pila alta 6 metri e larga trenta. Il tutto allestito da ragazzi e ragazze fra i 18 e trent’anni, che già da domani si metteranno al lavoro in vista del 2020. Cercando sponsor, costruendo e istruendo reti e persone.
“Dedichiamo il fuoco all’amicizia – ha detto la presidente Elisa D’Ottavio -. Un valore importante, per molti aspetti decisivo. E lo si capisce sopratutto quando si organizzano eventi del genere. Abbiamo riso, abbiamo pianto. Ce l’abbiamo fatta. C’hanno messo sotto pressione. Ma siamo restati in piedi, e siamo andati avanti”.
Multimedia – Il sacro fuoco di Sant’Antonio – Aspettando il focarone – Video: Il focarone di Bagnaia
Tantissime le persone in strada, altrettante quelle alle finestre. Tutti col naso all’insù, pronti a sfidare il freddo e a farsi un selfie per ricordo. Sempre in piazza, stand gastronomici e musica live con So What, Enrico Capuano & Tammuriata Rock, Inna Cantina e Borghetta Stile.
Con loro, il sindaco di Viterbo Giovanni Arena, il vescovo Lino Fumagalli, il prefetto Giovanni Bruno, gli assessori Laura Allegrini, Alessia Mancini e Claudia Nunzi, i consiglieri Antonio Scardozzi, Luigi Buzzi e Paolo Bianchini.
Viterbo – Il focarone di Bagnaia
In piazza anche il parlamentare Mauro Rotelli che ha invitato altri due colleghi. Uno del nord, Luca De Carlo, che è anche sindaco di Calalzo di Cadore in provincia di Belluno. E uno del sud, Marcello Gemmato, pugliese, deputato e segretario della commissione sanità. Per conoscere festa e tradizione, e il territorio che le caratterizza. Alle loro spalle c’è la magnifica Villa Lante, con il giardino all’italiana del XVI secolo, tra i più famosi e importanti in assoluto.
“Bagnaia – ha detto Rotelli – si dimostra come sempre con un cuore grande. Un’anima e un calore frutto di persone che ogni anno accolgono i tanti che vengono a visitare il sacro fuoco”
Il comitato Sacro Fuoco di Sant’Antonio di Bagnaia è composto da una sessantina di persone originarie del piccolo borgo alle porte di Viterbo che lavorano per organizzare la tradizionale festa invernale e tutta una serie di eventi collegati.
Viterbo – Elisa D’Ottavio
Viterbo – Alessandro Cencioni
Ciascun membro del comitato, in base al proprio tempo a disposizione e al proprio amore per il paese e il Santo si mobilita per dare un piccolo contributo alla grande festa di paese.
“C’è chi si occupa di contabilità – spiegano i ragazzi del comitato sul sito internet dedicato alla festa – chi di tutti gli aspetti burocratici, chi della parte grafico-informatica, chi pensa a reperire gli sponsor necessari, chi svolge lavori di sartoria relativi al corteo e addirittura chi ha creato una colonna sonora della festa che viene canticchiata e ballata da tutto il paese nei giorni di festa”.
“Il contributo principale viene poi dato da tutti coloro che si adoperano per reperire la legna che si vede ardere sul grande falò, a partire dal mese di febbraio fino al mese di dicembre. Solitamente il comitato dura in carica sette anni e va per generazioni, ma è sempre aperto all’entrata di nuovi ragazzi volenterosi che hanno voglia di adoperarsi per il loro paese. E’ rappresentato da un presidente e un vicepresidente che vengono eletti ogni anno in base a chi per primo il pomeriggio del 17 gennaio di ogni anno e a festa finita riesce a staccare la bandiera posta sulla chiesa di S.Antonio”.
Viterbo – Lino Fumagalli
Un impegno fatto di passione e responsabilità. Totalmente autofinanziato. “Dopo un anno di duro lavoro e di raccolta della legna – spiega Alessandro Cencioni del comitato – ci troviamo a festeggiare il nostro Santo patrono. Cercando di portare avanti una tradizione che stava morendo”.
“Il fuoco – ha sottolineato il vescovo Fumagalli – testimonia come la luce vince la notte. I nostri padri portavano poi la cenere del focarone nei campi e nelle stalle invocando la protezione di Sant’Antonio. E dobbiamo ringraziare i giovani e i giovanissimi che si sono impegnati nella sua costruzione”.
Per il prossimo anno il sindaco Arena ha promesso che il comune sarà al fianco degli organizzatori. Facendo in modo che possa arrivare alla festa un minimo di finanziamenti, necessari anche permettere alla manifestazione di fare il salto di qualità che merita.
“I ragazzi che hanno organizzato il fuoco – ha commentato il sindaco – hanno messo l’anima. Ed è giusto che siano gratificati con la grande partecipazione che pure questa volta c’è stata”.
Viterbo – Giovanni Arena
Intanto c’è anche la finale di supercoppa. Juve-Milan. Vinta dalla prima. E a Bagnaia c’è uno storico Juventus club, con 35 anni alle spalle. Sta all’inizio del borgo, e le persone fanno avanti e indietro con piazza XX settembre. Per vedere fuoco e partita.
“E’ importantissimo continuare a coltivare le tradizioni in questo paese – ha sottolineato il deputato Luca De Carlo -. Un’Italia fondata sui suoi comuni che rinnovano ogni anno la loro devozione ai Santi. La nostra identità è importante e va preservata anche per essere in grado di accogliere chi ha un’identità diversa”.
Viterbo – Paolo Bianchini, Mauro Rotelli, Marcello Gemmato, Luca De Carlo e Laura Allegrini
La festa di Sant’Antonio Abate era in passato una delle ricorrenze più sentite nelle comunità contadine. Anche oggi è piuttosto diffusa, soprattutto nelle zone rurali e nei paesi della provincia dove le tradizioni sono molto più radicate che nelle grandi città. Il Santo spesso era rappresentato con lingue di fuoco ai piedi e aveva in mano un bastone alla cui estremità era appeso un campanellino. Sul suo abito spiccava il tau, croce egiziana a forma di “T”, simbolo della vita e della vittoria contro le epidemie.
“Una grande partecipazione popolare – ha concluso infine il parlamentare Marcello Gemmato -. Le tradizioni si rinnovano partendo dai giovani. Ed è lo stesso calore che nel meridione portiamo nei confronti dei Santi in maniera diffusa su tutto il territorio. Il focarone è stato per me una grande scoperta”.
Daniele Camilli
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