Viterbo – “I leoni da tastiera che negano le foibe o ne infangano il ricordo sono soltanto degli imbecilli, dei delinquenti e dei birbaccioni”. Silvano Olmi e Maurizio Federici del Comitato 10 febbraio puntano il dito contro chi, in questi giorni, ha alzato voce e tiro sui social network, accusando chi lavora per ricostruire la memoria degli infoibati di essere dei falsari.
Oggi è il 10 febbraio, il Giorno del ricordo. Quello delle foibe dove tra il 1943 e il 1947 vennero gettate migliaia di persone. Dopo essere state uccise. In diversi casi ancora vive. Altrettante sono state costrette ad andarsene. Un lungo esodo che raggiunse anche Viterbo. Accusate dall’esercito partigiano del maresciallo Tito di aver collaborato con nazisti e fascisti nel corso della seconda guerra mondiale.
Un corteo silenzioso questa mattina ha attraversato Viterbo. Da piazza del Teatro, dove è partito, fino a Valle Faul, dove c’è la piazza dedicata ai martiri delle foibe e a Carlo Celestini, ucciso e infoibato nella ex Jugoslavia. Il primo ad essere rintracciato dalle ricerche portate avanti dal Comitato 10 febbraio.
Ad aprire la manifestazione lo striscione con il nome del comitato. Davanti tre donne, l’assessora comunale ai lavori pubblici Laura Allegrini, Rita Chiatti e Anna Melito. Tre donne per ricordare il sacrificio di una ragazza. Norma Cossetto, studentessa italiana di un paese vicino a Visignano in Istria, violentata e uccisa da partigiani jugoslavi nel 1943. “Il 4 e 5 ottobre di ogni anno – ha sottolineato Olmi – ricorderemo le atrocità che è stata costretta a subire. Siamo stati i primi a farlo e la nostra iniziativa diventerà anche una manifestazione nazionale”.
Olmi punta il dito anche contro i giornali. Nello specifico Repubblica, Corriere della Sera e Fatto Quotidiano che “oggi – ha precisato Olmi – non hanno dedicato nemmeno una riga al Giorno del ricordo”.
Le persone infoibate nate nella Tuscia sono in tutto quindici. Cinque della guardia di finanza, 5 dell’arma dei carabinieri, 3 della polizia di stato, un impiegato della prefettura e un sergente dell’esercito. Tre erano di Viterbo.
Assieme a Olmi e Federici, c’erano anche il sindaco e vice sindaco di Viterbo, rispettivamente Giovanni Arena ed Enrico Maria Contardo, l’assessora ai lavori pubblici Laura Allegrini, il deputato Mauro Rotelli, il vice presidente della provincia Fabio Valentini, il consigliere comunale Paolo Bianchini, il sindaco di Bassano in Teverina Alessandro Romoli e i rappresentanti della Questura, dei carabinieri, della finanza e della prefettura.
Ad intervenire anche il deputato Mauro Rotelli che ha ricordati i tempi “quando eravamo studenti dell’università degli studi della Tuscia e ci venivano negate le aule per affrontare il tema delle foibe e le responsabilità di quella terribile tragedia”. Il vice presidente della provincia Fabio Valentini ha posto invece l’accento sull’importanza della memoria come strumento di unificazione del paese, mentre il sindaco Arena ha promesso di portare le scuole viterbesi al monumento dedicato ai martiri delle foibe e a Carlo Celestini.
A conclusione della manifestazione anche il ricordo di Ferruccio Giurini, esule di Zara, classe 1932, che si fece l’Adriatico a remi per essere poi imprigionato in un campo di concentramento a Fano.
Infine la deposizione di un mazzo di fiori davanti al monumento dedicato a Celestini e ai viterbesi uccisi e gettati nelle foibe. Prima ancora il saluto e gli onori dedicati ai caduti di tutte le guerre di fronte al Sacrario di piazza martiri d’Ungheria. Quest’ultima dedicata invece a chi nel 1956 ha combattuto per la libertà contro i carri armati dell’Unione sovietica.
Le iniziative per il Giorno del ricordo proseguiranno anche nel pomeriggio. A Vasanello, con l’omaggio al monumento che racconta l’uccisione del vice brigadiere di pubblica sicurezza Vincenzo Quadracci. Infoibato il 25 maggio 1945 a Equile Lipizzano.
Il 23 febbraio, a Bassano in Teverina, verrà invece inaugurato un monumento in ricordo del finanziere Giovanni Ricci deceduto nel campo di concentramento di Bar in Serbia il 26 luglio 1946. Venne investito da una frana in una galleria della miniera di rame dove era stato costretto a lavorare.
Daniele Camilli
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Elenco dei viterbesi infoibati, fucilati o deceduti nei campi di concentramento jugoslavi
Finimaldo Angeletti, Nepi, 8 maggio 1913 – Plevia, 19 novembre 1944. Sotto Brigadiere della guardia di finanza.
Augusto Bacchi, Acquapendente, 20 aprile 1920 – Gulag di Borovnica, 26 giugno 1945. Guardia di finanza.
Otello Bigerna, Acquapendente, 5 ottobre 1887 – San Pietro di Gorizia, 13 settembre 1943. Civile, impiegato della prefettura.
Francesco Brocchi (detto Franco), Civita Castellana, 23 settembre 1915 – Polo, in data imprecisata del 1945. Brigadiere dei carabinieri.
Ennio Carosi, Carbognano, 15 febbraio 1912 – Gorizia, 7 maggio 1945. Vice brigadiere dei carabinieri.
Carlo Celestini, Viterbo, 6 marzo 1922 – Dyakovo, 28 aprile 1945. Sergente dell’esercito.
Pierino Corinti, Castiglione in Teverina, 4 gennaio 1911 – Canebola di Faedis (Udine), 26 aprile 1945. Guardia di finanza.
Luciano Lupattelli, Vetralla, 24 maggio 1906 – Foiba di Aquilina, frazione di Muggia, 24 aprile 1944. Carabiniere.
Giulio Mancini, Civitella d’Agliano, 19 settembre 1922 – Gorizia, 24 giugno 1945. Carabiniere ausiliario.
Cesare Merlani, Viterbo, 21 febbraio 1909 – Gulag di San Vito di Lubiana (Borovnica), luglio 1945. Guardia di finanza.
Fabio Pulcinelli, Fabrica di Roma, 11 marzo 1923 – Spalato, settembre 1943. Guardia di pubblica sicurezza.
Vincenzo Quadracci, Vasanello, 22 maggio 1894 – Equile Lipizzano, 25 maggio 1945. Vice brigadiere di pubblica sicurezza.
Giovanni Ricci, Bassano in Teverina, 18 febbraio 1915 – Campo di concentramento di Bar (Serbia), 26 luglio 1946. Guardia di finanza.
Fabio Tamantini, Viterbo, 25 dicembre 1907 – Grobnico, 14 giugno 1945. Guardia scelta di pubblica sicurezza.
Giovanni Tiburzi, celere, 24 agosto 1916 – Fiume, maggio 1945. Vice brigadiere dei carabinieri.
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