Viterbo – (sil.co.) – Nel vivo il processo all’operatore tecnico assistenziale arrestato lo scorso 9 ottobre con l’accusa di violenza sessuale in seguito alle denunce di tre pazienti di una casa di cura del capoluogo.
L’imputato è un giovane di 27 anni al quale, dopo mesi, sono stati revocati gli arresti domiciliari sostituiti dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento alle presunte vittime.
Il processo è ripreso ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone con l’audizione dei periti.
A porte chiuse. come chiesto sia dalle parti civili che dalla difesa, sono stati quindi sentiti gli psichiatri Giovanni Battista Traverso e Sergio Biagiotti, le cui consulenze sono state depositate solo da pochi giorni.
A complicare le cose, allungando i tempi, ci sarebbe stata l’acquisizione di alcuni video, per reperire i quali si è reso necessario andare in Sicilia, a Caltagirone, in provincia di Catania.
Il difensore Marco Russo, non avendo potuto avere accesso agli atti per motivi tecnici, ha chiesto di poter interloquire con i periti nel corso della prossima udienza, per studiarsi prima le carte, ragion per cui Biagiotti e Traverso si sono limitati a illustrare le rispettive conclusioni.
Riesame e contraddittorio col perito della difesa, lo psichiatra Antonio Coppotelli, sono stati quindi rinviati all’11 settembre.
In aula c’era anche una delle due vittime che si sono costituite parte civile al processo in cui il 27enne è accusato di violenza sessuale continuata e aggravata dalla minorata difesa delle vittime, che erano ricoverate presso una clinica del capoluogo quando sarebbero avvenuti gli abusi.
L’operatore tecnico assistenziale, che prestava servizio presso la clinica, è stato arrestato dai poliziotti della squadra mobile della questura, che hanno condotto le indagini coordinate dal sostituto procuratore Eliana Dolce. Presunte vittime tre donne sulla quarantina, nessuna delle quali viterbese.
Gli episodi sarebbero avvenuti la scorsa estate, e consisterebbero in molestie sessuali verbali, palpeggiamenti e sfioramenti di parti intime. A far scattare le indagini è stata una delle tre donne, che a fine settembre si è rivolta agli agenti della squadra mobile per denunciare gli abusi.
“Mi ha palpeggiato e sfiorato nelle parti intime”, avrebbe raccontato. Da lì la ricostruzione di altre due violenze e l’arresto del 27enne. I poliziotti in una manciata di giorni sono riusciti a risalire all’identità dell’operatore tecnico addetto all’assistenza.
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