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Tribunale - Imputato un trentenne arrestato per violenza sessuale in casa di cura il 9 ottobre 2018

Pazienti abusate in clinica, la difesa dell’operatore promette arringa fiume

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Marco Russo

Marco Russo

Viterbo – (sil.co.) – Operatore sanitario accusato di violenza sessuale ai danni di tre pazienti di una  casa di cura viterbese, al rush finale il lungo processo che se non ci saranno ulteriori intoppi  dovrebbe giungere a sentenza a marzo. La difesa promette una discussione fiume. 

Ieri il collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi ha calendarizzato le prossime tre udienze. La prima a dicembre per sentire il pm e la legale delle presunte vittime che si sono costituite parti civili. A febbraio toccherà al difensore Marco Russo, la cui discussione. Alla luce delle quattro consulenze di parte, potrebbe andare oltre le quattro ore già previste per l’udienza. A marzo repliche e sentenza. 

Imputato un operatore tecnico assistenziale (Ota) trentenne arrestato il 9 ottobre 2018 con l’accusa di violenza sessuale in seguito alle denunce di tre pazienti di una casa di cura. Due si sono costituite parte civile, mentre una quarta presunta vittima è stata sentita solo come parte offesa. 

Durissimo il difensore Marco Russo che, all’udienza del primo ottobre 2023, a fronte ella nuova composizione della terna giudicante, chiese che venisse in parte rinnovata  l’istruttoria, con la proiezione in aula dei video degli interrogatori protetti della parti offese, “con le domande filtrate dall’allora presidente del collegio”, “pazienti fragili” sulla cui attendibilità ha sempre sollevato dubbi il legale del giovane, accusato sette anni fa di violenza sessuale.

“Una delle presunte vittime ha parlato di abusi avvenuti di notte, un’altra di ‘masturbazioni plurime’ di operatori e infermieri. Ci sono cose di tale inverosimiglianza, contagio narrativo, una parte offesa che ammette l’infatuazione per l’imputato- spiegò il difensore dell’imputato – Una di loro si è sottratta alla perizia sulla capacità a testimoniare, un’altra è stata sentita dallo psichiatra del tribunale presso una Rems di Caltagirone, ma di quel colloquio non esiste video bensì soltanto l’audio. Si tratta di una donna ricoverata dopo che ha minacciato di buttarsi da un tetto dopo 13 denunce al marito, secondo cui alla Caritas hanno provato a ucciderla avvelenandola col sale, ma lei è stata furba perché ne prendeva poco e così si è salvata”.

Due anni fa il collegio rigettò le richieste della difesa, pronta a una requisitoria extralarge per spiegare una ad una tutte le ragioni a favore dell’imputato. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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7 ottobre, 2025

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