Viterbo – Al via il processo all’operatore tecnico assistenziale arrestato lo scorso 9 ottobre con l’accusa di violenza sessuale in seguito alle denunce di tre pazienti di una casa di cura del capoluogo.
L’imputato, un giovane di 27 anni, da quattro mesi agli arresti domiciliari, è comparso ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone. Per lui la procura ha chiesto il giudizio immediato, concesso dal gip del tribunale di Viterbo, senza il passaggio dall’udienza preliminare.
Non si tratterà in ogni caso di un pubblico procedimento, perché sia le parti civili, sia il difensore Marco Russo hanno chiesto che il processo venga celebrato a porte chiuse. Sarà invece pubblica la sentenza.
Il 27enne, al quale viene contestata la violenza sessuale aggravata e continuata, è stato arrestato dai poliziotti della squadra mobile della questura, che hanno condotto le indagini coordinate dal sostituto procuratore Eliana Dolce. Vittime tre donne sulla quarantina, nessuna delle quali viterbese, ricoverate nella casa di cura quando il giovane avrebbe abusato di loro. “Approfittando – secondo i poliziotti – della sua qualifica di operatore tecnico addetto all’assistenza”.
Gli episodi sarebbero avvenuti la scorsa estate, e consisterebbero in molestie sessuali verbali, palpeggiamenti e sfioramenti di parti intime. A far scattare le indagini è stata una delle tre donne, che a fine settembre si è rivolta agli agenti della squadra mobile per denunciare gli abusi.
“Mi ha palpeggiato e sfiorato nelle parti intime”, avrebbe raccontato. Da lì la ricostruzione di altre due violenze e l’arresto del 27enne. I poliziotti diretti da Donato Marano in una manciata di giorni sono riusciti a risalire all’identità dell’operatore tecnico addetto all’assistenza.
Ammesse le prove nel corso di una precedente udienza, ieri il collegio ha conferito al professor Giovanni Battista Traverso l’incarico di effettuare una perizia, come chiesto dalla difesa. Si torna in aula il 6 giugno.
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