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“Viviana ha ucciso Gioele, l’ha sepolto e si è buttata dal traliccio”

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Viviana Parisi e il figlio Gioele

Viviana Parisi e il figlio Gioele

Caronia - Sopralluoghi della polizia scientifica

Caronia – Sopralluoghi della polizia scientifica

Il traliccio vicino all'A20

Il traliccio vicino all’A20

Caronia – Viviana Parisi aveva già tentato il suicidio a fine giugno scorso.

Lo scrive il Corriere della Sera, secondo cui l’omicidio-suicidio è l’ipotesi più accreditata da quando sono stati ritrovati i resti di Gioele Mondello, il figlio di 4 anni della donna. Resti “compatibili al 99% con il bambino”, come da subito hanno specificato gli inquirenti: spetterà all’esame del dna dare l’ultima, scientifica certezza.

La deejay 42enne, lo scorso, 3 agosto aveva detto al marito che sarebbe andata a Milazzo a comprare delle scarpe per il bambino, e invece, secondo la ricostruzione della procura, avrebbe voluto raggiungere un viadotto dell’autostrada Messina-Palermo per buttarsi giù insieme al figlio. Un piano ben studiato. Così come la decisione di lasciare il telefono cellulare a casa: forse non voleva essere localizzata. 

L’incidente in autostrada però, le avrebbe fatto cambiare i piani e così sarebbe scesa dall’auto e si sarebbe allontanata. Poi, secondo la ricostruzione al momento più attendibile, avrebbe ucciso Gioele – forse per strangolamento, lo chiarirà l’autopsia -, e lo avrebbe adagiato in un fosso, ricoprendolo di sterpaglie e pietre: non una vera sepoltura. Questo spiegherebbe sia perché le scarpe della donna erano sostanzialmente pulite sia perché i resti del corpo del bambino sono stati trascinati dagli animali. 
 
Disperata, ma comunque spinta dall’obiettivo di togliersi la vita, Viviana avrebbe quindi cercato un burrone, un dirupo per buttarsi. Dopo aver percorso diverse centinaia di metri, si sarebbe accorta del traliccio dell’Enel. Lo avrebbe raggiunto, ci sarebbe salita e da lì si sarebbe buttata. La sua morte sarebbe stata istantanea. Questa l’ipotesi investigativa.

Di certo per ora ci sarebbe solo che la 42enne soffriva da tempo di ansia e crisi mistiche, come certificato dall’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto lo scorso 17 marzo. A fine giugno, poi, in coincidenza del tentativo di suicidio della donna, è stato compilato un secondo certificato che attestava problemi mentali. Entrambi i documenti sono stati ritrovati nel cruscotto della sua auto. Gli inquirenti stanno cercando di capire perché fossero lì e perché, nonostante le premesse sanitarie sul suo stato di salute, avesse così “tanta libertà” nel gestire la sua vita e quella del figlio. Nei prossimi giorni saranno  sentiti pure i servizi sociali.


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