Piero Ferri
Viterbo – Colosseo incompiuto del Riello, il titolare della Polonord si difende in aula dall’accusa di avere calunniato la guardia di finanza. Ieri l’esame dell’imputato, che si è messo nei guai oltre sei anni fa, per avere denunciato ai carabinieri per perquisizione illegale e furto di materiale informatico e documentazione varia le presunte vittime.
I fatti risalgono al 23 dicembre 2014 quando le fiamme gialle fecero accesso presso il cantiere della Polonord Spa, su delega della procura di Milano, per cercare una fattura di una ditta lombarda. Il 24 la denuncia. Il 29 la scoperta che era una perquisizione con possibilità di “forzatura coatta” dei cancelli.
Quattro finanzieri si sono costituiti parte civile al processo in corso davanti al giudice Giacomo Autizi, uno dei quali nel frattempo deceduto, assistiti dall’avvocato Roberto Massatani.
E’ invece difeso dai legali Clementina Bracci e Angelo Di Silvio l’imputato. Il 27 ottobre 2017, quando fu rinviato a giudizio, lo stesso pubblico ministero aveva chiesto il non luogo a procedere.
Blitz della finanza il 23 dicembre
Al centro della vicenda il famoso blitz del 23 dicembre 2014 al Riello, quando i finanzieri, con l’aiuto dei vigili del fuoco, giunti con l’autoscala, forzarono i cancelli del cantiere del costruendo centro direzionale per una perquisizione scattata in seguito a un’inchiesta della procura di Milano in cui Ferri sarebbe stato parte offesa.
L’imputato, quel giorno, non si era reso disponibile, quando fu contattato per una non meglio precisata “acquisizione di documenti”, spiegando che era il ponte di Natale e che comunque della contabilità si occupava un apposito dipendente, che era poi suo fratello.
Fu quest’ultimo, passando davanti al “Colosseo” ad accorgersi della presenza di finanza e vigili del fuoco. “Gli dissero che c’era stato un piccolo incendio, allora si identificò e lo fecero passare. Quando mi ha telefonato, andai su tutte le furie, per cui ho evitato di recarmi sul posto, perché avrei potuto perdere il controllo”, ha detto l’imprenditore, classe 1955, originario di Blera.
Esposto ai carabinieri la vigilia di Natale
Il giorno successivo, il 24 dicembre 2014, Ferri si recò dai carabinieri, presentando l’esposto per cui è finito sotto processo per calunnia. “Qualcuno ha voluto soffiare sul fuoco. Io mi sono limitato a fare un’esposizione dei fatti accaduti il giorno prima, sottoscrivendo che qualora fossero stati lesi i miei diritti, ero pronto a costituirmi parte civile. Non ho mai parlato di furto, non ho mai ipotizzato reati. Lo stesso pm Massimiliano Siddi, chiedendo il non luogo a procedere davanti al gup, disse di non aver ravvisato nulla di calunnioso”, ha sottolineato l’imputato.
“Solo il 29 dicembre ho saputo cosa era successo”
Il 29 dicembre, andato di persona presso il comando provinciale di via Cardarelli, gli fu spiegato che non potevano dirgli che si trattava di una perquisizione (“la perquisizione si fa a sorpresa”) e che il decreto prevedeva la possibilità di “forzatura coatta” anche in assenza dei destinatari. La querela dell’imprenditore è stata archiviata nel giro di otto giorni, dopo di che la procura, a sua volta, ha indagato Ferri per calunnia.
“Non sapendo che si trattava di una perquisizione, io dissi per telefono a un luogotenente che non mi occupavo della contabilità e che avrei dovuto organizzarmi. Mi resi però disponibile a far aprire gli uffici del Poggino da un idraulico mio conoscente, che lavora nei pressi, cosicché potessero mettere intanto dei sigilli, avvisando però che non volevo venisse scritto che era ‘la parte’, come era successo in passato con un mio magazziniere. Lui ha aspettato fino all’ora di pranzo, ma non si è visto nessuno, a parte un tipo fermo davanti al cancello, che gli ha detto di farsi gli affari suoi”, ha spiegato l’imputato, ricostruendo la giornata del 23 dicembre di sette anni fa.
“La finanza suonò al citofono di casa all’ora di pranzo, ma io non c’ero. Poi verso le 14,30-14,45 mi chiamò mio fratello allarmato, per dirmi che avevano fatto accesso coi vigili del fuoco non negli uffici del Poggino, ma al cantiere del Riello e che dentro una piccola baracca ci saranno stati una decina di militari che stavano rovistando dappertutto”, ha proseguito Ferri.
“Mi sono trovato sui giornali come se fossi Vallanzasca”
“Col senno di poi, andare sarebbe stata la cosa più semplice – ha ammesso ieri in udienza – ma c’erano stati dei comportamenti precedenti… il 29 dicembre, al comando provinciale, eravamo tutti dispiaciuti per l’accaduto”.
“Il giorno dopo, il 24 dicembre, mi sono trovato sui giornali come se fossi Vallanzasca. Con titoli tipo ‘Finalmente la verità sulla Polo Nord’. Si parlava di indagini della procura di Milano, di faldoni e computer portati via. Io non sapevo nulla di nulla. In un momento in cui il cantiere era fermo ed erano in corso trattative importanti per riprendere i lavori”.
“Il 29 dicembre mi sono stati notificati, dopo che avevo chiesto lumi, il verbale delle operazioni compiute e i documenti di Milano, che per quanto mi risulta consentivano l’accesso solo agli uffici del Poggino e non al cantiere del Riello”.
“La stanza blindata non era un bunker segreto”
Il 29 dicembre, Ferri venne a sapere che era stato effettuato anche un sequestro d’iniziativa per presunto occultamento di scritture contabili. ma la stanza blindata i cui tanto si è parlato non sarebbe stata un bunker segreto.
“Alle 15 hanno fatto l’accesso, un’ora dopo era stata già formulata l’accusa, senza che nessuno avesse chiesto di esibirle. Le presunte scritture occultate stavano dove dovevano stare, ovvero al civico 43 di via del Poggino. Erano in una stanza blindata a mo’ di cassaforte, realizzata per tenere i computer che vendevamo, di 150 metri quadri, con due evidentissimi portoni d’ingresso, ma che incredibilmente i finanzieri non hanno visto, né chiesto di ispezionare. Le scritture, inoltre, potevano stare tranquillamente anche al cantiere, perché nulla vieta di portare i documenti altrove nello stesso comune”.
Il processo riprenderà il 29 marzo, quando saranno sentiti i testi della difesa.
Silvana Cortignani
Polonord – Il rendering della megastruttura dietro al tribunale
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