Viterbo – Stupro di gruppo all’Ellera, sono stati rinviati a giudizio il 44enne e il 56enne viterbesi che il 28 settembre 2019 fecero ubriacare e violentarono una 39enne del capoluogo.
In aula c’era anche la vittima, che si è costituita parte civile con l’avvocato Francesca Bufalini. L’udienza preliminare si è svolta ieri davanti al giudice Giacomo Autizi che al termine della discussione ha stabilito che i due uomini debbano essere processati.
“Nonostante sia molto provata, la mia assistita è riuscita a vincere le sue ritrosie – ci tiene a sottolineare la legale – anche per dare un segnale di forza e coraggio a tutte quelle donne che per paura o per vergogna rinunciano a denunciare”.
“Inizialmente – ricorda Bufalini – aveva molti dubbi, al primo accesso al pronto soccorso pensò che tanto nessuno le avrebbe creduto. Non è andata così. Ha tanto pianto quando ci fu la richiesta di rinvio a giudizio dei suoi aguzzini e adesso, seppure nel dolore immenso e infinito per quello che le è capitato, è soddisfatta di avere creduto lei nella giustizia, anche se il cammino è ancora lungo”.
L’avvocato di parte civile Francesca Bufalini
La prima udienza del processo è stata fissata per il 13 aprile 2022 davanti al collegio.
Gli imputati, C.C. e M.T., all’epoca entrambi amici della vittima, che di loro si fidava, devono rispondere di stupro di gruppo aggravato dalla minorata difesa della parte offesa. Sono difesi dagli avvocati Maria Maurizi dello studio Massatani e Roberto Merlani.
Secondo le indagini della squadra mobile, coordinate dal pm Michele Adragna, i due viterbesi avrebbero approfittato della donna dopo averla convinta a seguirli in un appartamento tra i quartieri Ellera e Santa Lucia e averla fatta bere.
Una vicenda che ricorda lo stupro di gruppo al pub messo a segno da due ventenni militanti di estrema destra, sempre a Viterbo, cinque mesi prima, la notte tra l’11 e il 12 aprile 2019, presso il circolo di Casapound di piazza Sallupara, nel quartiere di San Faustino.
La differenza è che stavolta non c’è la “pistola fumante” dei filmati scambiati su WhatsApp a fare da prova regina dell’accaduto. Ci sono però i referti medici e le testimonianze di chi per primo ha soccorso la vittima.
Il giudice Giacomo Autizi
La coppia avrebbe assunto assieme alla donna “dosi consistenti di sostanze alcoliche”, quindi sarebbero iniziati gli approcci sessuali, “manifesti e molesti”, consistenti in palpeggiamenti al seno e al sedere, come si legge nell’avviso di conclusione indagini del pubblico ministero Adragna.
Avrebbero quindi costretto la 39enne ubriaca a subire atti sessuali, “approfittando della totale incapacità di reazione, essendo la donna in uno stato di incoscienza e comunque di minorata lucidità, in ragione di una condizione di manifesta ebbrezza alcolica, pertanto abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della stessa”.
Silvana Cortignani
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