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Tribunale - Operazione "Scacco matto" - I quattro ventenni facevano parte di una banda protagonista nei due mesi precedenti di una vera e propria escalation criminale

“Omicidio Zappa, refurtiva trovata a casa degli assassini mentre erano interrogati per il massacro del professore”

di Silvana Cortignani
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Viterbo – “Abbiamo scoperto che gli assassini di Zappa erano anche gli autori dei furti in serie messi a segno nei due mesi precedenti il delitto mentre erano interrogati in quanto sospettati della rapina sfociata nel massacro del professore”, ha detto l’ultimo testimone, un militare del nucleo investigativo della compagnia carabinieri di Viterbo. 

E’ il processo scaturito dall’operazione Scacco Matto. Arriverà il 31 marzo, quasi dieci anni esatti dopo l’omicidio del professor Ausonio Zappa, la sentenza per due dei suoi assassini su quattro ancora imputati di furto e ricettazione.

Con il quinto presunto complice della banda sono tuttora a processo per l’ondata di furti – tra cui una rapina a un’anziana finita in ospedale appena due mesi prima dell’uccisione del professor Zappa – che hanno preceduto l’efferato delitto che ha scosso Viterbo il 27 marzo 2012.


Ausonio Zappa

Ausonio Zappa


Si è chiusa ieri davanti al giudice Francesco Rigato l’istruttoria del processo ai fratelli Ionel Daniel e Cosmin Petrut Oprea, condannati rispettivamente a 8 anni e a 20 anni di reclusione per l’omicidio dell’ottantenne, morto in seguito al feroce pestaggio del 27 marzo 2012, quando l’anziano fu aggredito nella sua villa di Bagnaia mentre tentava di dare l’allarme durante un tentativo di rapina. 

Le successive indagini permisero di scoprire che la banda composta da quattro giovanissimi romeni, tutti ventenni, più un quinto connazionale, era già entrata in azione in altre occasioni, commettendo una raffica di furti in tutto il Viterbese, tra cui una rapina ai danni di un’anziana, stordita col cloroformio e finita in ospedale. 

Adrian Nicusor Saracil e Alexandru Petrica Trifan, condannati in via definitiva a 20 e 10 anni per il delitto Zappa, sono usciti dal processo ricorrendo a riti alternativi.

Il presunto complice e i fratelli Oprea sono accusati di furto e ricettazione in concorso. 

Undici le parti offese. Tra loro l’anziana di Vetralla rapinata da Saracil e Petrica, che davanti al gup hanno patteggiato un anno e mezzo in continuazione, chiudendo così i conti con la giustizia. 


Omicidio Zappa - Nei riquadri i rapinatori che lo hanno ucciso

Omicidio Zappa – Nei riquadri i rapinatori che lo hanno ucciso


Furti scoperti durante l’interrogatorio degli assassini di Zappa

I tre imputati, per cui la discussione è stata rinviata al 31 marzo 2022, sono difesi dagli avvocati Marco Russo, Roberto Fava e Luca Nisi. Ieri è stato ascoltato l’ultimo teste dell’accusa, uno dei carabinieri del nucleo investigativo della compagnia di Viterbo che a suo tempo si occuparono delle indagini. 

“Subito dopo il fermo per la rapina sfociata nel pestaggio del professor Zappa, morto dieci giorni dopo a Belcolle dove è giunto in coma, mentre la pm Paola Conti interrogava i sospettati, scattarono le perquisizioni domiciliari e a casa loro furono rinvenuti oggetti che sembravano provento di furto.

“Ci mettemmo sulle tracce dei proprietari e in base alle denunce di furti presentate dalle vittime, fu subito individuata la preside della scuola meda di Gallese, che riconobbe due dvd, la refurtiva asportata dall’istituto il primo marzo 2012”, ha detto il militare.


Stordita col cloroformio e rapinata

La novantenne, che fino a tre anni fa viveva in parrocchia, fu aggredita appena due mesi prima del delitto Zappa. La sua testimonianza, anche se non riguarda direttamente i tre imputati rimasti, rende l’idea dell’efferatezza con cui colpiva la banda, capace di prendere di mira senza farsi scrupoli anche le persone più anziane. 

Sarebbe stato il primo colpo messo a segno dalla banda. Era il 15 gennaio 2012, quando la vittima, all’epoca 85enne fu resa inoffensiva con un tampone imbevuto di liquido soporifero. Tampone che ha rischiato di ucciderla, avendole provocato una reazione allergica, con conseguente ricovero in ospedale per iperemia ed edema alla glottide, con una prognosi di 10 giorni.

Se non fosse stata soccorsa tempestivamente, avrebbe rischiato la vita. 


Divano dietro la porta della casa svaligiata

Durante il processo è stato sentito anche un militare viterbese di 47 anni, residente in via Santa Maria dell’Elce con la compagna. A loro è andata bene, quando i ladri sono entrati non erano in casa: “Ci hanno rubato tutto, i vestiti, l’oro – ha spiegato al giudice – rientrando abbiamo trovato la porta bloccata da dentro con il divano. Abbiamo spinto e dentro era tutto a soqquadro. Mentre scendevo telefonando ai carabinieri, per aspettarli, ho incrociato il ladro, l’ho visto bene in faccia, saprei riconoscerlo ancora e me lo trovassi davanti”.


Jeep ribaltata durante la razzia

Tra le vittime un imprenditore 55enne di Bagnaia, la cui azienda di materiali edili fu depredata e devastata dai banditi: “Oltre a razziare una serie di attrezzi – ha spiegato in aula – hanno fatto una serie di danni, mettendo i mezzi in avaria e addirittura facendomi trovare una jeep ribaltata”. Lui però, a differenza di altri testimoni, non li ha visti in faccia. 


Escalation criminale

Un’escalation di crimini nei tre mesi precedenti l’assalto alla villa di Zappa. Il 24 gennaio 2012 un furto di gioielli in un’abitazione di Viterbo. Il 10 febbraio il furto di una Mercedes a Monteromano, usata il 14 febbraio per un maxi furto di materiale edile a Bagnaia. I primi di marzo, a Marta, hanno svaligiato 1270 euro dalle macchinette cambiasoldi di un bar e di una gelateria. 

Poi tre scuole: il 1 marzo hanno rubato 2 lettori dvd alla media di Gallese, la sera della rapina a Zappa un proiettore all’istituto “Molinari” di Montefiascone e uno al “Savi” di Viterbo, nonché tre placche d’argento col nome della scuola.

Silvana Cortignani


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19 novembre, 2021

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