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Operazione "Scacco Matto" - Imputati i fratelli Oprea - L'accusa ha chiesto 3 anni di reclusione - A giudizio per l'escalation criminale culminata nel delitto

Omicidio Zappa, a dieci anni dal delitto due degli assassini assolti da furto e ricettazione

di Silvana Cortignani
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Viterbo – Chiuso il processo scaturito dall’operazione Scacco Matto. Dieci anni dopo l’omicidio di Ausonio Zappa, l’accusa ha chiesto che due dei quattro assassini del professore venissero condannati a tre anni di reclusione ciascuno per la ricettazione di due proiettori rubati al Paolo Savi di Viterbo e in una scuola di Montefiascone e la prescrizione per due furti alle slot machine in altrettanti bar di Marta. Il giudice Francesco Rigato li ha assolti per non avere commesso il fatto. 


Omicidio Zappa - Nei riquadri i rapinatori che lo hanno ucciso

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Imputati i fratelli Ionel Daniel Oprea e Cosmin Petrut Oprea, difesi dagli avvocati Marco Russo e Roberto Fava. Erano stati condannati rispettivamente a 8 anni e a 20 anni di reclusione, in via definitiva, per l’omicidio dell’ottantenne, morto in seguito al feroce pestaggio scattato, quando l’anziano fu aggredito nella sua villa di Bagnaia, mentre tentava di dare l’allarme durante un tentativo di rapina.

A distanza di dieci anni dalla rapina in villa del 27 marzo 2012, sfociata nell’omicidio del professor Zappa, due degli assassini sono stati assolti ieri dalle accuse di furto e ricettazione in concorso di cui erano imputati per una serie di colpi messi a segno, secondo l’accusa, nelle settimane precedenti il delitto, giunto al culmine di un’escalation criminale che aveva caratterizzato i primi mesi dell’anno. 

Fu chiamata operazione Scacco Matto dagli investigatori che nel corso delle indagini immediatamente successive al delitto scoprirono che gli assassini del professore (una banda composta da quattro giovanissimi romeni, tutti all’epoca ventenni) più un quinto connazionale, erano già entrati in azione, commettendo una raffica di furti in tutto il Viterbese, tra cui una rapina ai danni di un’anziana di Vetralla, stordita col cloroformio e finita in ospedale il 16 gennaio 2012, due mesi prima che la banda massacrasse di botte il professore.

Assolto per non avere commesso il fatto anche il presunto quinto complice, difeso dall’avvocato Luca Nisi, imputato nello stesso processo, mentre ne sono usciti a suo tempo, ricorrendo a riti alternativi, Adrian Nicusor Saracil e Alexandru Petrica Trifan, quest’ultimo figlio della badante che anni prima aveva assistito la suocera della vittima, condannati in via definitiva a 20 e 10 anni per il delitto Zappa.


Ausonio Zappa

Ausonio Zappa


Dieci anni fa uno dei delitti più efferati commessi nel Viterbese

Il fondatore dell’Accademia di Belle Arti di Viterbo e Milano, che aveva da poco compiuto 81 anni, fu aggredito nella sua villa di Bagnaia, la notte tra il 27 e il 28 marzo 2012, da una coppia di sbandati a caccia di soldi facili che, scoperti, invece di scappare massacrano di botte il padrone di casa solo perchè aveva fatto per suonare l’allarme.

Esecutori materiali Adrian Nicusor Saracil e Cosmin Oprea, che avevano all’epoca 22 e 19 anni. Ad attenderli fuori in macchina c’erano due connazionali, anch’essi condannati, per concorso anomalo nell’omicidio. 

Erano le 2,34 quando il comando provinciale dei carabinieri di Viterbo fu allertato, tramite una segnalazione di un istituto di vigilanza privato, dell’attivazione di un allarme presso una villa ubicata in strada Romana.

All’arrivo dei soccorritori, la vittima giaceva a terra incosciente in un lago di sangue. Zappa è poi morto a Belcolle il 7 aprile 2012, dopo dieci giorni di agonia, senza più riprendersi, in stato di coma irreversibile a causa della ferocia dei colpi ricevuti.

Accanto al corpo dell’81enne i carabinieri hanno rinvenuto il telecomando con cui l’anziano aveva dato l’allarme alla vigilanza: l’azione che ha innescato la reazione brutale e selvaggia dei rapinatori e che li ha spinti ad accanirsi ulteriormente sul poveretto.

In base all’autopsia il professore sarebbe stato bastonato forse con lo stesso paletto di ferro usato per forzare la portafinestra. 

Attorno alle 2,10 una pattuglia in servizio della stazione carabinieri di Bagnaia aveva fermato alla Quercia una vettura sospetta, una Bmw con vecchia targa, con a bordo due pregiudicati romeni, noti alle forze dell’ordine, poi identificati come i “pali”. Erano il fratello di Cosmin, Daniel Ionut Oprea e il ragazzo cresciuto a casa della vittima, Alexandru Petrica Trifan, all’epoca di 25 e 20 anni. 

La macchina, dopo il delitto, fu fermata da un altro servizio preventivo notturno della stazione carabinieri di Vignanello, con a bordo anche i due autori materiali. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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1 aprile, 2022

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