L’incendio a Tarquinia – Nel riquadro Ionel Pavel
Tarquinia – (sil.co.) – Capannone dato alle fiamme a Tarquinia, condannato a due anni di reclusione il “tuttofare” romeno di mafia viterbese, l’operaio 41enne Ionel Pavel. Ieri la sentenza del tribunale di Civitavecchia che, sentito il difensore Michele Ranucci del foro di Viterbo, ha ridotto di un anno la richiesta del pm di una pena di tre anni.
Il “piromane incastrato dal Dna” è l’unico romeno, all’epoca un operaio residente a Canepina, tra i tredici arrestati della banda criminale italo-albanese sgominata con l’operazione Erostrato del 25 gennaio 2019.
Fotocronaca: Officina in fiamme a Tarquinia
Una banda che era già salita agli onori delle cronache nel biennio 2017-2018 proprio per i ripetuti attentati incendiari messi a segno nel capoluogo ai danni di vetture di forze dell’ordine, professionisti, imprenditori, perfino nel piazzale di una concessionaria, quando ancora non si conoscevano i nomi dei responsabili.
Pavel, secondo l’accusa, la notte tra i 5 e il 6 luglio 2014, avrebbe dato alle fiamme, nella zona artigianale di Tarquinia, il capannone del suo ex datore di lavoro per vendicarsi del licenziamento. Sarebbe stato lui ad appiccare nell’estate di nove anni fa il rogo che incenerì un capannone adibito a rimessaggio e officina e 7 autotreni carichi di cereali, per un danno complessivo superiore a un milione e 200mila euro.
A tradire Pavel, riconosciuto dalla vittima, le foto degli arrestati di “mafia viterbese” divulgate dagli organi di stampa e il profilo genetico tipizzato nel 2014 dalla scientifica.
Il 39enne è stato raggiunto il 4 febbraio 2020 dall’avviso di fine indagini preliminari della procura della repubblica di Civitavecchia per incendio doloso aggravato dal fatto di averlo appiccato su impianti industriali, cagionando alla vittima un danno patrimoniale di rilevante entità.
Il difensore Michele Ranucci
Piromane incastrato dal Dna
A Tarquinia sulla scena del crimine entrarono in azione gli esperti della polizia scientifica che nel corso del sopralluogo repertarono diverse tracce riconducibili al probabile autore dell’incendio doloso: tracce di sangue su una porta sfondata.
Fu anche tipizzato un profilo genetico, rimasto “ignoto” fino al blitz antimafia del 25 gennaio 2019, quando la vittima, vedendo sugli organi di stampa le foto dei tredici arrestati, ha riconosciuto in Ionel Pavel uno dei sospetti incendiari, riferendo la circostanza agli investigatori del commissariato di Tarquinia.
A quel punto, a distanza di cinque anni, è bastato comparare il profilo genetico di “ignoto” con quello di Pavel per avere esito positivo.
A Viterbo, Pavel è tuttora sotto processo con Emanuele Erasmi e Manuel Pecci, anche loro arrestati nel blitz antimafia della Dda di Roma. Sono gli unici tre cui viene contestata la “sola” aggravante del metodo mafioso.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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