Civitavecchia – “Il 2024 può essere l’anno della svolta, un momento per pianificare i prossimi decenni”. Il presidente di Unindustria Cristiano Dionisi inquadra gli obiettivi per il futuro: “Da phase out, sviluppo del porto e Civitavecchia-Orte i passaggi decisivi”.
Cristiano Dionisi
“Il prossimo anno può rappresentare il momento della svolta per questo territorio, l’obiettivo è sfruttare al meglio tutte le opportunità di sviluppo e crescita”. Cristiano Dionisi, presidente di Unindustria Civitavecchia traccia un bilancio sul 2023 ma soprattutto sull’orizzonte del 2024, anno cruciale per le sfide nell’ambito dello sviluppo e della valorizzazione della città, anche grazie ai finanziamenti del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Che anno è stato quello che sta per chiudersi?
“Durante il 2023 sono state avviate opere fondamentali, come l’apertura nel cantiere della Orte-Civitavecchia o le infrastrutture di ultimo miglio in porto. Abbiamo attivato l’importantissimo progetto sulle energie del Lazio: lo scorso ottobre sono iniziate le attività per formare i nostri giovani. Abbiamo aperto il tavolo interministeriale in seno al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, coordinato dal sottosegretario Bergamotto e dalla vicepresidente Angelilli e abbiamo stretto rapporti con importanti investitori, i quali iniziano a vedere il nostro come un territorio accogliente e collaborativo”.
Quali prospettive ci sono per il 2024? Civitavecchia sarà all’altezza delle fondamentali partite sullo sviluppo che si presenteranno nel corso dei prossimi mesi?
“Mi auguro proprio di si. A breve avremo un incontro con Enel per fare il punto della situazione sul phase out dal carbone. Già da gennaio saremo al lavoro per mettere a terra nuovi progetti e mi auguro che la collaborazione che abbiamo costruito in questa fase tra il mondo delle parti sociali e le istituzioni ci permetta di analizzare le singole proposte in maniera matura e veloce. Non possiamo permetterci di perdere un minuto in più. La strada maestra è il tavolo interministeriale: è proprio lì che disegneremo il layout economico ed industriale dei prossimi decenni. Servirà uno sforzo di sintesi per concretizzare insieme a player importanti con i quali stiamo dialogando i percorsi già avviati sull’economia del mare, sull’economia circolare, sulla logistica e sulle nuove energie”.
Si riuscirà a far convivere esigenze occupazioni con i nuovi standard ambientali?
“Il nuovo modello industriale che abbiamo in mente e che proponiamo risolve a monte il problema dell’impatto ambientale, quindi mi auguro che il dibattito sia sereno e non si impantani su posizioni preconcette: dobbiamo saper leggere lo sviluppo guardando al futuro e non replicando le dinamiche del passato”.
Cambiando tema, quanto pesa l’aumento della pressione fiscale per le piccole e medie imprese?
“Da questo punto di vista servono delle scelte coraggiose e consapevoli. Ad esempio, se si vuole intervenire sul carico fiscale che penalizza le aziende locali, come sul tema Tari, siamo in grado di immaginare la realizzazione di progetti di economia circolare a servizio e a vantaggio del territorio. Se vogliamo mantenere la nostra vocazione energetica dobbiamo saper vincere la sfida delle nuove energie, come quella dell’idrogeno, dei biocarburanti, degli storage o dell’eolico off-shore”.
Quali saranno le tappe più importanti in tema di sviluppo nel 2024? Phase out a parte?
“A gennaio sarà pronta una nostra proposta per un metodo di lavoro dinamico, veloce e trasparente su tutti i progetti di sviluppo. Tra un anno, oltre all’implementazione dei progetti legati al phase out del carbone, mi piacerebbe molto veder concretizzata la zona logistica semplificata. Inoltre vorrei che sui lavori sulla Orte-Civitavecchia saremo entrati nel vivo e che Civitavecchia sia stata capace di entrare in un Consorzio Industriale regionale unico, attivo e operativo. Dobbiamo fare in modo che Civitavecchia divenga città pilota a livello nazionale sullo sviluppo. Abbiamo il compito di creare una nuova economia diversa da quella che ci ha contraddistinto gli ultimi decenni, lo dobbiamo al territorio e lo dobbiamo soprattutto alle nostre piccole e medie imprese, che hanno accettato la sfida della trasformazione e che stanno investendo sulle proprie strutture con percorsi di formazione e di riorganizzazione. Le nostre aziende stanno soffrendo molto questa fase, noi con Unindustria le stiamo aiutando, favorendo percorsi di aggregazione e di innovazione”.
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