Viterbo – “Il fulcro del concetto di biblioteca moderna consiste nel riuscire a fornire all’utente l’informazione che cerca, indipendentemente dalla presenza fisica delle fonti. La biblioteca attuale non si basa più esclusivamente sul possesso del documento, ma sull’accesso al documento”. Giovanna Pontesilli, direttrice della biblioteca del polo umanistico sociale dell’Unitus di Viterbo, ripercorre la storia del complesso bibliotecario che dirige e il suo continuo adattamento ad un mondo sempre più digitale.
Giovanna Pontesilli, direttrice del polo bibliotecario umanistico sociale dell’Unitus
Quando e come nasce il polo bibliotecario di cui è direttrice? Da quanti volumi è formato? I libri presenti sono stati tutti acquistati o sono frutto di donazioni?
“Il polo bibliotecario umanistico sociale è il risultato della fusione, avvenuta nel 2014, delle quattro ex biblioteche delle facoltà umanistiche presenti nell’ateneo: lingue e letterature straniere moderne, beni culturali, economia e scienze politiche. La biblioteca del polo umanistico sociale, considerando la giovane età dell’ateneo, vanta un imponente patrimonio librario di circa 250mila volumi, numero costantemente in aumento. Oltre a costituirsi attraverso le acquisizioni bibliografiche che vengono sollecitate dai docenti, una grossa parte di questo patrimonio è formata dalle biblioteche di autori o di grandi personaggi che ci sono state donate. Ad esempio, abbiamo un fondo (parziale) del giornalista viterbese Alessandro Vismara e il fondo del celebre linguista Giorgio Raimondo Cardona. Abbiamo un importantissimo fondo archeologico di circa 20 mila unità librarie, che è tra le più importanti collezioni dell’ambito archeologico a livello regionale. Motivo di profondo orgoglio è il fondo, un po anomalo, del grande costituzionalista vivente Sabino Cassese. Periodicamente Cassese lavora su dei volumi che, una volta finiti di consultare e studiare, generosamente spedisce alla nostra biblioteca. Il suo fondo è, quindi, in continua evoluzione”.
Per quanto riguarda il fondo della famosa poetessa Amelia Rosselli, da quanti volumi è formato? Come ne siete entrati in possesso e quando? Attualmente lo state utilizzando per qualche progetto?
“Il fondo di Amelia Rosselli è un fondo di poco più di 2800 volumi che ci ha portato una certa visibilità a livello mondiale. Il polo umanistico sociale l’ha acquisito in modo quasi fortuito. Di solito la nostra biblioteca ottiene in donazione fondi di un personaggio che aveva rapporti con la Tuscia e con l’ateneo, oppure che vantava origini della zona. Per Amelia Rosselli non abbiamo nessuno dei due elementi. La professoressa Angela Gianni Trapani, che nel 1996 insegnava letteratura anglo americana nella facoltà di lingue e letterature straniere, era molto amica della poetessa. L’11 febbraio del ’96, quando Amelia si suicida, la professoressa scopre che i fratelli Rosselli, residenti all’estero, avevano fretta di liberare l’appartamento di lei per venderlo. Angela decide di chiamare l’allora direttore della biblioteca e chiedere se avesse interesse in un’eventuale acquisizione di questo patrimonio. Le abituali procedure avrebbero richiesto troppo tempo quindi il direttore accettò la proposta e recuperò il fondo direttamente con mezzi propri. Tra i meridiani Mondadori c’è un volume monografico interamente dedicato alla poetessa Amelia Rosselli, frutto di un progetto dell’istituto di italianistica di Oxford. Nelle prime pagine di questa monografia, viene citata e ringraziata proprio la biblioteca della facoltà di lingue dell’università della Tuscia, senza la disponibilità della quale il lavoro non sarebbe potuto essere realizzato. Attualmente stiamo lavorando anche al recupero delle postille, delle note di possesso, delle sottolineature e delle dediche che sono presenti sui libri. Elementi che aiutano a ricostruire l’affascinante, complessa e struggente figura di Amelia Rosselli”.
Sala di lettura della biblioteca universitaria di Santa Maria in Gradi, Unitus
Chi può accedere alla biblioteca universitaria? Solo la comunità studentesca o tutti i cittadini? È necessario qualche requisito particolare per usufruire dei servizi offerti?
“Di solito le biblioteche accademiche si rivolgono esclusivamente all’utenza istituzionale, costituita da studenti, docenti e personale tecnico amministrativo. In una generica biblioteca universitaria, la consultazione è possibile per tutti ma non si può avere un volume in prestito. Noi, per scelta, abbiamo deciso di aprirci al territorio perché crediamo che questo patrimonio debba essere condiviso. Crediamo che la biblioteca, per sua definizione, sia un qualcosa di aperto al mondo che esaurisce la sua funzione solo quando riesce a trasmettere conoscenza a chi ne fa richiesta. Per questo motivo i nostri servizi sono rivolti a tutti i cittadini, senza eccezioni. Da qualche anno offriamo anche il servizio delle aperture prolungate della sala di lettura. La biblioteca infatti viene aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 9 a mezzanotte, e nel weekend dalle 9 alle 19. I servizi terminano comunque alle 17, ma la sala di lettura rimane aperta per tutti gli utenti che vogliono usufruirne. Non è necessario alcun requisito. La sede principale di Santa Maria in gradi, ovviamente, ha tutti i mezzi necessari per far sì che gli utenti con bisogni motori speciali possano usufruire dei servizi alla stessa maniera degli altri utenti, senza alcuna discriminazione”.
Sala di lettura della biblioteca universitaria a Santa Maria in Gradi, Unitus
Il polo bibliotecario che dirige, come si è adattato all’evolversi di questo mondo sempre più digitale? Quali servizi offre in quest’ambito? Quanto e in che modo pensa sia cambiata l’idea moderna di biblioteca rispetto a quella tradizionale?
“La biblioteca di oggi è frutto di una progressiva trasformazione. L’obiettivo fondamentale del nuovo concetto di polo bibliotecario deve essere riuscire a fornire all’utente l’informazione richiesta, indipendentemente dalla presenza fisica del documento. A questo proposito il nostro polo si è attivato fornendo all’utenza universitaria una serie di servizi appositi. La piattaforma Mlol è uno degli strumenti che noi mettiamo a disposizione degli studenti, al suo interno si possono trovare tutte le tipologie di testi che si potrebbero trovare in una biblioteca di pubblica lettura. Molto accademici e disponibili in un’ampia gamma di ambiti, sono tutti gli abbonamenti a periodici elettronici e banche dati elencati nella pagina del sistema bibliotecario di ateneo. L’utenza istituzionale può accedervi utilizzando le credenziali della piattaforma Gomp, una procedura molto semplice. Una volta effettuato l’accesso, si può automaticamente scaricare il documento desiderato sul proprio device e utilizzarlo. Questa è una delle grandi innovazioni legate al nuovo modo di pensare la biblioteca. Se infine il documento richiesto non è disponibile in modalità cartacea e nemmeno in digitale, offriamo i servizi di document delivery (o fornitura documenti) e di prestito interbibliotecario. Attraverso gli Opac nazionali e internazionali, riusciamo ad individuare altre biblioteche che posseggono l’informazione cercata, ci entriamo in contatto ed otteniamo il documento, per un breve periodo nel caso di volumi fisici che ci vengono prestati, senza limiti temporali per le scansioni che ci vengono inviate. In ogni eventualità il polo bibliotecario si attiva e riesce sempre a fornire l’informazione all’utente.”
Cosa l’ha spinta a scegliere questo lavoro e a costruirsi una carriera in quest’ambiente? Da quando è direttrice del polo umanistico sociale? Cosa consiglierebbe ai ragazzi che vogliono intraprendere la sua stessa strada?
“Ho sempre sognato di fare questo lavoro e da quando ho cominciato l’ho sempre fatto con tanta passione. Mi sono preparata professionalmente diplomandomi alla scuola vaticana di biblioteconomia nell’anno accademico 1983/84. Poi ho vinto il concorso e sono subito entrata come aiuto bibliotecario. Lavorare in mezzo ai libri era quello che avevo sempre sognato, i primi tempi quasi stentavo a credere di esserci riuscita. Ho lavorato per tanti anni come aiuto bibliotecario ed ho poi avuto la direzione del nascente polo umanistico sociale nel 2014, quando l’amministrazione centrale ha deciso di riunire le quattro ex biblioteche esistenti. Il mio amore per questa professione è cresciuto insieme a me. Questo è accaduto semplicemente perché non vedo il mio lavoro come un dovere o una necessità in vista del guadagno, ma lo vivo con estrema serenità e costante soddisfazione. Ai ragazzi consiglio sempre di scegliere un impiego che amano, in modo che ogni loro giornata sia alimentata dalla passione che nutrono per ciò che fanno”.
Edoardo Santi, bibliotecario, e Giovanna Pontesilli, direttrice del polo bibliotecario umanistico-sociale
Ormai le opzioni sono tante, personalmente lei preferisce libri cartacei o digitali? Perché? Può dirci chi è il suo autore preferito, o uno degli autori che ama di più, e per quale motivo?
“Preferisco in assoluto libri cartacei. Purtroppo ho 64 anni compiuti e probabilmente anche una forma mentis che oramai non può fare a meno dell’odore di un libro, del toccare le pagine di un libro per scoprirne le fattezze. Mi è quasi impossibile scegliere un unico autore preferito, tra gli italiani citerei sicuramente Fabio Stassi. È un autore di estrema rilevanza che ha pubblicato, ad esempio, con Sellerio e con Minimum fax, troppo poco considerato secondo me. Stassi è uno tra i miei preferiti non solo perché è un bibliotecario che vive a Viterbo, ma perché ha questa passione per la scrittura che traspare da ogni cosa che crea. Ha una cultura enorme ed un’eleganza nello scrivere che non è assolutamente scontata. Non posso non dire che ho amato alla follia il suo ultimo saggio su Dante”.
Lasciamoci trasportare dalla fantasia per un momento: se si trovasse su un’isola deserta, quali 3 libri porterebbe con lei?
“Porterei sicuramente Sons and Lovers di Lawrence. È un libro che ho amato tantissimo e il cui fulcro centrale è costituito dal rapporto di una madre con suo figlio e da tutte le dinamiche psicologiche collegate. Un altro mio libro del cuore è sicuramente Madame Bovary di Flaubert. Quando l’ho letto sono rimasta fortemente affascinata ed ispirata da quella donna indipendente che non è altro che il ritratto di tante donne reali. Donne che vorrebbero semplicemente dare e ricevere amore, e che invece si ritrovano ad essere considerate come degli oggetti. Come ultimo libro, non certo per importanza, porterei la Divina Commedia di Dante. Essenzialmente perché è un meraviglioso spaccato della vita umana, dei nostri pregi e difetti. È un’opera sempre attuale che approfondisce le fragilità di ognuno di noi e che tutti dovremmo leggere, comprendere e amare, per capire noi stessi e chi ci circonda”.
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