Tribunale di Viterbo – La panchina rossa inaugurata il 25 novembre 2022
Viterbo – (sil.co.) – Violenza sessuale di Santo Stefano, sessantenne chiede che venga sentita la presunta vittima quindicenne. La minorenne sarebbe stata aggredita da due adulti. Ha già patteggiato due anni un 29enne. L’imputato sostiene di essere intervenuto solo per portare via l’amico su di giri, che per via dell’alcol stava esagerando.
Sono state ammesse le prove del processo per violenza sessuale scaturito dall’aggressione nel piazzale di un distributore dell’Alta Tuscia ai danni di una quindicenne. La minorenne sarebbe stata vittima, la sera di Santo Stefano del 2022, di palpeggiamenti spinti e approcci di natura chiaramente sessuale da parte di due uomini adulti, due operai, un 29enne tunisino e un sessantenne algerino.
Lo scorso 14 giugno il tunisino ha patteggiato due anni di reclusione con lo sconto di un terzo della pena del rito alternativo, che è stato invece negato al sessantenne, tuttora agli arresti domiciliari, col permesso di recarsi al lavoro, difeso dagli avvocati Michele Ranucci e Vittoria Mezzetti, cui per ora il tribunale, non essendo ancora il processo entrato nel vivo, ha negato un alleggerimento della misura.
I primi testimoni dell’accusa saranno ascoltati a porte chiuse, per via della minore età della parte offesa, il prossimo 6 febbraio. Per il sessantenne si procede con il rito ordinario, per cui non avrà sconti in caso di condanna.
Martedì la difesa ha chiesto al collegio, che si è riservato, di ascoltare la parte offesa, la cui versione, così come quella di alcuni coetanei che hanno assistito alle molestie, è stata cristallizzata in sede di incidente probatorio. L’imputato sostiene da sempre di essere intervenuto perché “volevo portare via il mio amico, non farla salire in auto”.
La madre della vittima si è costituita parte civile anche per la figlia minorenne con l’avvocato Angelo Di Silvio.
L’avvocato di parte civile Angelo Di Silvio
Come è noto, i due imputati, dopo aver visto la quindicenne che parcheggiava il suo motorino, in un primo momento – mentre la parte offesa si trovava in compagnia di tutta la comitiva di amici – le si sarebbero avvicinati proferendo le parole “A bella”, “Vieni qua”, “Vieni con noi”, cercando di convincerla a salire in macchina con loro.
In un secondo momento, poiché la vittima era rimasta solo in compagnia di due amici – anche loro minorenni – il 29enne si sarebbe avvicinato a lei e, con gesto repentino, la avrebbe abbracciata e stretta a sé contro la sua volontà, iniziando a darle baci sulla guancia e sulla bocca. Successivamente le si sarebbe avvicinato anche il sessantenne che la avrebbe afferrata per il braccio e tirata verso il veicolo insistendo perché salisse a bordo dell’auto e andasse via con loro. Infine il 29enne la avrebbe palpeggiata in tulle le parti intime (in mezzo alle gambe, sul seno e sul fondoschiena) e, successivamente, anche il 60enne l’avrebbe abbracciata e toccata nelle parti intime.
Il 4 febbraio dell’anno scorso, davanti al gip Rita Cialoni del tribunale di Viterbo, su richiesta della procura, si è tenuto l’incidente probatorio, nel corso del quale, alla presenza di una psicologa, si è tenuto l’interrogatorio, filmato e registrato, di tutti i minori coinvolti nella vicenda, due ragazzi e una ragazza, la cui versione, così cristallizzata, avrebbe confermato la dinamica esposta dalla parte offesa in sede di denuncia. Pochi giorni dopo è scattato l’arresto dei due operai.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY