Viterbo – Ai carabinieri disse di essersi “trovata improvvisamente abbracciata da due uomini e di non sapere né come dirgli di allontanarsi né cosa fare se non tentare di sottrarsi in più modi”.
È la ragazzina di 15 anni palpeggiata da due uomini adulti nel piazzale di un distributore. Ieri è stato condannato a sei anni di reclusione per violenza sessuale in concorso e a una provvisionale di 5mila euro alla vittima l’operaio sessantenne algerino G.B., che fu arrestato assieme a un tunisino di 29 anni il quale a luglio dell’anno scorso ha patteggiato una condanna a due anni con lo sconto di un terzo della pena del rito.
I fatti risalgono alla sera di Santo Stefano del 2022. Gli imputati furono rintracciati dai carabinieri nel Grossetano in seguito a un incidente, dopo che, entrambi ubriachi, erano andati a finire fuori strada con l’auto.
Al sessantenne il patteggiamento è stato negato, per via di un precedente per maltrattamenti in famiglia. L’imputato ha quindi dovuto affrontare il processo col rito ordinario davanti al collegio del tribunale di Viterbo che poco dopo l’una di ieri gli ha inflitto una condanna a sei anni di carcere, il doppio rispetto ai tre anni che erano chiesti dalla procura. Alla madre della quindicenne, parte civile anche per la figlia con l’avvocato Angelo Di Silvio, è stato riconosciuto oltre alla provvisionale di 5mila euro anche il diritto a un risarcimento da quantificare in sede civile, dopo che il legale ha chiesto al termine della discussione una somma di 25mila euro.
Potranno ricorrere in appello i difensori Michele Ranucci e Vittoria Mezzetti, dopo il deposito delle motivazioni della sentenza, per le quali il tribunale si è preso 90 giorni. Ranucci, durante la discussione, ha chiesto la riqualificazione del reato in molestie, ovvero nel caso specifico “petulanti corteggiamenti non graditi”, negando che ci siano stati palpeggiamenti nei confronti della ragazzina da parte del suo assistito che però, secondo l’accusa, oltre a toccare la quindicenne nelle parti intime, avrebbe anche tentato di caricarla sulla sua macchina.
Dopo la richiesta di una condanna a tre anni, l’avvocato Di Silvio aveva chiesto che all’imputato non venissero riconosciute attenuanti: “Perché – ha sottolineato – un signore di 60 anni si è intrattenuto con una ragazzina, che ha poi detto di aver provato paura e terrore, davanti a un bar e poi ha tentato di trascinarla in auto? Lo scopo era finire il ‘lavoro’ appena cominciato davanti al distributore”.
Tutto sarebbe iniziato attorno alle 21 quando la vittima, dopo avere cenato a casa, ha parcheggiato il motorino per raggiungere alcuni coetanei al bar di un centro dell’Alta Tuscia. “Ah bella, vieni qua, vieni con noi”, l’avrebbero apostrofata gli imputati, tornando all’attacco quando la giovane è rimasta sola mentre andava a riprendere lo scooter per rincasare.
La sera stessa la vittima e gli amici, poi sentiti in sede di incidente probatorio, hanno chiesto aiuto a un posto di blocco dei carabinieri, descrivendo i due operai, dei quali hanno fornito anche una foto e la targa dell’auto, una Volkswagen Golf grigia, spiegando come il più giovane avesse detto loro il nome, dove abitava e il numero di cellulare.
Silvana Cortignani
L’avvocato di parte civile Angelo Di Silvio
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY