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Violenza di Santo Stefano - Non risponde alle domande il 28enne finito a Mammagialla - Fornisce la sua versione dei fatti il sessantenne ai domiciliari

Abusi su una quindicenne al distributore, diverse le “strategie” dei due arrestati davanti al gip

di Silvana Cortignani
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Viterbo – Abusi su quindicenne al distributore, diverse le “strategie” dei due arrestati davanti al gip: uno fa scena muta, mentre l’altro si difende. Non risponde alle domande il 28enne finito a Mammagialla. Fornisce la sua versione dei fatti il sessantenne ai domiciliari. Intanto emergono ulteriori particolari. Era sera e all’accaduto avrebbero assistito anche gli avventori di un bar.


Viterbo - L'ingresso del tribunale

Viterbo – L’ingresso del tribunale


Secondo l’accusa volevano far salire in macchina una quindicenne la sera di Santo Stefano nella piazzola di un’area di servizio, in un centro dell’Alta Tuscia. E siccome lei si divincolava le avrebbero messo le mani addosso palpeggiandole le parti intime e uno l’avrebbe anche baciata. Per questo sono stati arrestati lo scorso venerdì due operai nordafricani, un 28enne d’origine tunisina e un sessantenne algerino, nel carcere di Mammagialla il più giovane e ai domiciliari l’altro.

Ieri gli arrestati, indagati dalla procura della repubblica di Viterbo per violenza sessuale in concorso, sono comparsa davanti al gip Rita Cialoni per l’interrogatorio di garanzia.

Si è avvalso della facoltà di non rispondere il 28enne, assistito dall’avvocato Domenico Gorziglia, mentre ha risposto alle domande del giudice, fornendo una propria versione dei fatti il sessantenne che, difeso dagli avvocati Michele Ranucci e Vittoria Mezzetti, avrebbe rigettato le accuse, dicendo di essere intervenuto solo per allontanare l’amico che era con lui dalla minorenne, quando ha capito che stava esagerando.

La presunta vittima ha sporto denuncia lo scorso 27 dicembre, mentre il 4 febbraio si è svolto in tribunale l’incidente probatorio, durante il quale sono stati ascoltati in modalità protetta la minorenne e tre amici che erano con lei, due sedicenni e un tredicenne, i quali avrebbero confermato tutte le accuse e la stessa ricostruzione dei fatti fornita fin dall’inizio dalla parte offesa. Le deposizioni sono avvenute alla presenza di una psicologa, cui spetterà ora valutarne l’attendibilità.


Viterbo - Un'aula del tribunale

Viterbo – Un’aula del tribunale


Intanto proseguono le indagini coordinate dalla procura, per chiarire la dinamica dell’accaduto. Le molestie sarebbero avvenute di sera, dopo cena, nei pressi del bar di una stazione di servizio. Si tratterebbe di un distributore situato lungo la via principale del paese, dove la quindicenne aveva parcheggiato il motorino. All’interno del locale, trattandosi di uno dei giorni festivi a ridosso di Natale, per l’appunto il 26 dicembre, ci sarebbero state soltanto alcune persone, tre-quattro, sentite a sommarie informazioni. Tra i testimoni per l’appunto anche i tre minorenni. 

Il 28enne, che sembra fosse alticcio, avrebbe inizialmente fatto delle avance apparentemente scherzose alla ragazzina, che nell’immediatezza avrebbe riso, poi sarebbe passato dalle parole ai fatti. L’avrebbe abbracciata e palpeggiata, mettendo in atto approcci sempre più spinti, cercando di baciarla sul collo e invitandola a salire in macchina, infine baciandola sulla bocca.

Tutte le testimonianze concorderebbero sul punto, inchiodando il giovane alle sue responsabilità, anche se il tunisino avrebbe negato di avere avuto intenzione di abusare della minore. Si sarebbe letteralmente lasciato prendere la mano, passando dalle battute alle vie di fatto. Così almeno avrebbe provato a piegare alla stessa parte offesa, aggravando la sua posizione, quando sarebbe andato a cercarla per chiederle scusa. Spaventando ancora di più la ragazzina, sotto shock per l’accaduto.  

Più defilata appare la posizione del sessantenne, per il quale il gip ha disposto la misura cautelare più attenuata degli arresti domiciliari. L’uomo, che ha un precedente per maltrattamenti in famiglia e che ieri avrebbe risposto a tutte le domande del magistrato durante l’interrogatorio di garanzia, capita la mala parata, avrebbe cercato di far salire sulla vettura non la quindicenne per violentarla, ma il 28enne, per portarlo a casa ed evitare che la situazione degenerasse ulteriormente vista la brutta piega presa dalla faccenda.

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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23 febbraio, 2023

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