Viterbo – (sil.co.) – Violenza sessuale di Santo Stefano, la procura chiede tre anni di carcere per l’operaio algerino sessantenne accusato di abusi su una quindicenne assieme a un 29enne tunisino che a luglio dell’anno scorso ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione.
Ieri la discussione di pm e parte civile, mentre la prossima settimana toccherà ai difensori, dopo di che il collegio si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza.
I fatti risalgono alla sera del 26 dicembre 2022, quando il sessantenne avrebbe palpeggiato e cercato di far salire in macchina, con il 29enne, la minorenne, che aveva parcheggiato il motorino nel piazzale di una stazione di servizio di un centro dell’Alta Tuscia per incontrarsi al bar con alcuni coetanei.
L’imputato, cui è stato negato il patteggiamento oer via di un precedente, è difeso dagli avvocati Michele Ranucci e Vittoria Mezzetti. L’operaio sostiene da sempre di essere intervenuto solo per portare via l’amico su di giri, che per via dell’alcol stava esagerando. Parte civile con l’avvocato Angelo Di Silvio la madre, che si è costituita anche per la figlia minorenne.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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