La sindaca Chiara Frontini e Fabio Cavini
Viterbo – “Ho portato qui un gruppo de scappati de casa, io compresa, perché il sindaco chi cazzo l’aveva fatto mai…”. La sindaca Chiara Frontini, su sé stessa, assessori e maggioranza. Nella registrazione della cena a casa del consigliere Marco Bruzziches la sera del 26 settembre dell’anno scorso, trascritta poi dalla procura.
“Cioè oggettivamente – sottolinea Frontini – io credo che ci so’ alcuni de noi che, se s’addormentano e sognano quello che stamo a fa, se svegliano tutti sudati…”.
L’unico che non viene annoverato tra gli “scappati de casa” è solo l’assessore alla cultura e vicesindaco Alfonso Antoniozzi.
Viterbo – Consiglio comunale – La maggioranza
Nei confronti di Frontini e del marito Fabio Cavini, muovendo proprio da quella cena e dalla registrazione della stessa fatta da Bruzziches, i pm Massimiliano Siddi e Chiara Capezzuto hanno chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di minaccia a corpo politico in concorso. Dopo una denuncia di Bruzziches e le indagini che ne sono seguite. L’udienza davanti al Gup Giacomo Autizi è fissata per il prossimo 21 novembre, in via Falcone e Borsellino, palazzo di Giustizia. I pm avevano chiesto anche il giudizio immediato, respinto dalla Gip Rita Cialoni.
Il punto di partenza delle affermazioni sul “gruppo de scappati de casa” è, come lo definisce Frontini, “il concetto di fiducia”.
“Tutto risiede nel concetto di fiducia – esordisce la sindaca – che non significa mandare il cervello all’ammasso, significa tu mi hai… e adesso ti entro nel caso in specie… mi hai individuata come la persona che tu ritieni degna a fare il sindaco e che ha portato qui, dopo dieci anni, un gruppo de scappati de casa tutti eh… io compresa, perché il sindaco chi cazzo l’aveva fatto mai…”. “Cioè scappati di casa è una bella definizione…”, rilancia Bruzziches. “Cioè adesso parliamoci chiaro – riprende la parola Frontini – qua lo possiamo dire e lo dico per me eh… ma è così… siamo un gruppo di… cioè se tu ce guardi…”.
“Ma per caso, scappati di casa per caso…”, cerca di addolcire la pillola Bruzziches. “Io ogni tanto lo dico…”, aggiunge invece Cavini.
“Tolti… tolti veramente – riprende la parola la sindaca – cioè tolti, che ne so, Alfonso (Antoniozzi, ndr) alla cultura che c’ha un suo… no? Però io pure sai quante volte… io ci passo le giornate là dentro perché, a volte, ti trovi a fronteggia’ le situazioni…”.
Viterbo – L’assessore Alfonso Antoniozzi
La discussione va avanti con Cavini che a questo punto cerca di metterci una pezza. “Vabbè, adesso – dice il marito della sindaca – adesso sei diventata brava…”. “Nonostante tutto, no? – insiste a sua volta Frontini – Cioè dici: ‘madonna, mo come cazzo faccio?’. Okay? Però… però”. “Questo valeva all’inizio – prosegue Cavini – adesso mi sento di dirti che non è più vero…”. Frontini però non si ferma, e va avanti: “Cioè oggettivamente io credo che ci so’ alcuni de noi che, se s’addormentano e sognano quello che stamo a fa, se svegliano tutti sudati…”.
Cavini cerca di intervenire nuovamente, spiegando cosa sia la democrazia, ma Frontini lo zittisce: “… mi devi fa fini’ de parla’”. Tant’ è vero che Bruzziches si intromette e dice: “Aoh, non litigate eh…”.
“Cioè la forza – conclude infine la sindaca – la forza di questa storia… la forza questa cosa sta proprio nel fatto che comunque, nonostante le differenze, nonostante il mugugno, nonostante il diritto alla lamentela che tutti c’abbiamo, poi alla fine siamo sempre stati capaci di uscirne tutt’uno… mo’ se ce n’è una…”. E qui si interrompe. “Mo’ se ce n’è una” è Letizia Chiatti. Tanto che Bruzziches chiosa: “Oh… e io veramente con Letizia non me lo spiegavo. Tu adesso mi hai dato la tua… eh.. diciamo versione, non versione, spiegazione. Diciamo molto bene dettagliata”.
Daniele Camilli
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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