Viterbo – “I commercianti del centro storico non sono imprenditori, ma procacciatori d’affari destinati a chiudere…”. “E a dirglielo sarà la storia…”. Se non si mettono insieme “muoiono e sono cazzi loro”. Fabio Cavini valuta così la situazione critica in cui versano, da anni, le attività commerciali del centro storico di Viterbo.
È la sera del 26 settembre 2023. Cavini e Chiara Frontini sono a cena a casa del consigliere Marco Bruzziches e della moglie Anna Maria Formini. Un incontro politico-conviviale voluto dal marito della sindaca. Con la sindaca che dice a Bruzziches di essersi “autoinvitata”. Una serata messa nero su bianco dalla procura di via Falcone e Borsellino che ha trascritto tutta la registrazione dell’incontro.
Nei confronti di Frontini e Cavini i pm Massimiliano Siddi e Chiara Capezzuto, muovendo, assieme ad altro, da quella quella registrazione, hanno chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di minaccia a corpo politico in concorso. Dopo una denuncia del consigliere Marco Bruzziches e le indagini che ne sono seguite. L’udienza davanti al Gup Giacomo Autizi è fissata per il prossimo 21 novembre, in via Falcone e Borsellino, palazzo di Giustizia. I pm avevano chiesto anche il giudizio immediato, respinto dalla Gip Rita Cialoni.
Viterbo – Fabio Cavini
La sera del 26 settembre tra gli argomenti in discussione anche il commercio dentro le mura. I titolari dei negozi non se la passano bene e “il Natale (quello del 2022, ndr) – come Cavini stesso ammette – è stato uno schifo”. Tuttavia, ed è sempre Cavini a dirlo, da quel momento in poi l’amministrazione ha fatto diversi eventi per il centro. Eventi che, però, controbatte Bruzziches non aiutano i negozi che vendono vestiti. Anzi, per il consigliere, “chi vende i vestiti si incazza”. A quel punto Cavini gli risponde “No, ti fermo – risulta così dalla registrazione – quello che vende i vestiti chiude, a prescindere dalla Frontini”. “Diciamoglielo”, propone Bruzziches. “No – rilancia invece il marito della sindaca – lo dovrebbero sapere… Allora o voi decidete di fare gli imprenditori…”.
Il consigliere, poco più avanti, nel corso della discussione, torna sul tema. “Vaglielo a spiegare ai commercianti – sottolinea Bruzziches – che devono chiudere”. “Ma tanto glielo dirà la storia, no?”, spiega Cavini.
Viterbo – Corso Italia
Cavini propone anche una soluzione, un centro commerciale naturale. Ma per poterlo realizzare “tu hai bisogno di tre figure: un direttore, un manager e pubblicità, però fatta in un certo modo. Allora per fare questa roba un comune come Viterbo si va dai 600 agli 800 mila euro, dipende da quello che vuoi fare, sotto queste cifre sono seghe, quindi devi fare un brand identity, con naming e viso e poi devi andare sotto. Poi dopo ci vuole il manager che dice: ‘Quanti negozi di vestiti ci sono?’. Esempio, porto un esempio stupido. Duecento, bisogna che cento chiudono e aprano questa tipologia di merceologie”.
Viterbo – La sindaca Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini
La discussione sui commercianti del centro storico va avanti e il marito della sindaca prosegue con la sua analisi ponendo un interrogativo. “Perché i commercianti chiudono?”. “Perché sono cambiate le regole”, risponde a sua volta Bruzziches. “Perché questo li ammazza, indipendentemente da altro – riprende la parola Cavini -… Secondo, c’è un individualismo; terzo, sono dei procacciatori d’affari di fondo, ma che non sono imprenditori perché, se lo fossero… perché se il centro storico di Viterbo si mettessero tutti insieme per davvero e sarebbero… e sennò quelli muoiono e sono cazzi loro”.
Daniele Camilli
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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