Viterbo – Pochi metri quadrati, senza finestre. La casa dove viveva Md Abul Basar Matubbar, in via Fontanella del suffragio 30. Viterbo. La casa dove abitava il 35enne che domenica 21 luglio attorno alle 8 di mattina si è impiccato a piazza San Lorenzo, centralissima, cuore turistico e religioso della città. Davanti alla cattedrale e al palazzo dei papi.
E una casa senza finestre è una casa dove si respira male, con il caldo asfissiante di queste settimane, in media 35 gradi. Una casa senza finestre è anche una casa con poca luce. Matubbar vedeva solo quella che entrava dalla porta di ingresso. A scacchi, con le sbarre alle finestre.
Viterbo – La casa di via Fontanella del suffragio in cui viveva Md Abul Basar Matubbar
Una casa di pochi metri quadrati è poi una casa dove le cose si accatastano e non stanno mai dove dovrebbero stare. Parte dell’ultima spesa, quella che Matubbar avrebbe fatto un paio di giorni prima di morire, sta infatti ancora lì per terra. Barattoli e succhi di frutta. Come lo stendino dei panni, tolto solo in questi ultimi giorni. Lasciati lungo la via, anch’essa schiacciata tra i palazzi. Fuori pure un vaso con dentro una piatta, bucce di banana, datteri e una bottiglietta d’acqua accartocciata.
Md Abul Basar Matubbar
Una casa al pianterreno, direttamente affacciata sulla strada. Quella dove nel pomeriggio del 13 luglio il giovane è stato aggredito da un uomo. “Aiutatemi! Mi sta ammazzando”, gridava Matubbar. Quella stessa strada dove una banda di ragazzi, come ha raccontato Vivian Mary Insalaco, una quindicina di persone in tutto, avrebbe aggredito Matubbar per per più di una volta, in piena notte, tra giugno e luglio. E abitare a pianterreno in quelle condizioni di certo non aiuta. Aiuta solo a far crescere ansia e paura in chi sta subendo un atteggiamento violento. Così come di certo non aiuta non avere finestre. Perché l’unico punto dove si può urlare chiedendo a qualcuno di intervenire è lo stesso dove si sono piazzati in branco gli aggressori. La porta.
Viterbo – Il letto su cui dormiva Matubbar
Mattubar pare dormisse pure per terra. Il materasso, appoggiato su una brandina, si trova infatti a pochi centimetri dal pavimento. E la rete, che separa il materasso da terra, non è di certo un’invenzione a caso. Anzi, contribuisce a creare uno spazio analogo a una camera d’aria, fondamentale per disperdere calore e umidità. Chi dorme con il materasso a terra, considerando le temperature di quest’estate, avrà una sensazione di calore maggiore, perché per disperderlo le superfici utili sono soltanto due, quelle laterali. Non solo, ma sul pavimento si deposita la polvere, il cibo preferito dagli acari.
Viterbo – La spesa fatta da Matubbar
Pare inoltre, secondo le testimonianze raccolte, che il 35enne che si è tolto la vita non avesse più luce, gas e acqua. Perché glieli avrebbero staccati. A peggiorare il tutto, rendendo forse disperata una situazione umana già grave di suo, anche il fatto che nei giorni in cui Matubbar ha deciso di uccidersi era impossibile comunicare via internet con il Bangladesh, la sua terra di origine dove mancava da una decina d’anni, ma dove il giovane aveva fratelli e madre, con cui avrebbe potuto confrontarsi o trovare parole di conforto. Settimane fa è scoppiata una rivolta che, tra scontri e repressione dell’esercito e di gruppi paramilitari, ha fatto quasi duecento morti. Con il governo bengalese che, proprio nel fine settimana in cui Matubbar ha preso la decisione di farla finita, ha imposto il coprifuoco e sospeso la rete in tutto il paese, rendendo impossibile ricevere messaggi, telefonate e videochiamate whatsapp dall’esterno.
Viterbo – L’aggressione subita da Md Abul Basar Matubbar
Il 21 luglio, di buon ora, Md Abul Basar Matubbar, dopo aver subito almeno 6 aggressioni in poco più di un mese, completamente solo, terrorizzato e senza la possibilità di parlare con i suoi familiari, dopo aver vissuto in una casa al pianterreno senza finestre e di pochi metri quadrati, andata fra l’altro a fuoco all’alba del giorno stesso in cui s’é ammazzato, in una via stretta e con poca luce a disposizione, dopo aver dormito per mesi per terra… il 21 luglio, di buon ora, Matubbar ha preso una corda, ha attraversato il centro storico per l’ultima volta, ha raggiunto piazza San Lorenzo e l’ha legata a un anello di ferro accanto alla cattedrale. Lasciando che il collo gli si spezzasse. Impiccandosi. Davanti a tutti. Una crocifissione in piena regola.
Viterbo – Piazza San Lorenzo, dove Matubbar si è tolto la vita
Infine, un paio di domande. La prima. L’assessorato ai Servizi sociali del comune di Viterbo s’è mai reso conto della situazione in cui viveva Matubbar, situazione, fra l’altro, simili a tante altre persone che vivono nel centro storico della città dei papi? La seconda. Matubbar ce l’aveva un regolare contratto d’affitto nella casa in cui abitava?
Daniele Camilli
Video: L’aggressione subita da Matubarr in via Fontanella del suffragio il 13 luglio
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