Nepi – Spedizione punitiva stile Gomorra, tre settimane fa la vittima è finita nuovamente in ospedale in seguito a un’aggressione avvenuta a Nepi. È il 37enne d’origine nigeriana che fu picchiato selvaggiamente da tre individui a Caprarola, la sera dell’8 febbraio dell’anno scorso, vicino alla chiesetta della Madonna del Barco, in una località isolata a cinque chilometri dal paese. All’epoca la prognosi fu di due mesi, stavolta di 30 giorni.
Caprarola – Spedizione punitiva alla chiesetta della Madonna del Barco
È lo stesso 37enne, che nel frattempo ha sporto querela ai carabinieri per lesioni personali, a raccontarlo a Tusciaweb.
“È successo il 24 luglio attorno alle sei e mezza del pomeriggio a Nepi. Sono stato portato in ambulanza dal 118 al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle – spiega il 37enne, assistito dall’avvocato Walter Pella – sul posto sono intervenuti anche i carabinieri e davanti a loro sono stato minacciato di morte da un fratello dell’aggressore, che mi ha detto ‘io a te ti ammazzo'”.
“Contusione spalla e emicostato destro, fratture del V metacarpo e della diafisi distale dell’ulna con prognosi di giorni 30”, si legge nel referto dei sanitari di Belcolle. Il 37enne sarebbe inoltre in possesso di alcuni file video. “Sono attinenti sia all’aggressione sia a pregressi episodi di minacce da me subite”, spiega.
“Non è stata la prima volta. Già in altre occasioni, da almeno un anno e mezzo, sono stato vittima di minacce di morte da parte dei fratelli e loro familiari, anche attraverso i social”, prosegue.
“Quasi quotidianamente si vantavano di essere un’associazione mafiosa, rivendicando amicizie con malavitosi albanesi con i quali in passato ho avuto seri problemi tant’è vero che è ancora pendente una causa giudiziaria, soggetti che dimorano a Caprarola, per cui ritengo che dette frasi siano esclusivamente per motivi intimidatori”.
Per il violentissimo pestaggio dell’8 febbraio 2023, nel frattempo, è in corso davanti al giudice Jacopo Rocchi del tribunale di Viterbo il processo col giudizio immediato ai due albanesi di 31 e 32 anni che furono arrestati il successivo 18 aprile. Sono imputati di lesioni aggravate, mentre il terzo uomo, identificato tre giorni dopo dalla parte offesa tramite riconoscimento fotografico e fratello di uno dei due, fu denunciato a piede libero.
Tale è stata la ferocia che i sanitari dell’ospedale di Belcolle, dove il 37enne fu portato d’urgenza dopo essere stato trovato riverso a terra esanime, avrebbero trovato all’interno delle ferite riportate dal 37enne alle braccia, nel disperato tentativo di difendersi, particole di metallo provenienti dalla spranga di ferro usata per gonfiarlo di botte. Il tutto per un debito di droga di 80 euro. La macchina di uno degli imputati, una Golf grigia, sarebbe stata ripresa dalle telecamere della videosorveglianza alle 21,40.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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