Caprarola – Ripreso il processo per la spedizione punitiva stile Gomorra messa a segno l’8 febbraio dell’anno scorso vicino alla chiesetta della Madonna del Barco, in una località isolata a cinque chilometri da Caprarola. Alla sbarra due trentenni albanesi imputati di lesioni aggravate. La vittima ne ha avuto per due mesi. Filmata lungo il percorso l’auto di uno dei banditi.
Caprarola – Spedizione punitiva alla chiesetta della Madonna del Barco
Vittima un 37enne nigeriano, che la sera dell’8 febbraio 2023 sarebbe stato picchiato con talmente tanta ferocia da un terzetto di albanesi, che i sanitari avrebbero trovato all’interno delle ferite riportate alle braccia, nel disperato tentativo di difendersi, particole di metallo provenienti dalla spranga di ferro usata per gonfiarlo di botte. Il tutto per un debito di droga di 80 euro. La macchina di uno degli imputati, una Golf grigia, sarebbe stata ripresa dalle telecamere della videosorveglianza alle 21.40.
Il processo ai due albanesi di 31 e 32 anni che furono arrestati il successivo 18 aprile è ripreso ieri davanti al giudice Jacopo Rocchi, mentre il terzo uomo, identificato tre giorni dopo dalla parte offesa tramite riconoscimento fotografico, fu denunciato a piede libero. È parente di uno degli altri due. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Franco Taurchini e Marco Borrani, mentre la vittima si è costituita parte civile con l’avvocato Valter Pella. Il giudice, al termine dell’udienza di ieri, si è riservato sulla richiesta di revoca della misura cautelare del divieto di avvicinamento alla parte offesa cui la coppia a ier era ancora sottoposta.
Trovato per terra esanime dai soccorritori, il nigeriano è finito a Belcolle con entrambi i polsi rotti, una frattura scomposta a una mano, escoriazioni a tutte e due le gambe, la faccia ridotta una maschera di sangue e un trauma cranico. Sul posto, nell’immediatezza dei fatti, secondo quanto emerso ieri dall’escussione di due militari, intervenne direttamente il personale della compagnia carabinieri di Ronciglione, mentre il comandante della locale stazione, che era giunto a metà strada, fu fatto tornare indietro.
Il terzetto di picchiatori, secondo l’accusa, sarebbe giunto in prossimità della chiesetta, situata in una zona isolata e priva di telecamere, a bordo di due auto, aggredendo la vittima a bastonate e coltellate, sotto la minaccia di una pistola usata anche come oggetto contundente. A completamento dell’azione criminale avrebbero quindi distrutto a sprangate l’auto della vittima, mentre il nigeriano, abbandonato a terra, avrebbe appena avuto la forza di chiamare i soccorritori che al loro arrivo lo avrebbero trovato esanime.
Personale del nucleo investigativo di Viterbo si occupò del caso su delega della pm Paola Conti dopo due settimane, il 22 febbraio 2023, per verbalizzare la parte offesa, fotografarne le condizioni fisiche e i danni alla vettura nonché svolgere altri accertamenti tecnici. Tra questi: la verifica del passaggio della Golf grigia di uno dei due imputati davanti a delle telecamere di videosorveglianza di Caprarola attorno alle ore 21,40 della sera dell’aggressione; la consultazione della messaggistica Instagram tra il nigeriano e uno dei due albanesi sul cellulare della parte offesa; la videoregistrazione dell’esame del cellulare dello stesso albanese.
Nessun dei testimoni sul posto. Lo ha notato il giudice Jacopo Rocchi che ieri, al termine dell’udienza, ha disposto di sentire in aula testi che fossero presenti nei pressi della chiesetta la sera dell’aggressione. Per questo ha citato per la prossima volta uno dei carabinieri di Ronciglione intervenuto sul posto quando è scattato l’allarme nonché un uomo e una donna di cui hanno parlato sia la parte offesa che uno dei due militari sentiti ieri.
Silvana Cortignani
Caprarola – La vettura danneggiata durante la spedizione punitiva
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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