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Tribunale - Davanti al gip i due arrestati per avere massacrato di botte la vittima vicino alla chiesetta del Barco a Caprarola

“Nessuna spedizione punitiva stile Gomorra, era lui ad avere il coltello in mano”

di Silvana Cortignani
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Caprarola – Spedizione punitiva stile Gomorra, raccontano un’altra versione i due albanesi arrestati all’alba del 18 aprile a Caprarola per avere massacrato di botte, lo scorso 8 febbraio, un nigeriano cui avrebbero dovuto 80 euro, nei pressi della chiesetta del Barco, in una zona isolata a circa cinque chilometri dal centro abitato.

La vittima, trasferita d’urgenza a Belcolle una volta scattato l’allarme e giunti sul posto i soccorritori, ha riportato una prognosi iniziale di trenta giorni, diventati sessanta al successivo controllo da parte dei sanitari.

Difesi dall’avvocato Franco Taurchini, sono comparsi ieri mattina davanti al giudice Giacomo Autizi che ha proceduto all’interrogatorio di garanzia per l’aggressione e convalidato l’arresto in flagranza per il mezzo chilo di hashish sequestrato in casa dai carabinieri, durante la perquisizione domiciliare successiva alla notifica dell’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del tribunale di Viterbo su richiesta del pubblico ministero Paola Conti.


Caprarola - Due arresti per spedizione punitiva

Caprarola – Due arresti per spedizione punitiva


“Compravo da lui la droga”

Uno dei due arrestati, rilasciando spontanee dichiarazioni durante l’interrogatorio di garanzia per l’aggressione dell’8 febbraio, avrebbe parlato espressamente di un debito di droga, ammettendo di fare uso personale di stupefacenti, acquistati dal nigeriano, che lo avrebbe più volte sollecitato e poi minacciato, andando anche a urlargli sotto casa, per avere i soldi. La stessa vittima avrebbe fissato l’appuntamento, dandogli una sorta di ultimatum.


“Era il nigeriano ad avere il coltello”

“Sono andato con un amico perché, essendo il nigeriano grande e grosso, avevo paura di trovarmi con lui da solo”, avrebbe spiegato al gip. “Era lui che aveva il coltello in mano. Quando gli ho detto che i soldi quel giorno non li avevo per cui non potevo darglieli, si è scagliato contro  di me. C’è stata una colluttazione e lui ha avuto la peggio, ma ci siamo soltanto difesi”, avrebbe proseguito.


“Soldi per la macchina nuova non per lo spaccio”

Relativamente, invece, all’ingente somma di denaro trovata assieme al mezzo chilo di hashish nell’abitazione, ritenuta provento di spaccio: “Sono della mia compagna che lavora e ha un regolare contratto – ha detto – quei soldi sono i suoi risparmi, denaro che ha messo da parte per comprarsi la macchina nuova”. 


Riserva del gip sui permessi lavorativi

L’avvocato Taurchini, al termine dell’udienza, ha chiesto per i suoi assistiti, entrambi incensurati, un’attenuazione della misura dei domiciliari col braccialetto, con la concessione dei permessi lavorativi per uno degli arrestati. “Ha moglie, due figli piccoli e lavora regolarmente come muratore, col suo stipendio manda avanti la famiglia”, ha detto il legale al gip, che si è riservato.


L'avvocato Franco Taurchini

L’avvocato Franco Taurchini


Aggressione stile Gomorra secondo l’accusa

I picchiatori sarebbero giunti in prossimità della chiesetta di Caprarola, situata in una zona isolata e priva di telecamere, a bordo di due auto, aggredendo la vittima a bastonate e coltellate, sotto la minaccia di una pistola usata anche come oggetto contundente. A completamento dell’azione criminale, i tre (c’è un terzo indagato a piede libero) avrebbero quindi distrutto a sprangate l’auto della vittima, mentre il nigeriano, abbandonato a terra, avrebbe appena avuto la forza di chiamare i soccorritori che al loro arrivo lo avrebbero trovato esanime. Oltre che di lesioni aggravate, sono accusati anche di danneggiamento aggravato.

Silvana Cortignani


Articoli: Spedizione punitiva stile Gomorra, l’agguato vicino a una chiesetta – Spedizione punitiva in stile Gomorra, giovane preso a bastonate e minacciato con la pistola


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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21 aprile, 2023

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