Caprarola – Due arresti per spedizione punitiva
Caprarola – Spedizione punitiva stile Gomorra, disposto il giudizio immediato per lesioni aggravate e danneggiamento aggravato in concorso a carico dei due albanesi di 30 e 31 anni, uno dei quali tuttora sottoposto a misura, che lo scorso 8 febbraio a Caprarola massacrarono di botte un nigeriano 35enne per un debito di 80 euro.
I due albanesi, arrestati all’alba del 18 aprile, avrebbero teso un vero e proprio agguato al nigeriano, nei pressi della chiesetta del Barco, in una zona isolata a circa cinque chilometri dal centro abitato di Caprarola. La vittima fu picchiata con ferocia dai suoi aguzzini, che avrebbero utilizzato per mettere a segno il blitz un coltello, una spranga di ferro e colpirono la parte offesa anche con il calcio di una pistola a tamburo, distruggendogli inoltre il telefono cellulare e la macchina.
Sul posto, una volta scattato l’allarme, intervennero i carabinieri e i sanitari del 118, che trasportarono d’urgenza in ambulanza il 35enne, trovato per terra esanime, al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, a Viterbo, dove il ferito giunse con entrambi i polsi rotti, escoriazioni a tutte e due le gambe, la faccia ridotta una maschera di sangue e un trauma cranico, riportando una prognosi superiore ai 40 giorni, per complessivi sessanta giorni, il doppio rispetto ai trenta iniziali.
La coppia, oltre a finire nei guai per l’aggressione, lo scorso 18 aprile fu arrestata in flagranza per un quantitativo di ben mezzo chilo di hashish che gli fu sequestrato in casa dai carabinieri, durante la perquisizione domiciliare successiva alla notifica dell’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del tribunale di Viterbo su richiesta del pubblico ministero Paola Conti.
La pm Paola Conti
I picchiatori, secondo l’accusa, sarebbero giunti in tre (uno dei quali indagato a piede libero) in prossimità della chiesetta, situata in una zona isolata e priva di telecamere, a bordo di due auto, aggredendo la vittima a bastonate e coltellate, sotto la minaccia di una pistola usata anche come oggetto contundente. A completamento dell’azione criminale avrebbero quindi distrutto a sprangate l’auto della vittima, mentre il nigeriano, abbandonato a terra, avrebbe appena avuto la forza di chiamare i soccorritori che al loro arrivo lo avrebbero trovato esanime.
“Compravo da lui la droga”. Uno dei due arrestati, rilasciando spontanee dichiarazioni durante l’interrogatorio di garanzia per l’aggressione dell’8 febbraio, avrebbe parlato espressamente di un debito di droga, ammettendo di fare uso personale di stupefacenti, acquistati dal nigeriano, che lo avrebbe più volte sollecitato e poi minacciato, andando anche a urlargli sotto casa, per avere i soldi. La stessa vittima avrebbe fissato l’appuntamento, dandogli una sorta di ultimatum.
“Era il nigeriano ad avere il coltello”. “Sono andato con un amico perché, essendo il nigeriano grande e grosso, avevo paura di trovarmi con lui da solo”, avrebbe spiegato al gip. “Era lui che aveva il coltello in mano. Quando gli ho detto che i soldi quel giorno non li avevo per cui non potevo darglieli, si è scagliato contro di me. C’è stata una colluttazione e lui ha avuto la peggio, ma ci siamo soltanto difesi”, avrebbe proseguito.
“Soldi per la macchina nuova non per lo spaccio”. Relativamente, invece, all’ingente somma di denaro trovata assieme al mezzo chilo di hashish nell’abitazione, ritenuta provento di spaccio: “Sono della mia compagna che lavora e ha un regolare contratto – ha detto – quei soldi sono i suoi risparmi, denaro che ha messo da parte per comprarsi la macchina nuova”.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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