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Tribunale - Imputato di omicidio preterintenzionale il 34enne, anche se la morte è avvenuta per infarto e non per le lesioni

Dodici anni per l’uccisione del cognato, alla figlia della vittima 50mila euro di provvisionale

di Silvana Cortignani
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Fabrica di Roma – Dodici anni per l’uccisione del cognato, alla figlia della vittima 50mila euro di provvisionale più il diritto a un risarcimento da quantificare in sede civile. Il padre della bambina è morto d’infarto in seguito a un violento pestaggio la sera del 26 luglio dell’anno scorso a Fabrica di Roma dopo una festa in famiglia.


Omicidio di Fabrica di Roma – Nel riquadro la vittima Valentin Ionut Crisan

Omicidio di Fabrica di Roma – Nel riquadro la vittima Valentin Ionut Crisan


La corte d’assise presieduta dal giudice Francesco Oddi, Jacopo Rocchi a latere, condannando il 34enne Dumitriel Daniel Ene a 12 anni di carcere per omicidio preterintenzionale, ha riconosciuto il risarcimento a tutti i familiari che si sono costituiti parte civile, disponendo a favore della figlia del 31enne Valentin Ionut Crisan, la provvisionale più alta: 50mila euro.

La minore, cui lo zio un anno fa ha ucciso il padre dopo la festa per il decimo compleanno della cuginetta – di cui Ene era il patrigno – è assistita dall’avvocato Luigi Gioiosi, pronto a chiedere per la piccola mezzo milione di risarcimento. 

Alla madre della bambina, difesa dall’avvocato Emiliano Pierantonelli, la corte d’assise ha riconosciuto una provvisionale di 5mila euro. Stessa somma, 5mila euro ciascuna, alla nonna e alla zia paterne, rispettivamente madre e sorella della vittima, difese dall’avvocato Walter Pella. 

Complessivamente sono stati disposti 65mila euro di provvisionali, cui si aggiungono le spese legali sostenute dalle parti offese, Tra le pene accessorie a carico del 34enne, inoltre, c’è anche la sospensione della potestà genitoriale. 

La sorella di Crisan era all’epoca compagna dell’omicida, condannato lo scorso dicembre a 5 anni e mezzo per maltrattamenti nei suoi confronti, il quale avrebbe aggredito il fratello proprio perché la stava difendendo. Dall’imputato, che il 18 giugno 2024 l’ha picchiata mentre era incinta, ha avuto un bambino che compirà due anni a novembre. Ed è per l’appunto anche la mamma della festeggiata, nata da una precedente relazione.

L’imputato è difeso dagli avvocati Marco Borrani e Leonardo Lener, che una volta uscite le motivazioni della sentenza potranno ricorrere in appello.

I legali, durante la discussione, hanno cercato di far cadere l’accusa di omicidio  preterintenzionale, sostenendo che entrambi erano ubriachi e che comunque, quando è scoppiata la lite, il 34enne non poteva sapere che la vittima soffrisse si una patologia cardiaca silente, ignota a lui stesso, per cui sarebbe potuto morire di infarto, abendo riportato lesioni del loro non fatali. Per questo hanno chiesto l’assoluzione per non avere commesso il fatto o la derubricazione del reato in lesioni. 

Il pubblico ministero Paola Conti aveva chiesto una pena di 14 anni di reclusione, senza attenuanti, con l’aggravante della recidiva in seguito alla condanna per maltrattamenti, che però non è ancora definitiva. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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17 luglio, 2026

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