Farnese – (sil.co.) – Cani dell’ex sindaco di Farnese uccisi a bastonate, si è aperto prima di Natale davanti al giudice Jacopo Rocchi un nuovo processo a carico di Antonio Pira.
Parte offesa sempre Dario Pomarè, che lo ha querelato durante il processo per la morte delle bestiole (e non solo) che si è chiuso in estate, nel frattempo deceduto lo scorso 20 settembre. Antonio Pira, l’allevatore ottantenne d’origine sarda residente nel piccolo centro dell’Alta Tuscia, difeso dall’avvocato Angelo Di Silvio, deve rispondere di minaccia grave ai danni del coetaneo Dario Pomarè.
Minaccia grave che avrebbe proferito nel 2022, mentre era in corso il processo scaturito dall’operazione “Terra Madre” di fine luglio 2015, quando l’imputato fu arrestato dai carabinieri assieme ai due figli con l’accusa di avere ammazzato due cani da caccia dell’ex sindaco e di altri gravi reati ai danni della stessa parte offesa e anche di diversi compaesani.
Il nuovo processo, che si è aperto prima di Natale, entrerà nel vivo nel 2024.
All’udienza di ammissione prove non era presente Dario Pomarè, nel frattempo deceduto, all’età di 81 anni lo scorso 20 settembre. Per l’ex sindaco c’era però il suo legale, l’avvocato di parte civile Elisabetta Centogambe, la quale ha ricordato come Dario Pomarè sia stato sentito a sommarie informazioni, in quanto parte offesa, mettendo a verbale davanti alla polizia giudiziaria la sua versione dei fatti per i quali Antonio Pira è finito nuovamente a processo.
Lo scorso 11 luglio, Antonio Pira è stato condannato a 2 anni di reclusione con possibilità di ricorrere a misura sostitutiva e 1200 euro di multa per furto ai danni di una delle parti offese del processo, un agricoltore del posto cui avrebbe rubato un carico di trifoglio.
Il 21 giugno la procura aveva chiesto la condanna a tre anni e mezzo dei figli Marco e Paolo Pira e del padre Antonio per due furti, ma non per la morte dei due due cani da caccia barbaramente uccisi assieme a diversi animali da cortile di Dario Pomarè, né per il casaletto dell’ex sindaco dato alle fiamme e per la devastazione dell’oliveto, né per la macchina bruciata, per il presunto stalking e altri reati commessi nei primi mesi del 2015, la maggior parte dei quali, a distanza di oltre otto anni, estinti per prescrizione.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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