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Bilanci di fine anno - Economia e Cultura - Intervista al presidente della Fondazione Carivit: "Una bella iniezione economica per tutta la nostra provincia"

Luigi Pasqualetti: “Nel 2023 abbiamo stanziato 900 mila euro per arte, istruzione, salute e volontariato”

di Daniele Camilli
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Viterbo - Luigi Pasqualetti

Il presidente della fondazione Carivit Luigi Pasqualetti


Viterbo – “Nel 2023 abbiamo stanziato 900 mila euro, 300 mila per l’arte, 200 mila per l’istruzione, 110 mila per la salute pubblica e 300 mila per il volontariato. Una bella iniezione economica per tutta la nostra provincia”. Intervista di fine anno al presidente della Fondazione Carivit, Luigi Pasqualetti.

Tra gli interventi più importanti, quelli a sostegno del patrimonio storico-artistico della Tuscia. “Un patrimonio enorme – ha detto Pasqualetti – che necessita di fondi importantissimi. Così come, chi sviluppa dei progetti, ha bisogno di affidarsi a chi ne sa di più, a partire dalla collaborazione con la soprintendenza”.


Viterbo - Palazzo Brugiotti

Viterbo – Palazzo Brugiotti, sede della fondazione Carivit


Quali sono state le iniziative della fondazione Carivit nel 2023?
“Noi agiamo su quattro direttrici: arte, istruzione, welfare e salute pubblica. Per quanto riguarda l’arte, abbiamo fatto tantissime iniziative. A partire dal completamento del restauro del Nero di Bicci nella chiesa di San Sisto e abbiamo messo in atto il restauro della cripta di San Francesco a Vetralla. Poi gestiamo il Museo della ceramica e, assieme al comune, abbiamo realizzato la mostra Fakes da Annio ad Omero e con la biblioteca consorziale l’indicizzazione di diversi volumi. Tra le altre attività, diverse attività musicali su tutto il territorio. Sul fronte istruzione, abbiamo collaborato con l’università con tre borse di dottorato, scienze forestali, beni culturali e una in ricordo di David Sassoli, oltre che altre iniziative con gli istituti comprensivi. Tra i progetti, a livello europeo con tutte le fondazioni, anche Conoscere la borsa per far percepire ai ragazzi il mondo dell’economia. Con il Museo della ceramica abbiamo messo in campo Manipolarte, attività didattiche gratuite per gli studenti di ogni ordine e grado. Sul piano della salute pubblica abbiamo acquistato due mezzi per il servizio veterinario per interventi immediati in caso di sospette malattie infettive. In più un progetto con la Asl a sostegno del settore maxillofacciale con una macchina capace di simulare un’operazione su queste tematiche facilitando così il lavoro dei medici. Per quanto attiene il volontariato, siamo intervenuti a sostegno di persone in stato di difficoltà con un bando apposito passato da 50 mila a 110 mila euro a seguito delle difficoltà economiche dovute al Covid. Dopodiché ci sono stati progetti con Eta Beta, gli Aquiloni e Viterbo con amore dedicati al sostegno delle categorie vulnerabili. Anche quest’anno abbiamo sostenuto il fondo solidarietà, aiutando le parrocchie con un contributo di 1500 euro, per affrontare i disagi sociali del territorio”.

Quanti sono stati i fondi stanziati dalla fondazione per il 2023?
“Abbiamo stanziato circa 900 mila euro. Di questi, 300 mila sono andati all’arte, 200 mila all’istruzione, 110 mila alla salute pubblica e 300 mila per il volontariato. Una bella iniezione economica per tutta la nostra provincia”.

Come funziona la fondazione?
“Per le iniziative più importanti facciamo i bandi. Questo per premiare il merito su tutti i comuni della provincia. I fondi che stanziamo derivano poi dalla rendita degli investimenti effettuati dalla Fondazione”.

Quali sono i beni della fondazione? Cos’è che gestite direttamente?
“La Fondazione gestisce innanzitutto dei fondi derivanti dalla scissione, negli anni ’90 con la legge Amato, delle due anime che stavano all’interno della Cassa di risparmio, la parte economica e quella filantropica. Due parti che non potevano convivere, perché l’una annullava l’altra. La Cassa di risparmio infatti non aveva fini di lucro e i guadagni andavano spalmati sul territorio. Le vendite della proprietà della Cassa di risparmio vengono investiti in titoli e altre attività finanziarie in base alle indicazioni fornite dal Consiglio di Indirizzo. Il tutto assicurando il capitale. I rendimenti vengono poi reinvestiti sul territorio seguendo le indicazioni, sempre del Consiglio, contenute nel piano programmatico pluriennale che ha durata triennale. Dopodiché gestiamo direttamente il palazzo dove abbiamo sede, in via Cavour, il Museo della ceramica della Tuscia, con il Comune, e il centro culturale di Valle Faul. Per quanto riguarda gli investimenti e la liquidità ci avvaliamo delle consulenza di un advisor in rispetto a quanto stabilito nel protocollo dall’associazione nazionale delle casse di risparmio e Mef”.


Luigi Pasqualetti

Luigi Pasqualetti


La fondazione non ha più alcun rapporto con le banche?
“Nessun rapporto, siamo completamente separati. La fondazione ha venduto completamente le quote bancarie”.

Qual è il vostro rapporto con le altre istituzioni del territorio?
“È un rapporto collaborativo perché, chiaramente, le cose non si fanno da soli. Le iniziative, dove è possibile, vanno sempre fatte insieme per portare avanti le necessità del territorio. Questo per promuovere innanzitutto l’economia e fare da volano al suo sviluppo”.

Che idea si è fatto del patrimonio storico-artistico della Tuscia?
“Pensavo che era grande, ma non enorme. Un patrimonio storico-artistico che ha bisogno di fondi importantissimi. Abbiamo delle realtà che sono infinite. Ma bisogna anche individuare i beni che hanno più necessità di restauri o altri interventi. Contemporaneamente collaboriamo anche con i progetti culturali di scavi archeologici dove facciamo tantissime iniziative”.

Cosa serve, oltre ai finanziamenti, per essere più incisivi nella tutela del patrimonio storico-artistico della Tuscia?
“Abbiamo una collaborazione con la soprintendenza molto produttiva. Sono loro che spesso ci guidano e ci danno dei suggerimenti. Ed è con essa che ci confrontiamo prima di intervenire. Quindi, la risposta è affidarsi a chi ne sa più di noi”.


Viterbo - Palazzo Brugiotti

Viterbo – Palazzo Brugiotti, sede della fondazione Carivit


Cosa si aspetta e cosa c’è in cantiere da parte della fondazione per il 2024?
“Tutta la fondazione si sta dando da fare per il 2024 e tutti stanno lavorando in maniera importante per poter incidere sul territorio. Soprattutto in questa fase che, dal punto di vista economico, è un po’ critico. Dopodiché, mentre un tempo la fondazione era chiamata a chiudere il cerchio di una filiera, oggi, di questa filiera siamo spesso l’inizio e la fine. Una volta i partner che ruotavano attorno a un progetto erano almeno tre-quattro. Oggi le cose sono cambiate, le difficoltà economiche sono maggiori e il nostro lavoro è sempre più complicato. Ma finché possiamo daremo il nostro contributo”.

Daniele Camilli


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21 gennaio, 2024

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