Viterbo – “La pista ciclabile al Carmine? Penso che sia un obbrobrio”. Giancarlo Turchetti, segretario generale della Uil Viterbo, che al Carmine ci abita da anni ed è un quartiere che conosce bene. L’intervista, invece, è quella di bilancio di fine anno, 2023, sulle attività del “sindacato delle persone”, l’Unione italiana del lavoro.
“Non solo – aggiunge Turchetti – ma dove abito io, per fare la ciclabile hanno tolto tutti i parcheggi. La stessa cosa vale per le case popolari”.
“Sul centro storico invece – commenta poi Turchetti – si può fare molto di più. Siamo venuti via perché è poco vivibile. Dopo quasi 40 anni che stavamo in Corso Italia”
Il segretario generale della Uil Viterbo Giancarlo Turchetti
Come è stato il 2023 della Uil?
“A livello nazionale, ed è stata una scelta precisa del nostro segretario Pierpaolo Bombardieri, il sindacato è andato ad ascoltare le esigenze di lavoratrici e lavoratrici con tantissime assemblee fatte in tutta Italia. Ed è stato proprio dall’ascolto dei loro bisogni, senza alcun riscontro da parte del governo, che si è arrivati allo sciopero del 17 novembre. Per quanto riguarda la Uil di Viterbo, il passaggio più importante è stato il trasferimento della sede dal centro storico alla periferia della città. Dopo più di 40 anni”.
Pentito di questa scelta?
“Assolutamente no. In centro i parcheggi costano eccessivamente. In più, per raggiungere la sede, i nostri iscritti dovevano fare centinaia di metri a piedi. Iscritti più volte si sono lamentati e non volevano più venire in sede. È stata una scelta dolorosa, ma le condizioni per restare non c’erano più. Senza poi considerare le zone a traffico limitato e il fatto che il centro storico si sta ormai desertificato. Un centro svuotato di risorse, con le attività economiche che stanno chiudendo. Insomma, una zona della città poco vivibile con vicende di cronaca poco gradevoli. La gente non si fidava più e la sera aveva non pochi problemi a raggiungerci. Considerando pure il fatto che diverse vie sono poco o per nulla illuminate”.
Come valuta le politiche della sindaca Chiara Frontini in merito al centro storico?
“Credo che si possa fare molto di più. Con l’amministrazione Frontini, assieme a Cgil e Cisl, abbiamo firmato un accordo sul Pnrr. Ci sono state anche due verifiche sull’avanzamento dei progetti. Il motivo per cui siamo venuti via dal centro è proprio la poca vivibilità che lo caratterizza. Penso quindi che questa amministrazione possa fare molto di più”.
In che termini?
“Incentivando, ad esempio le attività del centro storico per portare le persone a viverci. Una parte della città che va resa innanzitutto vivile, cioè pulita, cosa che oggi non lo è, illuminata, che lo è poco, con i pedoni che possano girare tranquillamente senza avere il problema delle macchine che rischiano di investirti. Bisogna poi portare in centro le attività economiche e i giovani, facendo poi in modo che i negozi abbiano dei benefit per poter partire. L’amministrazione può dunque calmierare gli affitti, detassare gli oneri da pagare al comune, dare dei bonus per avviare un’attività. Se questo non avviene le attività si trasferiscono all’esterno”.
Che ne pensa invece della possibile chiusura del centro storico?
“Si tratta di una scelta che ritengo opportuna. Questo se vengono create tutte le infrastrutture necessarie per rendere il centro storico fruibile dai pedoni. Servono delle navette che portano le persone, facendo dei parcheggi fuori le mura. Basta prendere esempio da Orvieto che è una vita che ha il centro storico chiuso. Un discorso diverso va fatto per i residenti che devono avere accesso in centro. Sono stato da poco a Friburgo in Germania e non c’è una macchina che gira in centro con i servizi pubblici e di trasporto pubblico che funzionano perfettamente. Se non intervieni su questo fronte, quello delle infrastrutture, chiudere il centro storico è difficile”.
Quali sono i rapporti del sindacato con le amministrazioni provinciale e comunale del capoluogo?
“Sono rapporti istituzionali. Abbiamo fatto degli accordi, a partire dal Pnrr. Rapporti, quindi, di collaborazione per i temi che riteniamo opportuni. L’amministrazione comunale, ad esempio, ha fatto con noi un’apertura sull’addizionale comunale per le fasce più debole. L’amministrazione comunale si è impegnata a stanziare dei finanziamenti nel 2024. Vedremo e speriamo che il comune mantenga l’impegno. Collaborazione c’è anche con la provincia, a partire da Talete”.
Viterbo – La pista ciclabile al Carmine
Pnrr, 20 cantieri aperti contemporaneamente su tutta Viterbo. Quali sono stati i vantaggi dal punto di vista occupazionale?
“Gran parte di questi cantieri sono basati sull’edilizia. Quindi non è lavoro stabile. Si dà la possibilità alle aziende e ai lavoratori viterbesi di lavorare, ma sono lavori a termine. L’edilizia funziona così. Dunque i lavori del Pnrr daranno lavoro per il 2024 poi dal 2025 ci saranno forti sofferenze”.
Lei abita al Carmine. Che ne pensa della pista ciclabile realizzata dal comune?
“Penso che sia un obbrobrio. Credo che la pista ciclabile avrebbe dovuto essere fatta in maniera diversa. Fare una pista con un angolo retto non l’ho mai visto fare. Inoltre fare una pista su una rotonda dove ci sono 5 immissioni penso che potrebbe essere pericoloso. Mi pare poi che lo stesso assessore Emanuele Aronne ha detto che dovrà essere rifatta. Non solo, ma dove abito io, per fare la pista ciclabile hanno tolto tutti i parcheggi e non so dove parcheggiare la macchina. La stessa cosa vale per le case popolari. Tra l’altro lì c’è ancora il mercato del sabato. Se la pista ciclabile resta in questo modo, le persone che abitano nel quartiere vivranno delle grosse difficoltà”.
16.400 euro euro è il reddito medio da lavoro dipendente, aumentano i morti sul lavoro e ci sono state diverse inchieste della magistratura che hanno riguardato il rapporto tra datori e lavoratori. Nella Tuscia c’è un problema di sfruttamento oppure no?
“Credo proprio di sì, soprattutto in alcuni settori e ambiti, con molto lavoro nero. E la piaga dello sfruttamento nasce proprio dal lavoro nero, con il ricatto cui è sottoposto il lavoratore. Abbiamo un territorio che punta molto su agricoltura, edilizia e terziario. E i controlli sono difficili da fare, sia per la conformazione del settore sia perché l’ispettorato ha carenza di personale. Non solo, ma dove c’è la corsa al profitto, c’è assenza di sicurezza e sfruttamento. Il nostro sindacato sono due anni che sta portando avanti l’iniziativa Zero morti sul lavoro. E una campagna di questo tipo generalmente dura sei mesi. Invece è ancora in atto perché ci sono ancora 3 morti al giorno sul lavoro a livello nazionale. Il che significa 1200 morti all’anno, con il governo che non sta facendo niente”.
La Tuscia ha tassi di disoccupazione molto alti e mancano le infrastrutture con grandi incompiute che stanno lì da anni senza soluzione di continuità. Cosa serve, secondo lei, per rilanciare lo sviluppo economico del territorio?
“Serve ritirare fuori la piattaforma Alto Lazio di 40 anni fa. Lì sono evidenziati gli stessi problemi che ci sono ancora oggi e ciò significa che da allora non è cambiato niente. La politica, tutta, non ha fatto niente. Trasversale, raddoppio della Cassia bis, ferrovie, termalismo, turismo. Stava già tutto in quella piattaforma firmata da tutte le istituzioni e rimasta lettera morta nei cassetti della regione Lazio. Se non si crea una rete infrastrutturale, il territorio non si sviluppa. Non è possibile avere un porto, come quello di Civitavecchia, senza una strada come la trasversale che lo collega al territorio. Come possiamo pensare che poi i croceristi vengano nella Tuscia. Non solo, ma siccome il lavoro è precario, i giovani vanno via dalla provincia perché qui non trovano lavoro. E non lo trovano perché non si investe sul territorio e sulle sue infrastrutture. Se devo aprire una fabbrica senza collegamenti con l’entroterra e il mare, perché la devo aprire? Tutto questo impoverisce il territorio che presenta una popolazione sempre più anziana con tutta una serie di conseguenze anche in termini pensionistici”.
Lei è segretario sia di Viterbo che di Civitavecchia. Perché non si è mai riusciti a legare queste due realtà l’una all’altra e, semmai, come si potrebbe fare?
“Molto spesso si parla di questo percorso perché Civitavecchia vorrebbe uscire dall’area metropolitana di Roma che assorbe tutte le risorse. È chiaro anche che Roma non cederà mai una città come Civitavecchia alla Tuscia, perché lì c’è uno dei porti più importanti del Mediterraneo. Nonostante questo i civitavecchiesi si sentano molto legati alla provincia di Viterbo. Non credo però che questo percorso si possa portare a termine”.
Eolico, fotovoltaico, deposito nucleare. Qual è la posizione del sindacato?
“Siamo sicuramente favorevoli alle energie rinnovabili e sicuramente favorevoli all’eolico offshore, quello che si fa a mare. Siamo anche favorevoli al fotovoltaico, ma senza utilizzare i terreni agricoli, nella maniera più assoluta. Il fotovoltaico va messo sui tetti. Per quanto riguarda il deposito nucleare, assolutamente no. La Tuscia non può essere la pattumiera del Lazio e d’Italia. Già siamo andati oltre con i rifiuti”.
L’inaugurazione della nuova sede dopo che la Uil Viterbo se ne è andata dal centro storico
Il sindacato, oggi, è più di lotta o di servizi?
“Fermo restando le trasformazioni avvenute negli ultimi anni, il sindacato è e deve rimanere un sindacato di lotta. E lo abbiamo dimostrato con gli scioperi fatti negli ultimi anni, indipendentemente da chi stava al governo e da questi scioperi è nato il taglio del cuneo fiscale. Adesso vediamo cosa riusciremo ad ottenere con lo sciopero fatto il 17 novembre. Il sindacato nasce per contrattare e condividere. laddove c’è una chiusura totale, come in questi ultimi mesi da parte del governo di Giorgia Meloni, il sindacato deve passare alla lotta. Il 22 dicembre c’è stato inoltre lo sciopero del commercio, perché i lavoratori non possono restare per anni senza contratto con il potere di acquisto che viene costantemente eroso con impatti notevoli sulle famiglie. Per quanto riguarda i servizi, questi servono da complemento all’attività dell’organizzazione. E il servizio è quello che tu offri al lavoratore che ha bisogno di assistenza dal punto di vista di patronato e Caf. L’attività principale di un sindacato è difendere i lavoratori e dove non si riesce si passa alla lotta”.
Come si sostiene l’organizzazione sindacale?
“Il sindacato si sostiene attraverso il contributo che gli iscritti forniscono mensilmente. Un’adesione volontaria che può essere disdetta in qualsiasi momento. La Uil, dati alla mano, è l’unico sindacato che continua a crescere di anno in anno. Ci sono poi le entrate dai servizi che avvengono parte da contributo statale parte dai lavoratori che pagano per ottenere gli stessi”.
Cosa si aspetta dal 2024? Quali sono i progetti per Viterbo?
“Mi aspetto che si possa far uscire Viterbo e il territorio dall’isolamento, facendo tutte le infrastrutture necessarie per far sviluppare la Tuscia e il suo capoluogo. A partire dalla trasversale. Serve poi un sistema ferroviario adeguato. L’altra cosa che mi aspetto è che si possano finalmente determinare le condizioni necessarie per rilanciare il centro storico della città dei Papi. Infine che si possa sviluppare la vera risorsa di Viterbo, cioè il turismo, creando situazioni appropriate”.
Viterbo secondo lei è in grado di diventare capitale europea della cultura 2033 e affrontare la sfida del Giubileo del 2025?
“Così come è strutturata oggi no. Perché stiamo parlando di una città che non sfrutta in pieno le potenzialità che ha. A Viterbo è stato fatto il primo conclave, quindi per il Giubileo sicuramente verranno molti pellegrini in visita. Ma la città ha le strutture adeguate per poterli ospitare? Avranno tutti i servizi di cui necessitano? Per quanto riguarda la capitale europea della cultura, se la città riesce ad organizzarsi, probabilmente è una sfida che potrebbe affrontare. Ma così come è oggi la vedo difficile”.
Tenuto conto di tutto quello che è stato detto finora, la giunta della sindaca Chiara Frontini, dal suo punto di vista, è un successo o un fallimento?
“Secondo me la sindaca Chiara Frontini poteva fare molto di più. Poi saranno i fatti a parlare se si è trattato di un successo o di un fallimento. Mi auguro che riesca a realizzare quello che ha promesso in campagna elettorale. Finora molto è stato disatteso. Vediamo quello che succederà da qui in avanti”.
Un tempo il segretario generale della Uil votava per il partito socialista o il partito socialdemocratico oppure per i repubblicani?
“Nel 1991 la Uil fece una scelta importante, diventare il sindacato dei cittadini. Con il segretario Pierpaolo Bombardieri la Uil è diventata infine il sindacato delle persone svincolandosi da ogni partito politico in maniera definitiva. Il sindacato delle persone è il sindacato di tutti. Noi non facciamo politica, ma politica sindacale che è un’altra cosa. Da noi, chiunque vota chi vuole. Noi difendiamo lavoratori di destra, sinistra, di centro”.
E Giancarlo Turchetti per chi vota?
“Giancarlo Turchetti ha grosse difficoltà a scegliere per chi votare. Nasco come socialista e socialista mi sento. Oggi il partito socialista non esiste più e non sono più iscritto a nessun partito. Voto quindi chi ha la mia stessa idea sulla città, il territorio e il paese”.
Anche il centrodestra?
“No, il centrodestra non lo voto”.
Daniele Camilli
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