Viterbo – (sil.co.) – Operazione “Cappuccetto Rosso”, rinviata al primo marzo l’unificazione dei due processi finora separati all’allevatore viterbese di lupi cecoslovacchi Armando Tiberi e al proprietario lombardo di Raija, la femmina morta durante il sequestro.
Dopo la genetista della difesa Lisa Fiore, lo stesso giorno, salvo imprevisti, toccherà agli esperti Alberto Santini e Marco Galaverni.
È la vicenda dei presunti cani incrociati con lupi selvatici, per cui i due sono finiti a processo col rito abbreviato davanti al giudice Daniela Rispoli del tribunale di Viterbo per concorso in detenzione illegale di esemplari di specie selvatica protetta, in condizioni incompatibili con la loro natura. Parte civile l’Enpa, rappresentata dall’avvocato viterbese Anna Paradiso, in sostituzione della legale dell’associazione animalista Claudia Ricci. Gli imputati sono invece difesi, rispettivamente, dagli avvocati Andrea Danti e Monica Fortuna e dalla legale Irene Laurenti.
Rajia, come detto, è la femmina morta in modo atroce dopo essere rimasta gravemente ferita durante il sequestro e avere riportato l’amputazione di una zampa, per la quale gli animalisti hanno commentato: “Meglio morta che rinchiusa nel box di un canile”.
Secondo l’accusa, Raja sarebbe stata una femmina di lupo al cento per cento, fatta accoppiare con dei cani lupo. Avrebbe avuto caratteristiche etologiche evidenti, comportandosi a tutti gli effetti come un lupo.
È il seguito giudiziario dell’operazione “Cappuccetto Rosso” del 15 aprile 2021 condotta dai carabinieri Cites, sfociata nel sequestro di 23 esemplari di lupi e di cani lupo cecoslovacchi, 12 dei quali furono trasferiti sull’Amiata. Il 19 aprile dell’anno scorso i nove animali sopravvissuti sono stati restituiti in custodia all’allevatore.
Tiberi, 42 anni, ha scelto fin dall’inizio il rito abbreviato condizionato alla testimonianza della consulente di parte della difesa, la genetista pisana Lisa Fiore, sentita in aula lo scorso 7 luglio.
Il processo, rinviato prima a ieri e ora al primo marzo, sarebbe dovuto riprendere lo scorso 29 settembre per ascoltare il consulente del pm Alberto Santini e quello dell’Enpa, Marco Galaverni.
Come detto il procedimento sarà unificato con quello al coimputato 38enne V.O., imputato in concorso per un solo esemplare di Canis Lupus specie lupo selvatico – per l’appunto la femmina di nome Rajia – importato nell’Unione Europea e detenuto senza la prescritta documentazione prevista dal Reg. CE 338/97 in quanto specie considerata pericolosa per la salute e la pubblica incolumità ai sensi del Dm 1.9.04.1.996 del ministero dell’ambiente.
Rajia è morta in modo atroce durante il sequestro, così come due cuccioli. La femmina è rimasta impigliata nella rete del recinto in adiacenza al gruppo dell’altra femmina e aggredita violentemente ad una zampa. “Il trasporto in clinica, l’amputazione dell’arto ferito purtroppo non le hanno salvato la vita, ma preferiamo immaginarla libera per sempre che rinchiusa in un box di un canile”, il commento shock della portavoce dell’associazione “Salviamo gli orsi della luna”, Carmen Aiello.
Per gli animalisti Rajia era”un magnifico esemplare di lupo, percentuale del 98% attestato dalle analisi del consulente del pm Alberto Santini. Secondo la consulente della difesa Fiore, i sequestri sarebbero stati disposti solo in base alla morfologia non su basi scientifiche, perché ad oggi non esisterebbe uno strumento scientifico certo per stabilire se la morfologia di un pastore cecoslovacco per natura ibrido discenda entro la quarta generazione da un lupo selvatico. “Parlare di sangue di lupo e Dna di lupo non significa nulla a livello genetico”, per la genetista.
Fotogallery: Cani da lupo cecoslovacchi – Il rientro nell’allevamento
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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