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Tribunale - Maxirissa al Sacrario - Il maggiore, un 22enne, sarebbe stato massacrato di botte - Le sorelle di 11 e 14 anni minacciate con un coltello e derubate del telefono - FOTO E VIDEO

Padre imputato di rissa e lesioni: “I miei tre figli aggrediti dalla baby gang del Sacrario”

di Silvana Cortignani
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Viterbo – “I miei tre figli aggrediti dalla baby gang del Sacrario”, si difende il padre accusato di rissa e lesioni. Il figlio 22enne sarebbe stato massacrato di botte per avere difeso le sorelle di 11 e 14 anni, minacciate con un coltello e derubate del telefono, per avere detto “occhi storti” di una ragazzina. Chiede di patteggiare 8 mesi il terzo contendente. L’altro imputato lo ha già fatto. 



È la maxirissa del 26 aprile scorso al Sacrario. Si è difeso ieri davanti al giudice Giovanna Camillo, dicendo di essere intervenuto per difendere le figlie di 11 e 14 anni e il figlio 22enne aggrediti da una baby gang, il 47enne viterbese Alessio Denocenti, accusato anche di lesioni aggravate dall’uso della macchina come arma contro il rivale, per avere investito il 33enne d’origine afgana Hosseini Mohammad. Denocenti è difeso dall’avvocato Luigi Mancini.

Il 33enne d’origine afgana Hosseini Mohammad, nel frattempo, sempre ieri e sempre davanti al giudice Camillo, ha chiesto tramite i difensori Marco Valerio Mazzatosta e Luca Ragonesi di patteggiare una condanna a otto mesi di reclusione, con lo sconto di un terzo della pena del rito.

Il magistrato ha rinviato per verificare se unificare i due procedimenti. Ha invece già patteggiato otto mesi il terzo imputato, il 35enne Paolo Trabalzi, che era a bordo dell’Audi bianca con Denocenti.

Erano circa le 18,30 di un venerdì di primavera. Un testimone, da un vicino esercizio commerciale, ha ripreso tutto col telefonino, fornendo la prova regina della guerra tra le due fazioni a polizia e carabinieri, che per sedare la maxirissa sono dovuti ricorrere allo spray urticante.

Nei guai è finito anche il figlio 17enne di Mohammad, che per sostenere il genitore si era accanito contro la macchina a colpi di casco ed è stato deferito alla procura minorile di Roma.


Maxirissa al Sacrario - nei riquadri da sinistra Alessio Denocenti, Hosseini Mohammad, Paolo Trabalzi

Maxirissa al Sacrario – nei riquadri da sinistra Alessio Denocenti, Hosseini Mohammad, Paolo Trabalzi


L’imputato sarebbe stato chiamato in soccorso, non è chiaro se dal figlio 22enne o dal nipote 20enne, perché li stavano picchiando 15-16 persone e avevano minacciato la figlia piccola puntandole un coltello alla gola e strappato il cellulare dalle mani alla più grande. “Mi sono precipitato in macchina, guidata da Trabalzi, che anche aveva le figlie al Sacrario con le mie. Appena sceso ho preso una mazzata in testa da Mohammad e non ho capito più niente. Ma c’erano 10-15 persone che stavano massacrando di botte mio figlio”.

“Mi sono accasciato a terra – ha proseguito – ma nessuno mi ha soccorso, poi sono risalito sull’auto e per scansare la folla mi sono attaccato al clacson. Non volevo investire nessuno e non ho fatto a botte con nessuno”, ha detto Denocenti, interrogato dal difensore Mancini e dal giudice Camillo.

Il nipote ventenne dell’imputato ha detto di essere uscito per portare a spasso il cane e di avere incontrato il cugino con le sorelle. “Davanti al supermercato siamo stati accerchiati da una decina di persone che hanno aggredito le bambine, puntando un coltello e strappando loro il cellulare. Mio cugino, che si era messo davanti per proteggerle chiedendo loro ‘cosa hanno fatto le mie sorelle?’, è stato buttato a terra e preso  a calci e pugni da una decina di persone. Allora ho chiamato mio zio dicendogli ‘vieni che qui ci gonfiano di botte’, poi sono entrato a prendere dell’acqua per mio cugino al supermercato. Uscendo ho visto Mohammad che dava mazzate all’Audi”. 

“Gli aggressori sono un gruppo noto, gli piace sfidare la gente, ce l’avevano con le bambine, per lo più sono ventenni ma ci sono anche dei sedicenni, a puntare il coltello a mia cugina è stato un ragazzo di colore, un nigeriano”, ha proseguito, facendo il nome, circostanza confermata, poco dopo dal figlio dell’imputato.

“Le mie sorelle sono state aggredite dalla baby gang del Sacrario vicino al supermercato. Quando mi sono messo in mezzo per difenderle, mi hanno preso in nove, buttato per terra e massacrato a calci e pugni”, ha spiegato il 22enne, portato in ambulanza al pronto soccorso di Belcolle, dove è stato medicato con una prognosi di 5 giorni e dove poco dopo lo ha raggiunto il padre. “Mi ha detto che a fare casino era stato Mohammad. Di sicuro a me ha dato una mazzata sul piede e una sul gomito”, ha concluso il ragazzo.

I tre contendenti, finiti prima a Belcolle e poi ai domiciliari in seguito al violentissimo episodio, se la sono cavata con prognosi tra i 3 e i 7 giorni.

Silvana Cortignani


Multimedia: Fotogallery: Maxirissa al Sacrario – Video: Spranghe, botte e vetri rotti… gli scontri al Sacrario


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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6 novembre, 2024

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