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Tribunale - A processo per falsa testimonianza due giovani assuntori - Furono sopresi sotto casa di Dumitriel Daniel Ene

Sette mesi fa ha ucciso il cognato, dieci anni fa spacciava dai domiciliari…

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Fabrica di Roma – (sil.co.) – Dieci anni fa l’omicida di Fabrica di Roma, Dumitriel Daniel Ene, spacciava mentre stava agli arresti domiciliari. Motivo per cui fu chiesto un aggravamento della misura. Due giovani assuntori, uno dei quali all’epoca ancora minorenne, sono finiti nel frattempo nei guai per falsa testimonianza. 


Omicidio di Fabrica di Roma – Nel riquadro la vittima Valentin Ionut Crisan

Omicidio di Fabrica di Roma – Nel riquadro la vittima Valentin Ionut Crisan


Erano circa le sei del pomeriggio del 22 agosto 2016 quando un agente penitenziario fuori servizio si è insospettito vedendo i due giovanissimi a bordo di uno scooter Scarabeo di colore nero sotto casa di un pregiudicato ai domiciliari per spaccio nell’abitazione al civico 15 di piazza Marconi a Fabrica di Roma.

Agli arresti domiciliari c’era il 34enne d’origine romena Dumitriel Daniel Ene, detenuto da sette mesi al Nicandro Izzo per l’omicidio del cognato Valentin Ionut Crisan, il 32enne morto di infarto dopo un violento pestaggio in seguito a un litigio con l’imputato, la sera dello scorso 26 luglio. La vittima avrebbe difeso la sorella, che dopo avere denunciato Ene per maltrattamenti se lo era ripreso in casa. Nonostante la donna abbia rimesso la querela, il 34enne, a dicembre, è stato condannato a cinque anni e mezzo di prigione. 

Dieci anni fa, quando Ene aveva 24 anni, fu chiesto un aggravamento della misura dopo che era stato sorpreso a spacciare dai domiciliari. “Uno dei due ragazzi si è avvicinato al portone e lui è sceso, in calzoncini e infradito. Tra loro c’è stato uno scambio e il sospetto acquirente di droga è andato via con l’amico stringendo la mano a pugno”, ha spiegato mercoledì uno degli operanti al giudice Jacopo Rocchi. 

I carabinieri hanno rintracciato poco dopo la coppia in motorino, presso un rudere alle Vallette, “dove i ragazzi andavano di solito a consumare stupefacenti”. Uno dei due imputati avrebbe consegnato spontaneamente l’hashish appena acquistato ai militari, che poi li hanno condotti in caserma, chiamando i genitori del minorenne, all’epoca non ancora diciottenne, finito a processo con l’amico per avere dichiarato il falso sulla cessione, quando era diventato nel frattempo maggiorenne.

Il processo riprenderà in primavera. Per la cronaca, dieci giorni fa, il giovane, oggi 28enne, è stato condannato a dieci mesi di reclusione per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, con revoca del beneficio della sospensione condizionale della pena che gli era stato concesso dieci anni fa dal tribunale dei minori di Roma, per avere dato in escandescenze fuori di una discoteca dei Cimini, la sera del 13 dicembre 2021, cercando di sfilare la pistola a un carabiniere.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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23 febbraio, 2026

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