Fabrica di Roma – Al via davanti alla corte d’assise il processo per omicidio preterintenzionale a Dumitriel Daniel Ene. È il 34enne che la sera del 26 luglio dell’anno scorso ha ucciso il cognato 32enne Valentin Ionut Crisan, morto di infarto dopo un violento pestaggio. La tragedia in seguito a un litigio con l’imputato, nell’abitazione di Fabrica di Roma dove l’intera famiglia aveva appena festeggiato il compleanno della figlia di dieci anni della ex, sorella della vittima, che se lo era appena ripreso in casa nonostante l’avesse picchiata quando era incinta, in attesa del figlio della coppia, un bambino di poco più di due anni.
Omicidio di Fabrica di Roma – Nel riquadro la vittima Valentin Ionut Crisan
Imputato già condannato a 5 anni per maltrattamenti. La vittima avrebbe difeso la sorella, ex dell’imputato, che dopo avere denunciato Ene per maltrattamenti se lo era ripreso in casa. Nonostante la donna abbia rimesso la querela, il 34enne, a dicembre, è stato condannato a cinque anni e mezzo di prigione. L’imputato, in carcere da otto mesi, era presente con la scorta della penitenziaria della casa circondariale Nicandro Izzo di Viterbo.
Parti civili figlia, compagna, madre e sorella. In aula per l’udienza di ammissione prove l’imputato, difeso dagli avvocati Marco Borrani e Leonardo Lener. Si sono costituiti parte civile quattro familiari: la madre e la sorella della vittima, ovvero la ex di Ene, con l’avvocato Walter Pella; la figlia minorenne e la vedova di Crisan, assistite dagli avvocati Luigi Gioiosi e Emilio Pierantonelli.
Esclusi i testi della difesa. La madre e la sorella del 32enne saranno le prime a testimoniare, il prossimo 9 aprile, per il pubblico ministero Paola Conti, titolare del fascicolo. Sono stati invece esclusi dal presidente Francesco Oddi i testimoni della difesa, la cui lista è stata presentata fuori tempo massimo. Tra le prove prodotte dalle parti civili anche i certificati della psicologa che sta assistendo la figlia e la compagna di Crisan, nonchè dei messaggi Whatsapp scambiati da Crisan con la moglie.
Vittima cardiopatica. Agli atti l’autopsia, eseguita dal medico legale Benedetta Baldari. Secondo il medico legale che ha eseguito l’accertamento tecnico, il decesso sarebbe avvenuto “a seguito di un’insufficienza cardio-circolatoria su base di aritmia in soggetto affetto da cardiomegalia, coronaropatia, ed ipertrofia concentrica ventricolare sinistra nonché miocardiosclerosi”.
Infarto in seguito all’aggressione. La morte sarebbe stata determinata “da un’intensa reazione emotiva dovuta all’aggressione da parte di Ene che agendo su di un sistema cardio-circolatorio già compromesso ossia alterato da patologia modificava un equilibrio instabile, rappresentando un antecedente causale necessario per avviare la seriazione causale che determinava il decesso”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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