Viterbo – (s.m.) – Muoiono a 20 e 21 anni uno contro l’altro, in un frontale da brivido.
Il 18 maggio Paolo Aquilani e Andrea Agostini vivono la loro notte più nera. L’ultima.
La loro vita finisce sull’asfalto duro della Superstrada (fotocronaca slide – fotocronaca – video). La 500 rossa e la Polo blu su cui viaggiano diventano macchine di morte. Gabbie accartocciate che intrappolano i loro corpi e quelli degli amici Giada Tomassini, Andrea Mascolino e Dymitry Kryvenko.
Per Giada e Andrea la convalescenza sarà lunghissima e passerà per un’infinita serie di delicati interventi chirurgici. Dymitry riporta le lesioni più lievi, ma per l’ingegnere chiamato a verificare la dinamica, è lui il colpevole dello schianto.
La relazione del consulente del pm Stefano D’Arma parla di alta velocità e di guida contromano da parte del 22enne ucraino che guidava la Polo con accanto Paolo Aquilani, mentre Andrea Agostini era sulla Fiat 500 con i fidanzatini Giada e Andrea. Su Dymitry pende anche l’aggravante della positività all’alcol test: il tasso alcolico nel sangue era pari a 1,3 g/l, contro lo 0,5 fissato per legge. Anche se ha sempre detto di non aver esagerato, quella sera: con Paolo avevano bevuto una birra prima di mettersi in macchina per tornare a casa, dopo una cena.
L’avvocato Remigio Sicilia, per Kryvenko, ha raggiunto un accordo col pm: tre anni di reclusione. Ma Dymitry ha già passato sei mesi agli arresti domiciliari. Gli restano altri due anni e mezzo che dovrà scontare recluso in casa. Perché la pena è troppo alta per beneficiare della sospensione condizionale. La sua istanza di patteggiamento passerà presto al vaglio del tribunale. Tempo di fissare l’udienza e lasciare la decisione al gip.
Kryvenko era tornato libero a novembre. Ha fatto tutti e sei i mesi di domiciliari senza mai chiedere la libertà e aspettando che il tempo facesse il suo corso. Nessuna istanza del suo avvocato. E’ uscito per decorrenza dei termini.
Per lui l’accusa è di omicidio colposo plurimo. L’omicidio di Andrea e del suo amico fraterno Paolo, che cercava a squarciagola tra i rottami delle auto, subito dopo l’incidente. I due ragazzi che, passando, lo hanno soccorso per primi non vedevano Dymitry, ma lo sentivano gridare: “Paolo! Paolo! Paolo!”.
Ai funerali di Paolo (video – fotocronaca slide – fotocronaca), il fratello Emanuele Aquilani ha dato una splendida lezione di perdono, con le sue parole dall’altare della basilica della Quercia: “Pregate per Dymitry e non piangete. Lui adesso ha bisogno degli angeli proprio come Paolo. State sereni. Animo, animo, animo!”.
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